Avanzata (3)

Re Szibelis la abbracciò, con un gesto di affetto paterno che non gli era usuale, e per tutto il tempo in cui consumarono assieme il rancio della truppa tacque limitandosi a fissare la figlia con attenzione. Svuotata la ciotola e mangiata la galletta, la Bastarda ricambiò una buona volta lo sguardo alzando gli occhi che aveva fino ad una piccola clessidra prima tenuto fissi sul tavolo.

“Tu hai qualcosa di sgradevole da dirmi. Fallo subito, e poi mi occuperò dei turni di guardia e mi troverò una compagnia per la notte. Domani ci sarà da marciare, e sarà una buona idea fare a meno dei cavalli, su questo terreno”.
“A proposito degli obblighi che tu ed io abbiamo verso il regno, sì. Ti posso indicare tre dei nostri nobili, e tra questi dovrai sceglierne uno, subito dopo la fine della guerra, per farti fare un figlio e starti accanto sul trono”.
“Tu hai obblighi verso i nobili che ti hanno lasciato sul trono quando morì tuo padre e tu eri soltanto un ragazzino, ed ogni Elfo di buon senso avrebbe scelto tuo zio. Piuttosto preferirei Wardain, anche se conosco i suoi gusti”.

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Avanzata (2)

Il Re in realtà aveva portato dalla Capitale un secondo piano di battaglia, predisposto in fretta e furia quando erano giunte le notizie dalla prima linea, ma non si era neanche degnato di leggerlo. Lo consegnò con tutto il sussiego del caso all’anziano Generale che gli stava tenendo testa e rimase di stucco quando, dopo aver chiesto ed ottenuto il permesso di togliere i sigilli e di mostrare il documento ai suoi ufficiali, lo vide sorridere soddisfatto.
“Maestà”, disse il Generale, “il piano predisposto dallo Stato Maggiore Generale coincide punto per punto con quello che con i miei ufficiali avevamo ideato qui. Con il sostegno della cavalleria del nostro valoroso collega nel trasporto delle attrezzature di assedio la manovra potrà essere condotta in un tempo anche più breve di quanto previsto. E la velocità, come Vostra Maestà ha spesso detto, è essenziale per approfittare della sorpresa sia tattica che strategica”. Il colonnello di cavalleria sbuffò silenziosamente e sembrò implorare con lo sguardo il Re, sperando di avere un sostegno almeno per risparmiare ai suoi cavalieri di doversi impegnare, invece che in gloriose cariche, in faticosi servizi di scorta. Re Szibelis non lo degnò di uno sguardo, essendo per formazione un ufficiale di fanteria pesante e convinto che gli stormi di cavalleria fossero utili solo nelle parate. Inoltre un re soldato, come amava definirsi, non poteva certamente schierarsi contro il proprio Stato Maggiore.

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Avanzata (1)

Szibelis il Vittorioso non era abituato a viaggiare senza la pompa che competeva ad un Re degli Elfi. Aveva accettato di cattivo grado il pressante suggerimento dei suoi generali ed era di pessimo umore quando arrivò, in compagnia di un piccolo gruppo di lancieri a cavallo e di esploratori, lì dove la sua Armata della Guardia aveva fissato i quartieri avanzati in vista della definitiva offensiva contro la capitale del Regno Nero. Un re di pessimo umore è qualcosa di pericolosissimo con cui avere a che fare, questo tutti gli ufficiali dell’armata, anche i meno esperti, lo sapevano benissimo. Purtroppo per i meno esperti, fu proprio a loro, essendo quelli con i gradi più bassi, che toccò ricevere il sovrano, organizzando in fretta e furia un piccolo picchetto di onore e costringendo cuochi ed attendenti a lavorare di gran lena per preparare cibo e tenda il più in fretta possibile.

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Ritirata (8)

Nell’improvviso silenzio il respiro affannoso dei due amanti , l’Uomo e l’Elfa, risuonò più forte, quasi a tempo. Fu l’Uomo il primo a rialzarsi, per pii avvicinarsi a Belladonna e piegarsi su di lei per abbracciarla con forza, cercandole il volto e la bocca con le labbra, per poi chiederle con voce rotta: “Mia signora, stai bene?”.
“Sì, Gujonnen”, rispose Belladonna dopo qualche piccola clessidra, ancora prostrata con il viso in terra, “se resto così è perché ti sto ringraziando alla maniera elfica per il piacere che mi hai dato”.
“Perdonami, mia signora, non avevo mai visto una cosa del genere”, rispose il giovane ufficiale, e si gettò faccia a terra a sua volta accanto all’Elfa. “Anche io voglio ringraziarti, mia signora; non avevo mai provato niente di simile”.

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