Incroci pericolosi (2)

Hideanseek tornò di buon passo alla locanda ma la guardia del corpo della Regina gli impedì di vederla. Inutile discutere con l’enorme barbaro piantato davanti alla porta della stanza migliore della locanda, e d’altronde il mago, pur non avendo permesso al suo potere di raggiungerla, sapeva benissimo che la Regina era ancora alle prese con le due puttane che aveva comprato al bordello de La Città.

Ebbe così il tempo di svuotare un buon boccale di vino in un angolo della sala comune della locanda e di riordinare le idee prima di essere raggiunto dal potere della Regina che gli ordinava di presentarsi e di riferire. Avrebbe preferito che la Regina non si servisse il suo potere per scopi così banali, e sì che le aveva già spiegato che ogni potere è unico ed inconfondibile, lascia a lungo una traccia e può essere utilizzato anche per risalire a chi lo ha usato: la Regina non ne aveva mai voluto sapere, convinta di averne abbastanza anche da confondere un qualche malintenzionato.

Nella grande stanza la Regina lo ascoltò con attenzione, mentre lui cercava di ignorare le due puttane appese al soffitto per i polsi, con le punte dei piedi che appena sfioravano il pavimento di legno, e la bionda Ewis, la mezza Elfa, in mezzo a loro, appesa per le caviglie con i polsi legati dietro la schiena. Come sua abitudine, non nascose niente alla Regina, neanche i particolari più imbarazzanti della sua lunga giornata.

“Ascoltaci bene, mago, ci sembra che questo speziale sia più avanti di te nel suo studio. Forse dovremmo davvero castrarti e chiamare lui a corte al tuo posto. Ma per il momento non lo faremo, in fondo sei stato tu a parlarci di questa nuova possibilità. Soltanto, dovrai spiegargli che non abbiamo nessuna intenzione di lasciarlo qui a disposizione di chiunque. Dovrà raccogliere i suoi stracci e farsi trovare pronto alla partenza con noi”.
“Maestà, e se preferisse restare qui”?
“”Può tranquillamente continuare a preferirlo; abbiamo abbastanza posto per lui nel nostro carro, ed abbastanza catene per tenerlo tranquillo. Andrai da lui e gli offrirai quella inutile puttana bionda. Pensavamo che fosse divertente sottomettere una nostra nemica, ma lei è davvero troppo innamorata di noi e non è capace neanche di insultarci in dialetto elfo mentre la torturiamo”.

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Incroci pericolosi (1)

Hideanseek era a disagio, nel locale sottostante la bottega di speziale di Petar. Era solo, e lì c’era qualcosa che gli impediva di utilizzare il suo potere. Petar lo aveva accolto con grandi cerimonie, aveva chiuso la bottega per dedicarsi completamente a lui, o almeno così aveva detto, e lo aveva accompagnato in quello che aveva chiamato il suo laboratorio. Si sarebbe aspettato storte, alambicchi, fuochi e fornelli, e invece c’era solo un disegno a grandezza naturale del corpo umano, appeso alla parete di fondo, ed un tavolo coperto di fogli di carta più o meno spiegazzati e più o meno scarabocchiati. Petar lo aveva pregato di attendere per qualche minuto ed era sparito, e il mago non si era subito accorto che il padrone di casa aveva sprangato la porta del locale.

Si rese finalmente conto che poteva utilizzare il potere su se stesso e lo fece per bloccare il terrore che si stava impadronendo di lui, poi provò a mettersi in contatto con la Regina ma il tentativo fallì. Non riusciva ad estendere il potere oltre le mura di quella casa, una delle più antiche del Borgo, ad un passo dalla piazza del Mercato. La Regina era probabilmente lì vicino, in una delle grandi stanze della miglior locanda della città, e stava quasi certamente divertendosi con i suoi nuovi giocattoli, Loreen e la Strega dell’Ovest, che si era portata dietro dalla precedente tappa legate come salami e ben nascoste dalle sponde del carro con i bagagli. Avrebbe potuto giocare a lungo, prima di accorgersi che non c’era più traccia del mago che era costretto a vedersela da solo.

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Intermezzo

E’ finito anche il terzo capitolo. Adesso conosciamo meglio la nostra protagonista, Morwen aka Lunga Treccia e abbiamo anche incontrato qualche comprimario che avrà un ruolo non da poco in questa storia. Insomma, vi sarete accorti che nelle Terre Conosciute non ci sono eroi, o se ci sono qui non li incontreremo.

Andando avanti avremo modo di approfondire la conoscenza con la Regina Nera ed il suo mago, questo nel prossimo capitolo, ma insomma, ci sono anche altri da incontrare: in questa storia manca ancora l’antagonista, non vi sembra?

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Una cavalcata in campagna (2)

Così raccolta nei suoi pensieri, non si era accorta che al suo fianco ora cavalcava la Strega, e Bruin aveva raggiunto Sim e stava cercando di convincerlo, a giudicare dai gesti, a fare una sosta. La Strega puntò su di lei i suoi occhi bianchi e la studiò a lungo; molti erano intimiditi da quello sguardo, Lunga Treccia no. In realtà a lei le Streghe piacevano, avevano un bel corpo elegante e muscoloso e non fosse stato per i capelli neri ed il colorito olivastro avrebbero potuto passare per parte del popolo Elfico. Quella che ora aveva accanto indossava un’ampia tunica grigia che la insaccava senza grazia ma che doveva essere molto pratica in battaglia, e per quanto poteva giudicare era molto giovane, probabilmente alla sua prima campagna. Nemmeno Morwen aveva mai giocato al gioco del piacere con una Strega e si chiese se, per qualche ragione, quella sarebbe stata disponibile, al pari dell’altra che era finita chissà come nel bordello della Città.

“So chi sei”. La voce della Strega era particolarmente melodiosa: si diceva, ma erano solo chiacchiere perché nessun abitante dei Regni, Elfo o Uomo che fosse, aveva mai messo piede nelle terre dell’Ovest, che prima di scegliere gli uomini che dovevano ingravidarle si sfidassero in gare di canto che potevano durare anche settimane.

“So chi sei, e ti ringrazio per aver vendicato mia sorella, Morwen della Guardia. Disponi di me, del mio corpo e delle mie armi come desideri”. Senza aggiungere motto diede di sprone, raggiunse e superò il barbaro e si affiancò a sua volta a Sim.

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Una cavalcata in campagna (1)

Lunga Treccia si teneva con una certa difficoltà in sella al tranquillo castrone nero che le era stato consegnato; non tutti gli Elfi sono provetti cavalieri e lei non lo era, e molto pesavano, in aggiunta, le fatiche della notte. Alla fine era stata la puttana a chiedere mercé ed aveva pagato pegno, dissetandola dalla sua vagina e poi impalandosi, con un sorriso un po’ tirato, sull’elsa di Sorriso Solitario, fino a che Morwen non aveva avuto pietà di lei, aveva detto basta ed aveva commutato la penitenza: la puttana aveva portato in camera un’altra caraffa di vino e lo avevano bevuto assieme, ridacchiando, chiacchierando e confessandosi stupidi segreti fino all’alba.

Si era dimostrata anche in questo di ottima compagnia, cosa che non si poteva certo dire dei cavalieri che viaggiavano con Lunga Treccia su un sentiero polveroso a mala pena tracciato in una campagna piatta e brulla, sotto un sole pallido che annunciava l’autunno.

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Due parole al volo

E’ finito anche il secondo capitolo e insomma, mi sembra di aver dato qualche segnale di quello che potrete aspettarvi nelle prossime pagine.

Devo anche una risposta a @domenicomortillaro, che ha gentilmente commentato l’ultimo post.

Dunque, sì, naturalmente ho visto GoT, ma nego che, almeno per il momento, si tratti di un fantasy – e questo nonostante giganti, draghi e soprattutto la gran bella trovata dell’inverno che arriva chissà quando, certamente non una volta l’anno. Spacciato per un fantasy, è secondo me una specie di Principe di Machiavelli, insomma una lunga e spettacolare narrazione sull’esercizio del potere.

Di Terry Prachett non sapevo niente, ho dovuto googlare, insomma, sono proprio una novellina e sì, più che coraggio è stata incoscienza imbarcarmi in questa avventura.

Sto comunque andando avanti col Signore degli Anelli, e mi sembra sempre più interessante: certo, accompagno la lettura con qualche buon boccale di birra, come quella servita da Omorzo Cactaceo all’insegna del Puledro Impennato, e probabilmente aiuta.

Buon proseguimento di lettura, a tra poco per il prossimo capitolo.

Sorriso in compagnia (2)

Lunga Treccia si rese conto, con un lampo del suo sconosciuto potere, che la puttana si stava divertendo. Sì, per lei era lavoro, ma il dialogo, le carezze date e ricevute, il calore delle braccia che la stringevano la stavano rendendo desiderosa a sua volta di giocare al gioco del piacere.
“Te l’avevo detto, sei abituato a comandare e si vede. Mio signore, puoi lasciare una monetina sul bancone per il padrone di casa, mentre io prendo altro vino”?

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