Ritirata (7)

Gujonnen restò saldo come una roccia, lasciandola ad assaporare il piacere per tutto il tempo necessario. Solo quando le ultime ondate le davano ormai solo piccoli fremiti Belladonna si rese conto che il giovane ufficiale era ancora duro e potente dentro di lei.

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Ritirata (6)

“Bene, Gujonnen, finalmente hai trovato il coraggio”, disse Belladonna staccandosi appena dall’uomo, “ma adesso voglio sentire la tua pelle sulla mia. Ci penso io, tu continua a baciarmi, vediamo cosa sai fare”.
E mentre Gujonnen la baciava con foga, cercandole il fondo della gola con la punta della lingua, Belladonna armeggiò con i lacci delle brache dell’esploratore finché queste non caddero a terra. Le mani dell’Elfa sfiorarono le natiche nude dell’uomo, ne saggiarono la muscolatura tesa e compatta prima di risalire lungo la schiena sotto la tunica. Nel frattempo Gujonnen stringeva a sé Belladonna con un braccio, e palpava e stringeva il piccolo seno impennato; poi interruppe il bacio per chinare il capo, prendere un capezzolo tra le labbra e stuzzicarlo con la lingua.

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Ritirata (5)

Il tepore svanì, la cicatrice tornò scura e Gujonnen non sentì più il bruciore della ferita, e riuscì nuovamente a guardare negli occhi l’Elfa. Non riuscì però a dire alcunchè, la bocca asciutta, il membro virile improvvisamente irrigidito a sfregare dolorosamente contro il ruvido tessuto delle brache pesanti.
“Non è vero che io mi serva di tutti i miei ufficiali. So che è una della tante voci che corrono nei battaglioni, e so, invece, che voi a Castel Gelo avete un rito. Vuoi parlarmene, Gujonnen?”:
“Mia signora, l’ultimo arrivato, quando siamo al campo, è la puttana di tutti, finché non uccide il suo primo nemico. Ma ti giuro, mia signora, che io non ne ho mai approfittato”.
Belladonna sorrise di nuovo. “Non devi certamente giustificarti con me. Io mi servo dei miei prigionieri personali e mi sono accorta di preferire, negli ultimi tempi, un giovanissimo Barbaro”. Belladonna passò rapidamente la punta della lingua sulle labbra sottili. “Adesso che non senti più il mio potere puoi dirmi cosa stai provando, Gujonnen?”.
“Mia signora”, cominciò il tenente, ma di nuovo gli mancò la voce; semplicemente, non sapeva cosa gli stesse accadendo.
“Se smetti di chiamarmi mia signora forse ti sentirai più a tuo agio”, disse Belladonna con una serietà smentita dal luccichio degli occhi. L’Elfa accompagnò la frase con un gesto: allungò un braccio sotto il tavolo e sfiorò l’inguine di Gujonnen che ebbe un sussulto.

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Ritirata (4)

“Bevi Gujonnen, non c’è bisogno di fare brindisi a Nord della Frontiera, festeggiamo sempre la stessa cosa, cioè di essere ancora vivi”.
“Sì, mia signora”. Il giovane tenente si bagnò appena le labbra prima di chiedere: “Mia signora, pensavo ad una cosa: i Barbari non si sono accorti dei miei errori, sei sicura che se ne sarebbero accorti gli Elfi?”.
“Scommetterei di sì, Gujonnen, e adesso non saresti qui a ripensarci. Bevi e non preoccuparti, sono certa che non commetterai più quello sbaglio”. Belladonna non aggiunse che c’erano molti altri errori che Gujonnen avrebbe potuto commettere, nella furia della battaglia, ed ognuno sarebbe costato la vita a lui ed ai suoi Esploratori.
Gujonnen obbedì: la tazza che sembrava piccolissima nelle mani di Toson conteneva in realtà una dose abbondante di liquore che il tenente mandò giù d’un fiato, quasi bruciandosi la gola.

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