Pugnali e poteri (6)

“Mia signora, devo confessarti di aver violato la consegna, oggi”.
Belladonna sorrise in attesa del seguito.

“Ero di guardia ai tuoi alloggi, però è arrivata Tessa, si è inginocchiata ed ha bevuto tutto il mio succo. Due volte, mia signora”.
“E’ per questo dunque che il tuo membro oggi è così riluttante a lasciare la posizione di riposo. Pensavo di non piacerti più, e questo sarebbe stato certamente più grave”.
“Mia signora, sei sempre bellissima. Credo che Tessa l’abbia fatto proprio per questo, per essere sicura che io non avessi più forze”.
“E allora, per punizione, non appena avremo finito andrai ad inginocchiarti davanti a lei e la servirai finché non chiederà mercé. Ma prima condurrai qui Arjo Fennersson, e adesso aiutami ad asciugarmi”.

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Pugnali e poteri (5)

Belladonna si passò la lingua sulle labbra sottili diventate improvvisamente secche e con un brivido riassorbì il potere, insieme a tutto il piacere che i suoi prigionieri avevano dato e preso, arrivando al piacere a sua volta.

“Siete stati bravi”, disse con un sorriso, “vi farò portare altra zuppa, e vi lascerò riposare”. Con un cenno del capo accetto i ringraziamenti delle Elfe e dei Barbari e si avviò verso i suoi alloggi. La attendeva Rebon, un po’ scuro in volto, gli occhi pesti per la stanchezza: il giovane lancere era riuscito comunque a scaldare una vasca d’acqua e soprattutto a trovare un po’ di legna che scoppiettava allegramente nel braciere in luogo del puzzolente e fumoso fango del Nord.

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Pugnali e poteri (4)

L’Elfa si rialzò con calma e si riallacciò le ampie brache: il potere si era ripreso il membro virile, per la meraviglia di Calibean, Valdariel e Lillian Fennersdottir che fecero in tempo a vedere l’inguine liscio e depilato e la succosa vagina dalle labbra spalancate, e per il rimpianto di Arjo Fennersson che non aveva smesso di agitarsi, di sobbalzare ritmicamente con i fianchi come se ancora fosse montato da un insostenibile stallone e di emettere lamenti soddisfatti.

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Pugnali e poteri (2)

“Piuttosto, Geon, secondo te come reagirà Sirion quando tornerà e non troverà più il suo re? Dobbiamo prendere delle precauzioni, credo”.
“Mia signora, Sirion è stato scelto dall’erede al trono che improvvisamente diventa re. Non credo che avrà motivo di protestare, ma anche se non è un soldato è molto intelligente. Dovremo stare attenti, sarebbe una buona idea che l’Elfo prigioniero sia sì vivo ma anche ferito in maniera tale da non poter raccontare storie che ci metterebbero in difficoltà”.
“Di questo mi occuperò io”, rispose Verkonnen, “ma prima devo trovarli, questi Elfi. Mia signora, non puoi darmi qualche altra indicazione? Qui attorno ci sono migliaia di posti dove potrebbero nascondersi”.
Belladonna ci pensò per il tempo di un respiro, poi protese il suo potere fino a percorrere la linea delle sentinelle, per allontanarsene subito dopo seguendo un percorso concentrico. Sentì qualcosa, allungò un sottilissimo tentacolo e vide Wardain, semisepolto dalla neve, in una piega del terreno, e accanto a lui altre sagome sfocate. Applicando il massimo controllo si guardò attorno fino a riconoscere la zona, poi sbatté le palpebre e incrociò lo sguardo attento di Verkonnen, gli occhi sbarrati di Geon che le chiese: “Dove eri finita, mia signora? Sei rimasta immobile per quasi mezza clessidra, stavamo per andare a chiamare un cerusico”.
“Ho trovato i tuoi Elfi, Verkonnen, ne ho visti tre o quattro, dopo il posto di guardia a Nord, prima delle rocce scoperte. Teneteli d’occhio senza farvi notare, magari manda due lancieri in cima alle rocce. E non c’è bisogno di dirti che quando sarà il momento dovrete inciampare in loro per caso”.
Verkonnen scrollò le spalle, richiamato a quanto meglio sapeva fare: “Uno solo vivo, possibilmente ferito, non appena farà buio, mia signora”.
“Sarò pronto anche io, mia signora”, disse Geon. “Ma tu sei sicura di stare bene? Sei molto pallida, e non hai mangiato”.
“E voi? Io per oggi ne faccio a meno, lo darò alle mie prigioniere, se lo sono meritato”.

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