La battaglia: mezzodì (10)

“Molto bene. Faremo di te un soldato, se ancora lo vorrai”, lo incoraggiò Belladonna, “e adesso torna al tuo posto”.
“Mia signora, col tuo permesso, cosa faremo di questo?”. L’ufficiale mostrava placca e zaino tolti all’Elfo morto.

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La battaglia: mezzodì (9)

“Sei stato bravissimo e coraggioso, hai salvato le nostre vite”, disse l’Elfa. Il giovane si piegò sulle ginocchia, abbassò la testa e fu scosso da conati di vomito.
“Non vergognarti. Sono certa che è la prima volta, per te, e fa sempre questo effetto. Qui siamo al sicuro, nessuno ci può vedere, nessuno lo saprà”, aggiunse Belladonna.

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La battaglia: mezzodì (8)

Belladonna, scossa dalla guida, perse il contatto con il lanciere Barbaro.
“Mia signora, perdonami, ma sembravi improvvisamente addormentata, ed ho avuto paura”, si scusò questi.
“Va tutto bene, ragazzo, ho chiesto aiuto, tutto qui. E adesso mettiti nuovamente al riparo, sta arrivando un’altra compagnia di Elfi, lasciamola passare”.
Non solo. Con un po’ di anticipo, come da manuale, sbucò dal sentiero un esploratore Elfico, la spada corta in una mano, il pugnale nell’altra, a far da avanguardia ad un manipolo di fanti armati alla leggera.
Il contadino e Belladonna si acquattarono al riparo, gli Elfi avanzarono e passarono oltre, nel frastuono della compagnia di lancieri che si avvicinava accompagnando la marcia con un inno cantato a squarciagola. Belladonna quasi rabbrividì, l’ufficiale in comando doveva essere un novellino appena uscito dall’Accademia che ai tempi della Prima Guerra non avrebbe mai avuto il comando di una compagnia di prima linea; per lei questa era la conferma che davvero re Szibelis e lo Stato Maggiore avevano sottovalutato il nemico.

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La battaglia: mezzodì (7)

L’Elfa lo osservò per qualche piccola clessidra, prima di venire nuovamente invasa da un’ondata di potere che, anche stavolta, sembrava provenire dal sottosuolo. Mentre sentiva il terreno mancarle sotto i piedi, le sembrò di vedere la foresta, la strada ed il sentiero dall’alto, come disegnati su una mappa preparata dai migliori cartografi delle armate Elfiche. Non solo: sulla strada vide avanzare i lancieri Elfici, nel sottobosco muoversi gli esploratori, vide le compagnie di lancieri ed esploratori appostate proprio dove dovevano essere secondo il piano di battaglia, e vide anche sé stessa ed il suo manipolo, pronti a tagliare la strada ad una piccola compagnia che avanzava lentamente, un po’ isolata dal resto dell’armata.

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La battaglia: mezzodì (6)

Belladonna pulì la lama di Sorriso Solitario sulla tunica dell’esploratore Elfico che giaceva, la gola tagliata, riverso in mezzo al sottobosco. Come aveva imparato alla Scuola di Guerra, l’Elfa aveva lasciato passare il primo esploratore, che costituiva l’avanguardia, ed aveva pazientemente atteso che arrivasse il grosso del manipolo. Il contadino avevo visto ed udito gli Elfi in cauta marcia addirittura prima di lei ed aveva fatto un cenno; Belladonna aveva dato a sua volta il segnale agli ufficiali della Guardia appostati ai margini del sentiero, già con le spade corte ed i pugnali alla mano, e la questione si era risolta in poche piccole clessidre: gli Elfi, presi alle spalle, morirono senza un lamento, le gole tagliate. In silenzio, gli ufficiali ne sollevarono i corpi senza vita e, senza lasciar tracce, li trasportarono dove il bosco diventava più folto, dopo averne preso le placche per mostrarle a Belladonna.

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