La battaglia: tramonto (13)

Con il potere ancora rafforzato da quel contatto, Belladonna prima vide i lancieri della Regina Nera che, per manipoli, conducevano lungo la strada gruppi di Elfi nudi e sconfitti, incitandoli con piattonate e colpi col manico delle lance, poi finalmente trovò la via verso il comando ed il potere di Rebon che proteggeva le celle in cui erano rinchiuse in una la Regina, nell’altra le due Streghe, guardate a vista da Toson. Le Streghe, invece che incatenate, erano appese ad un complicato intreccio di funi che le costringeva in posizioni dolorose ed oscene, le braccia e le gambe strappate in direzioni opposte, le succose vagine spalancate: bendate ed imbavagliate, per quanto vicine fossero, sembrava ragionevole credere che non fossero riuscite a comunicare.

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La battaglia: tramonto (8)

“Sì, Morwen, sono tutti diventati schiavi, sparsi tra diverse famiglie; ma meglio schiavi tra la propria gente che in un Regno straniero, non credi? Per questo ti ho lasciato tenere i figli del re, mi erano stati chiesti da due famiglie che hanno ancora motivi di rancore per il loro padre, quello che hai fatto giustiziare, ed il loro nonno, ucciso nella guerra di qualche lunga clessidra fa. Sarebbero stati torturati e uccisi, e questo non sarebbe stato giusto”.

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La battaglia: mezzodì (3)

La Bastarda riassegnò i soldati rimasti a formare un anello più stretto attorno al re ed a Wardain, e si assegnò il ruolo di volante, come dicevano i manuali della scuola di guerra Elfica; il che comportava che si spostasse, un po’ più da lungi, assicurando copertura ora da un lato, ora dall’altro. Quando si ritrovò accanto al generale, questi interruppe il suo faticoso biascicare l’immangiabile galletta per rivolgerle la parola.

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La battaglia: mezzodì (1)

La Bastarda Reale era già stanchissima dopo poche clessidre di marcia, e non per la marcia. Il terreno non era affatto agevole come sembrava sulle mappe dello Stato Maggiore e per tre o quattro volte i lancieri Elfici avevano dovuto piegare le schiene e spingere i carri oltre ostacoli naturali che le bestie aggiogate, a loro volta stanche e malnutrite non riuscivano a valicare. Naturali, poi, si chiedeva la bionda Elfa mentre avanzava su un tratto apparentemente più liscio della strada che però, col fondo improvvisamente molle di sabbia metteva a dura prova le caviglie dei soldati, soprattutto quelli con l’armamento più pesante. Era forse possibile, pensava la Bastarda, che una strada di tale importanza, che conduceva direttamente alla capitale del Regno Nero, non fosse tenuta in condizioni migliori? Non erano solo i solchi nei quali si nascondevano sornionamente gli spuntoni della tipica roccia del Regno per minacciare i logori cerchi di legno dei carri; alberi caduti posti di traverso, fossi e ruscelletti che tagliavano il tracciato dovevano essere superati a forza di braccia. Più volte la Bastarda aveva visto anche la puttana, nuda e con le caviglie incatenate, spingere il carro che la trasportava assieme ai lancieri che ostentavano di ignorarla; la Bastarda ignorarla non poteva, dal momenti che con i sensi di Elfa ne sentiva l’odore, un misto di sudore e polvere e fango e qualcosa di non definito ma chiarissimo, diverso da tutte le sfumature che venivano dai soldati che circondavano entrambe, e ne provava nuovamente desiderio.

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Avanzata (2)

Il Re in realtà aveva portato dalla Capitale un secondo piano di battaglia, predisposto in fretta e furia quando erano giunte le notizie dalla prima linea, ma non si era neanche degnato di leggerlo. Lo consegnò con tutto il sussiego del caso all’anziano Generale che gli stava tenendo testa e rimase di stucco quando, dopo aver chiesto ed ottenuto il permesso di togliere i sigilli e di mostrare il documento ai suoi ufficiali, lo vide sorridere soddisfatto.
“Maestà”, disse il Generale, “il piano predisposto dallo Stato Maggiore Generale coincide punto per punto con quello che con i miei ufficiali avevamo ideato qui. Con il sostegno della cavalleria del nostro valoroso collega nel trasporto delle attrezzature di assedio la manovra potrà essere condotta in un tempo anche più breve di quanto previsto. E la velocità, come Vostra Maestà ha spesso detto, è essenziale per approfittare della sorpresa sia tattica che strategica”. Il colonnello di cavalleria sbuffò silenziosamente e sembrò implorare con lo sguardo il Re, sperando di avere un sostegno almeno per risparmiare ai suoi cavalieri di doversi impegnare, invece che in gloriose cariche, in faticosi servizi di scorta. Re Szibelis non lo degnò di uno sguardo, essendo per formazione un ufficiale di fanteria pesante e convinto che gli stormi di cavalleria fossero utili solo nelle parate. Inoltre un re soldato, come amava definirsi, non poteva certamente schierarsi contro il proprio Stato Maggiore.

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Consigli di Guerra (5)

Raggiunto dunque il suo piacere e verificato che tutto quello che si raccontava sulle donne del Nord rispondesse a verità (erano in grado di sopportare il dolore e le punizioni meglio di tutte le donne delle Terre Conosciute, erano in grado di raggiungere il piacere con maggiore intensità e soddisfazione di chiunque altro), la Regina tornò ai suoi appartamenti portando con sé Irina Fiodorovna e Aliena Ivanovna, la prima con le piaghe sulle natiche ancora aperte e sanguinanti. Le trascinava dopo aver fissato i guinzagli non ai collari ma agli anelli infissi nelle succose vagine; ad ogni passo, all’inizio sotto gli occhi di mastro Wissen e della sua Strega, dava un piccolo strattone; prima ancora di lasciare il palazzetto della favorita la sua fatica venne premiata e l’una e l’altra, quasi contemporaneamente, raggiunsero di nuovo il piacere attraverso il dolore e senza bisogno dell’intervento del potere che la Regina teneva strettamente dentro di sé dopo averlo abbondantemente nutrito.

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Le Terre alla rovescia (5)

“Mia signora, non c’è lanciere abbastanza stanco da non desiderare il gioco del piacere, stanotte; per fortuna quelli di guardia rispettano la disciplina, ma si rifaranno quando riceveranno il cambio. Quell’Elfa bionda, Bruin ha raddoppiato la guardia davanti al suo carro, sembra emanare un odore che attira uomini e donne come le mosche”.

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Le Terre alla rovescia (4)

Roslyn lanciò un’occhiata non al braciere con la brocca accanto, ma all’ingresso dell’alloggio, due tavole di legno che combaciavano alla perfezione ed alla perfezione si incastravano nelle pareti. Belladonna sorrise prima di continuare:
“Toson è lì fuori, ma se parleremo in Alto Elfico non potrà capirci. Allora, hai fatto la tua scelta, piccola Roslyn?”
“Non è una scelta, Morwen. E quando avrai finito con me mi ucciderai?”
“Vorrei proprio evitarlo. Piccola Roslyn, io non sono una assassina, anche se ho cercato di diventarlo dopo che re Szibelis mi ha esiliata, sono un soldato e di un soldato ho tutti gli appetiti. Sei disposta a soddisfarli?”
Roslyn rimase in silenzio per qualche istante, prima di assentire col capo e di rispondere:
“Sì, certo, sono nelle tue mani. Non vuoi liberarmi? Potrei darti piacere meglio e di più”.
“Piccola Roslyn, mi piaci di più così. E’ stato Toson a legarti?”
“No, Toson mi teneva ferma, ma è stato il piccolo lanciere con i capelli corti come i tuoi”.
“Rebon trova sempre il modo di anticipare le mie richieste: stai benissimo, e potrò giocare con te in tutti i modi. E vedrai, penso proprio che troverai il piacere anche tu”.

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Le Terre alla rovescia (2)

Anche Rebon e Tessa si erano coperti con pesanti mantelli e sembravano del tutto a loro agio: avevano rifiutato i cavalli e avevano marciato senza apparente sforzo, tenendo il passo con il gigantesco lanciere nero. Rebon intercettò lo sguardo di Belladonna e fece un piccolo cenno di assenso col capo prima di parlare in tono neutro:
“Mia signora, raggiungeremo la testa della colonna se ci vorrai indicare il luogo in cui ci fermeremo per la notte. Suggerirei la seconda collina dopo il confine. Potrò prepararti la tenda e fartela trovare pronta quando arriverai, se mi dai il permesso di andare avanti con Toson, ti lascerò Tessa di scorta”.

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Caldo e freddo (3)

Ogni mago Barbaro, al momento di assumere il suo ruolo, giurava su quanto aveva di più caro di non usare mai il potere sui membri della famiglia. Hideanseek non aveva prestato nessun giuramento, e non si era fatto scrupolo di utilizzare il suo su Adam Bornsson prima, su tutta la famiglia poi. La riunione fu quindi stranamente poco animata per le abitudini del Nord, non essendosi registrata neanche una testa rotta, e si concluse con una commovente unanimità: Born Adamsson fu acclamato nuovamente re e fu nominato non un reggente ma un consiglio composto da Ira Magniusson, Rana Josdottir e dallo stesso Hideanseek, o meglio Hide Attempsson, cui fu demandato il compito di ascoltare le richieste del Re Fuggito.

“Partirai domani mattina, Hide Attempsson”, disse Fray Ragnarssdottir un istante dopo aver bevuto il succo del piacere del mago, cui aveva concesso la carezza che aveva così brutalmente interrotto in precedenza, “porterai le tue spade e tre guerrieri della famiglia, e non tornerai finché non te lo dirò io. E dovrai stare attento, perché il Re Fuggito non ha un mago, ma un gruppo di consiglieri molto intelligenti. Prima di ogni cosa, dovrai parlare con Bima Olisdottir, la maga della famiglia. E’ anche la donna del re, e la madre di una dei suoi figli, se convinci lei hai vinto”.

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