Storie di soldati (2)

Morwen sapeva molte cose della signora Lesbith, la puttana preferita del vecchio Re, entrata in qualche modo nelle grazie della Regina. Teneva grandi discorsi alle donne del Regno Nero ed a quelle che arrivavano, disperate e terrorizzate, dalla Provincia Perduta, ma il suo compito più importante e remunerativo era l’organizzazione dei bordelli militari da Castel Gelo a Castello Tonante alle altre piazze in cui era di stanza almeno mezzo battaglione. Una volta ci era andata, e aveva scoperto che a differenza di quelli dell’armata degli Elfi bisognava pagare. A Castello Tonante erano tre, distinti e separati, per la truppa in addestramento, per la guarnigione e per gli ufficiali, e la tariffa era commisurata al soldo percepito; per una delle piccole e brutte monete scure della Regina, con poco argento e tanto rame, aveva avuto una donna per tutta la notte. Una donna bruna e rotonda delle Terre del Sud, non particolarmente giovano o graziosa ma esperta e gentile.

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Storie di soldati (1)

Morwen mise piede nel suo alloggio sul far della sera. Era stanca, di quella stanchezza buona che la colpiva sempre dopo una dura e soddisfacente giornata di lavoro sul campo di addestramento di Castello Tonante dove aveva condotto la sua compagnia all’alba e la aveva tenuta occupata in esercitazioni tattiche contro la compagnia di Era Irasdottir, la barbara alta e bionda che le aveva dato il suo nuovo nome, il terzo, che ora usava con un certo orgoglio. Per tutti, a Castello Tonante, dai suoi fanti ai ruoli della fureria, per gli altri ufficiali e per il colonnello Samel, comandante della piazza, era diventata Capitan Belladonna.

Con sua sorpresa, i raccogliticci compagni di viaggio, i robusti cacciatori del Sud, i contadini del Regno Nero e le Streghe dell’Ovest che le erano stati affidati si erano rapidamente trasformati in qualcosa di molto simile a soldati. Ancora più sorprendente la metamorfosi di Bruin, che si era perfettamente adattato al ruolo di avanguardia della compagnia, assieme alla Strega. Il barbaro invece non ce la aveva fatta. Aveva messo un po’ a rendersi conto che non avrebbe potuto lasciare la fortezza quando avesse voluto, un attimo a decidere che non faceva per lui e ancora di meno a tagliarsi la testa con la sua stessa ascia.

Altra sorpresa era stata, per Morwen, la composizione dell’esercito. Il Regno Nero era sempre stato, per unanime consenso, il più maschilista tra i Regni degli Uomini, nel quale le donne potevano essere solo mogli o puttane, e qualche volta le due cose contemporaneamente. Ma nella sua compagnia quasi la metà della forza era composta da donne della Provincia Perduta, dalle ragazzine appena puberi alle robuste contadine, e nessuno si impegnava di più nello studio del mestiere delle armi.

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Novità

Bene, siamo arrivati alla conclusione di un altro capitolo, e per prima cosa voglio ringraziare il lettore che il 9 gennaio si è letto, da solo, più o meno mezzo blog. Spero che gli sia piaciuto e che voglia tornare qui da me, ci sarà ancora parecchio da leggere.

Allora, adesso abbiamo anche incontrato qualcuno dei cattivi di questa storia, per quanto possano valere queste definizioni in un dark fantasy. Wardain ci darà parecchio da fare, vi annuncio subito, per quanto possa essere antipatico, quindi fatevene una ragione.

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Politica interna, politica estera (2)

“Durante la guerra tu eri con le armate, Wardain, e non puoi saperlo, ma dopo ogni nostra vittoria gli ambasciatori dei regni alleati si precipitavano qui per chiedermi di fermarmi. Secondo loro avremmo dovuto smettere già dopo Castel Beffardo. Credi che non sappia il tuo re perché siamo a questo punto? Noi non dovevamo diventare troppo forti, gli Uomini non potevano permettercelo, e così ho dovuto mutilare la vittoria e rinunciare a far sparire definitivamente l’intero Regno Nero. E non posso denunciare un trattato e scatenare una guerra di aggressione raccontando ai nostri alleati la storia dei falchi”.
“Maestà, sono mortificato. Non avevo idea di questo”.
“Non scusarti, tu hai fatto il tuo dovere, ed in realtà mi hai fatto venire un’idea. Ti darò quei cinquemila uomini, a condizione che li nutra con le risorse della Provincia senza diminuire i trasferimenti nel nostro Regno”.
“Certamente Maestà. In effetti ventimila contadini sono anche troppi, ne basteranno diecimila, dovranno solo lavorare il doppio”.

“Qui nella mia città c’è questo esercito composto esclusivamente da cadetti di famiglia nobile: non fanno assolutamente nulla di utile, visto che sono soltanto capaci di sfilare in parata. In compenso i loro nobili parenti mi tormentano con richieste di promozioni ed onorificenze per i loro pargoletti. Portali nella Provincia, inserisci nei loro ranghi i più duri dei tuoi veterani e insegna loro ad ammazzare ed a combattere. Hai sei mesi di tempo, e poi li guiderai in guerra, una guerra che nessuno si aspetta.”
Wardain si sentì percorrere da un fremito: il re ancora si fidava di lui, ancora lo favoriva, gli offriva ancora la possibilità di conquistare un vero posto nel mondo.
“Maestà, chiedo il permesso di trasferirmi sul campo per occuparmene di persona”.
“Accordato, partirai domani. E visto che avrai il doppio delle forze ai tuoi dovrai anche avere il doppio dei gradi: domani riceverai il nuovo brevetto”.
Era un congedo.

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Politica interna, politica estera (1)

La sala del trono di Szibelis il Vittorioso, Re del Popolo Elfico, Signore delle Nuove Province e Protettore degli Uomini dell’Est era decisamente tetra.
Il Re si considerava prima di tutto un soldato ed aveva voluto che i colori dell’ampio salone fossero quelli della terra e dei boschi, come l’uniforme delle sue armate. Pretendeva anche che tutti i suoi sudditi che vi mettevano piede indossassero la divisa e che restassero in posizione di rispetto per tutta la durata dell’udienza.
Quel giorno tale onore era stato concesso ad una sola persona, Wardain, Primo Consigliere, che aspettava insaccato un po’ goffamente nell’alta tenuta da generale di fanteria, inquadrato tra due elegantissimi lancieri della Guardia, che Sua Maestà si accorgesse di lui e benediceva la ben nota avarizia del sovrano che pretendeva che si consumassero meno torce e candele possibile. Nella penombra la sua bocca senza labbra, il suo naso senza narici ed i suoi occhi senza palpebre facevano meno impressione.

“Generale”, disse finalmente il Re, “ho letto la tua richiesta di raddoppiare le forze del tuo esercito nella Nuova Provincia. Tu hai lì cinquemila soldati; puoi ricordarmi quanti sono gli abitanti”?
“Ventimila, maestà, secondo i rapporti aggiornati a due giorni fa”.
“E non ti basta un soldato ogni quattro contadini abbrutiti e disarmati? Mi aspettavo di meglio da un mio generale”.

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Buoni propositi

Allora, abbiamo finito un altro capitolo, ma per prima cosa volevo farvi i miei auguri per l’anno nuovo che è appena cominciato.

Poi vorrei ringraziarvi per avermi sopportata fin qui, e il modo migliore, credo, è condividere questa stringa delle statistiche:

gen feb mar apr mag giu lug ago set ott nov dic Totale

                                                                       100 237 182 519

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