Nella Provincia Perduta (2)

L’ufficiale era una robusta Barbara presa prigioniera da bambina, con la sua famiglia, durante una breve campagna dell’esercito Nero nel Nord, e allevata dal colonello che aveva guidato l’armata, dopo che i genitori si erano suicidati non sopportando la prigionia. Grazie al padre adottivo aveva potuto, non appena erano entrate in vigore le innovazioni della Regina Nera, arruolarsi e poi accedere alla scuola ufficiali, dove aveva ripreso con orgoglio il nome della sua famiglia di origine della quale non conosceva nulla. La sua compagnia era forse la più eterogenea di tutta l’armata: non c’erano quasi profughi della Provincia Perduta, ma non mancavano fuggitivi e proscritti di tutti i Regni degli Uomini, compreso una specie di gigante nero come l’ebano che non si sapeva bene da dove venisse e che si diceva fosse il giocattolo personale di Ana Larsdottir, ed era certamente l’unico in grado di tenerle testa nel gioco del piacere. Toson, questo il nome al quale rispondeva, fu nominato all’istante responsabile della Guardia dell’ufficiale maggiore, ma con sorpresa quasi generale al suo fianco apparvero due lancieri molto più piccoli ed agili che Belladonna riconobbe immediatamente.

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Nella Provincia Perduta (1)

Il colonnello Samel era in ritardo; la sua armata era ancora a due giorni dal confine con la Provincia Perduta e di lì a poche ore l’armata di Castel Gelo avrebbe attaccato dal lato opposto la linea di frontiera. Aveva quindi fatto una scelta azzardata e mandato avanti a tappe forzate il battaglione di Belladonna con l’ordine di inscenare un attacco in campo aperto attirando quanti più battaglioni Elfici possibile mentre il grosso della sua armata sarebbe sfilata silenziosamente per cogliere il nemico sul fianco.

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Sul terreno, sotto il terreno

Torniamo adesso all’Armata della Regina Nera, e per farlo dobbiamo cambiare radicalmente scenario. Niente più palazzi incendiati, muri che crollano e dietro le cui macerie si può organizzare un’imboscata, ma un terreno piatto e aperto, quello, come ricorderete, fertilissimo della Provincia Nuova del Regno degli Elfi.

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A ferro e fuoco (2)

Ci mise meno del previsto a raggiungere il complesso della reggia. Dietro le modeste mura di legno e mattoni si innalzava il palazzo del re, e tutto intorno altre costruzioni più basse destinate ad accogliere gli uffici dell’amministrazione; niente di impressionante per chi fosse abituato alla magnificenza della capitale Elfica, abbastanza però per un pugno di lancieri stanchi, sporchi e sudati, molti sanguinanti da ferite superficiali.

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A ferro e fuoco (1)

Wardain si passò una mano sulla fronte e la ritirò sporca di sangue; non era il suo, aveva sgozzato un fante dei Boschi con il coltello dopo aver schivato il suo affondo con la spada e non era riuscito ad evitare lo spruzzo rosso che ne era seguito. Si guardò intorno, appoggiato ad una trave semicarbonizzata: i suoi lancieri non erano in condizioni migliori.

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