La battaglia: pomeriggio (8)

Re Szibelis accostò il filo della spada alla gola della puttana che ebbe un sobbalzo ed un gemito: la lama le aveva pizzicato la pelle e l’acciaio elfico era affilato come un rasoio; si diceva inoltre nei regni degli Uomini, soprattutto tra il popolino ignorante e superstizioso, che fosse impregnato di un veleno sconosciuto che poteva uccidere lentamente e dolorosamente. Belladonna sentì il terrore della Donna con i sensi da Elfa, e con il potere qualcosa di completamente diverso: la puttana desiderava provare ancora paura e dolore, ed era ad un passo dal raggiungere il piacere. Sorrise ancora prima di rivolgersi di nuovo al re degli Elfi, stavolta in Alto Elfico e con l’accento delle classi più elevate imparato in Accademia: “Pensi davvero che ci interessi la vita di quella puttana? Sgozzala pure, se ti dà soddisfazione, ma io preferirei proprio che ti arrendessi. Uccidere un re non è proprio il motivo per quale vorrei diventare famosa, e porta anche sfortuna”.

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La battaglia: pomeriggio (7)

Belladonna con il fiato corto e la vista appannata per il dolore alla gamba ferita e Lana Mastdottir apparentemente fresca e riposata si incontrarono proprio dove avevano previsto, accanto al carro coperto all’interno del quale nulla si muoveva; i fanti Elfici armati alla leggera erano finalmente circondati. Non solo, erano stati tagliati fuori dal re che dovevano proteggere. La Barbara si pose di nuovo in posizione di rispetto, in attesa di ordini; l’Elfa però non poteva più aspettare: impugnata con qualche fatica la spada bastarda la affondò nella tela che nascondeva l’interno del carro e vi aprì un ampio squarcio.

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