La giustizia dell’Armata (1)

Belladonna rivolse uno sguardo al cielo cupo e poi a Jon Jonsson, come a chiedere conferma.
“Sì, mia signora”, rispose il gigantesco Barbaro che cavalcava al suo fianco, in testa al battaglione, ancora un’ora di luce e due fino alla città”.
“Allora ci fermiamo qui. Prendi un manipolo e scorta Ana Larsdottir a destinazione. Parlate col re, chiedete il permesso di fermarci sul suo territorio, al solito insomma. Noi cominciamo subito a piantare le tende, temo che nevicherà di nuovo”.
Jon Jonsson annuì:
“Sì, mia signora, fa anche troppo caldo per questa stagione. Ai tuoi ordini, mia signora”.

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Un Bivio (3)

In realtà, Svir Bornsson dormiva profondamente, a faccia in giù su un pagliericcio, sotto una pila di coperte, guardato a vista da Sim, con Sem che attizzava il fuoco in un capiente braciere. Il ragazzo, gli spiegò Sim, aveva esagerato con la birra del Regno dei Boschi generosamente versata da un guerriero con i capelli rossi che aveva preso fin troppo sul serio i doveri dell’ospitalità.

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Un Bivio (2)

Dividevano quelle prelibatezze con tre giovani Barbari che assomigliavano moltissimo al re, due maschi ed una femmina; i maschi avevano però un’espressione stolida, mentre si ingozzavano di carne e vino, al contrario della ragazza, i cui occhi grigi brillavano della stessa acuta intelligenza di quelli del re.
“Sì, sono i miei figli,” aveva detto Astrik Dafarsson presentandoglieli, “e non sono nati da quella inutile puttana che adesso ti appartiene; sono e si chiamano Erk e Kren Astriksson e Damar Astriksdottir, ed è un peccato che tutta l’intelligenza possibile l’abbia presa Damar, quando sono nati assieme”.

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Un Bivio (1)

Hideanseek si chinò per entrare nella sala comune di Astrik Dafarsson. L’ampio locale era caldo, fumoso e affollato, molto simile a tutte quelli che aveva visto durante il faticoso viaggio attraverso la Terra degli Uomini Liberi; se c’era una differenza, dipendeva dal fatto che era finalmente arrivato a destinazione. Dietro di lui, Sim e Sem lo imitarono, e poi tutti i suoi compagni; per ultima entrò Calin Astriksdottir, la giovane Barbara che li aveva accolti al loro ingresso nella città e li aveva accompagnati lì.

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