Ritirata (2)

“Visto che ne abbiamo parlato, Geon si occuperà dell’ordine di marcia e Verkonnen della copertura dei fianchi: voglia anche che ci sia sempre una compagnia delle nostre accanto al nuovo Re dei Boschi. Sono stata chiara?”.
Gli ufficiali annuirono.
“Devrij, ho di nuovo bisogno di te con i prigionieri Elfi. Prendi Rebon con te dalla mia guardia e per favore, al massimo tra due giorni fammi avere un alenco aggiornato con nome e grado. Non possiamo portarli a Castello Tonante, li lasceremo a Campo Profondo e tutte le carte dovranno essere in regola”. Abbozzò un sorriso. “Mi dispiace privare la Regina della gioia di vedere una sfilata di Elfi nudi ed incatenati, in realtà”.
Devrij, in prima fila, attese che l’educata risata degli ufficiali si spegnesse prima di chiedere, in tono molto poco entusiasta: “Mia signora, dovrò scortarli io fin lì?”.
“A questo penseremo dopo. Lo so, ti sei sacrificato abbastanza , magari troveremo qualcuno che ti darà il cambio”.
“Grazie, mia signora”.
Belladonna fece un pausa. “E allora”, concluse, “se non ci sono altre domande, amici miei, in libertà. Tenente Gujonnen, tu resta qui, per favore, mangerai con me”.

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Ritirata (1)

“Non dovremo aprirci la strada combattendo, per fortuna”, disse Belladonna agli ufficiali del suo battaglione riuniti nella piccola, fumosa, buia e calda sala comune della città Barbara lungo la strada per il Sud che i lancieri dei Boschi avevano occupato senza trovare la minima opposizione. Belladonna sapeva che un simile rapporto era, nello stesso momento, tenuto ai suoi ufficiali dal neopromosso generale Sirion, alla presenza dell’erede al trono dei Boschi, nella più piccola sala scavata nel terreno ghiacciato dove la famiglia riuniva gli schiavi. Una scelta precisa, da parte di Belladonna, che il generale dei Boschi ed il suo nuovo re, non ancora proclamato, avevano dovuto sopportare.

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Cavalli e mazze (5)

“Non provare a muoverti, Elfo, sei ancora troppo debole. Sei rimasto a dormire per tre tramonti, e alcuni di noi non pensavano che ti saresti svegliato”.

Angoer obbedì e si abbandonò rilassando i muscoli. I dolori gli dettero tregua per un istante, poi si concentrarono nelle braccia, nelle gambe e nella faccia; l’Elfo non riuscì neanche a lamentarsi, e sì che avrebbe voluto parlare e chiedere alla Barbara cosa fosse accaduto e cosa sarebbe stato di lui.

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Cavalli e mazze (4)

“Dietro l’angolo. Fai il giro dall’altra parte, mio signore”, disse Angoer immobilizzandosi contro una parete di scabre pietre, “cominciamo a contare e quando arriviamo a mille ci muoviamo assieme”.
Wardain annuì, fidandosi del suo attendente di cui aveva scoperto le insospettate capacità militari durante la faticosa ritirata verso la Frontiera, e con la mano sull’elsa della spada corta si avviò cautamente, evitando di far scricchiolare gli stivali sulla neve ghiacciata.

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