La battaglia: mezzodì (14)

Lana Mastdottir rimase immobile per la sorpresa e si rifugiò nell’addestramento formale, irrigidendosi nel saluto per passare alla posizione di rispetto, imitata dalle sue compagne; meccanicamente Belladonna ricambiò il gesto di cortesia militare, e restò in attesa, i sensi all’erta. La Barbara fece due passi avanti, assunse nuovamente la posizione di rispetto e fece per mettersi a rapporto, mentre in maniera un po’ disordinata la sua piccola compagnia si schierò su due linee proprio dietro il precario riparo degli alberi che avrebbero dovuto proteggere la ricognizione dell’Elfa e della sua guida, che finalmente aveva sciolto l’abbraccio con l’altro contadino e, assieme a lui, affiancò Lana Mastdottir assumendo una più approssimativa posizione di rispetto.

Continua a leggere

Annunci

La battaglia: mezzodì (13)

“Generale, vedo che anche a te piace un po’ di dolore, subirlo e non soltanto infliggerlo. Ci avrei giurato. Ne terrò conto, se mai avremo modo ed occasione di realizzare le nostre fantasia, l’una con l’altro”. Wardain sembrava senza fiato. Si era appoggiato al collo del cavallo e si guardava attorno con gli occhi senza palpebre improvvisamente velati: non rispose, e l’Elfa bionda dette in una risatina soffocata.

Continua a leggere

La battaglia – mezzodì (12)

“Non ci sono ancora, ma presto li troveremo. Anzi, saranno loro a trovarci. Perché non fermiamo qui? Prima o poi la compagnia che ci segue ci raggiungerà, e potremo proteggere meglio il re”. E prima che la Bastarda potesse rispondere aggiunse: “Sarebbe anche una buona occasione per noi”.
“Hai bisogno di riposare, generale?”, chiese l’Elfa bionda senza guardarlo in faccia.

Continua a leggere

La battaglia – mezzodì (11)

Gli Elfi avanzavano a testuggine, le spade sguainate ma tenute basse, per proteggere le due figure ammantate e incappucciate in sella ai cavalli stanchi quanto i soldati, ed il carro che rombava rotolando pesantemente sulla strada sempre più sconnessa. La Bastarda si guardava attorno cercando di non farsi notare da eventuali osservatori, fedele a quanto aveva appreso per ottenere il brevetto di ufficiale; i manuali dell’Accademia avevano una soluzione per ogni problema, e per passare l’esame era indispensabile impararle a memoria. Quella che più si confaceva all’attuale situazione si riferiva alla sorpresa: il nemico, diceva più o meno un capitoletto, cercherà di attaccarvi di sorpresa, e voi dovrete dargli l’impressione di essere disattenti per prenderlo in trappola. Nessun nemico, pensò l’Elfa bionda con un fugace sorriso sulle labbra, avrebbe mai creduto che una compagnia di Elfi non sarebbe stata in guardia mentre avanzava in territorio ostile, ad un tiro di scorpione dalla capitale del Regno, magnifica preda per ogni invasore. Certo, marciavano senza collegamenti con le altre compagnie, senza la protezione degli esploratori sui fianchi e senza il rincalzo della fanteria pesante.

Continua a leggere