Tempo di guarire (2)

“Hai freddo, mia signora? Non ti ho mai vista così”.
“No, non lo so, era tantissimo che non mi capitava”, rispose lei. Aveva i capezzoli eretti e dolorosamente sensibili, e l’ultima volta che le era capitato era ancora Morwen, e teneva tra le braccia la Bastarda Reale, che aveva voluto giocare al gioco del piacere in un mucchio di fieno trovato dietro le scuderie del re suo padre. Perché le stava capitando di nuovo proprio adesso?
“Mia signora, purtroppo la tunica è nuova ed un po’ ruvida, prova ad avvolgerti il petto con questa”, consigliò Rebon porgendole una striscia di stoffa, “devi solo allentare le cinghie del fodero e ci penserò io”.
Le dita agili di Rebon le sfioravano la pelle provocandole dei gradevolissimi brividi che non riusciva a dominare; se il ragazzo fosse stato davanti a lei e non alle sue spalle lo avrebbe abbracciato, baciato e trascinato sul pavimento per giocare al gioco del piacere con lui; forse un altro scherzo del suo potere, che in precedenza la aveva fermata quando stava per possedere Rebon a Castello Tonante.

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Tempo di guarire (1)

Belladonna aprì gli occhi e vide la faccia sorridente di Rebon ad un palmo dalla sua, così vicina che sembrava stessero per baciarsi. Poi sentì un vago dolore da qualche parte lungo il corpo, e ricordò più o meno tutto: la battaglia, la ferita, le mani pesanti di un cerusico che ricuciva il braccio sinistro dopo averle somministrato qualcosa di amaro che le aveva fatto passare il dolore e chiudere le palpebre.

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Curiosità (2)

Quello che per le puttane era un terrorizzante segreto per Mastro Petar era un problema all’apparenza insolubile. Aveva aperto il ventre di quattro puttane, ne aveva estratto tre femmine ed un maschio che erano sopravvissuti e che, a tempo debito, sarebbero finite nei bordelli della Regina le femmine, nelle miniere di Campo Profondo il maschio; ma le madri erano morte.

Lo scienziato si era finalmente arreso ed aveva accettato di incontrare il cerusico dell’Ovest per ottenerne l’aiuto.

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Curiosità (1)

La Strega era al lavoro. Nella Torre delle Vergini, dove per volere della Regina erano stati sistemati quei circa cento scrivani e contabili che costituivano l’embrionale burocrazia del Regno, per lei era stata trovata una stanzetta all’ultimo piano, rovente d’estate e gelida d’inverno, nonostante un braciere rifornito di legna senza parsimonia.

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