La battaglia: tramonto (10)

L’Elfa bruna non se ne dette per inteso e col potere che nuovamente la riempiva chiamò tutto il desiderio che già la aveva quasi travolta dopo la battaglia nella Provincia Perduta, e col desiderio dal ventre liscio crebbe un turgido membro virile che prese a premere sulla schiena e sulle natiche dell’Elfa bionda.

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La battaglia: mattino (12)

L’uomo spingeva sempre più forte, accompagnando i movimenti del ventre e del bacino con gemiti sempre più forti, finalmente spruzzò il succo all’interno dell’Elfa e si abbatté sul corpo di lei, che sentì il potere riempirla assieme al piacere. Belladonna mosse appena i muscoli del ventre, come per trattenere il turgido membro, e l’uomo reagì immediatamente: appoggiandosi su gomiti e ginocchia fece per riprendere a giocare. L’Elfa dovette costringersi a far cenno di no col capo ed a spingere via il contadino con la punta delle dita: temeva per qualche ragione che un maggior contatto tra i loro corpi sarebbe stato in qualche modo pericoloso.

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La battaglia: mattino (6)

Avanzarono per un pezzo con i piedi a mollo, gli scarponi che diventavano più pesanti ad ogni passo; Belladonna aveva finalmente trovato il passo giusto, nonostante il peso della spada lunga portata dietro la schiena, e aveva smesso di pensare al piano di battaglia, dal momento che ora era un comandante tattico come tutti gli altri. Aveva provato ad utilizzare i sensi da Elfa per accorgersi che in quel tratto di bosco non c’erano neanche animali, tranne qualche uccello sulle cime più alte degli alberi. Così doveva essere: il contadino aveva fatto segno, poco prima, che avrebbero dovuto marciare ancora per parecchie clessidre prima di raggiungere il luogo in cui appostarsi per portare l’attacco al cuore dell’armata nemica.

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Prima della battaglia (18)

La fermò la voce della Regina. “Sei molto bello, sai? Mi piacciono gli ufficiali, porti una bellissima uniforme, ho voglia di giocare al gioco del piacere con te. E tu, mi trovi bella?”. Belladonna si bloccò lì dove era, ad un niente dalla pelle bianca e morbida, richiamata alla realtà dal potere che in qualche modo le imponeva di non toccare la Regina per proteggerla e proteggersi. Allo stesso tempo, da molto lontano, sentì rimbombare la voce di Hidenseek.

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Avanzata (5)

La puttana obbedì; il re degli Elfi si trovò ad ammirare il culo rotondo sotto il quale, come un frutto, si apriva la succosa vagina. “Faccia a terra, adesso, e mani dietro la schiena”, ordinò ancora la Bastarda; la puttana obbedì di nuovo e l’Elfa appoggiò senza troppa delicatezza la suola dello scarpone sul collo lasciato esposto dai capelli che si erano spostati in avanti, a nascondere la faccia della donna.

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Ritirata (8)

Nell’improvviso silenzio il respiro affannoso dei due amanti , l’Uomo e l’Elfa, risuonò più forte, quasi a tempo. Fu l’Uomo il primo a rialzarsi, per pii avvicinarsi a Belladonna e piegarsi su di lei per abbracciarla con forza, cercandole il volto e la bocca con le labbra, per poi chiederle con voce rotta: “Mia signora, stai bene?”.
“Sì, Gujonnen”, rispose Belladonna dopo qualche piccola clessidra, ancora prostrata con il viso in terra, “se resto così è perché ti sto ringraziando alla maniera elfica per il piacere che mi hai dato”.
“Perdonami, mia signora, non avevo mai visto una cosa del genere”, rispose il giovane ufficiale, e si gettò faccia a terra a sua volta accanto all’Elfa. “Anche io voglio ringraziarti, mia signora; non avevo mai provato niente di simile”.

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Ritirata (6)

“Bene, Gujonnen, finalmente hai trovato il coraggio”, disse Belladonna staccandosi appena dall’uomo, “ma adesso voglio sentire la tua pelle sulla mia. Ci penso io, tu continua a baciarmi, vediamo cosa sai fare”.
E mentre Gujonnen la baciava con foga, cercandole il fondo della gola con la punta della lingua, Belladonna armeggiò con i lacci delle brache dell’esploratore finché queste non caddero a terra. Le mani dell’Elfa sfiorarono le natiche nude dell’uomo, ne saggiarono la muscolatura tesa e compatta prima di risalire lungo la schiena sotto la tunica. Nel frattempo Gujonnen stringeva a sé Belladonna con un braccio, e palpava e stringeva il piccolo seno impennato; poi interruppe il bacio per chinare il capo, prendere un capezzolo tra le labbra e stuzzicarlo con la lingua.

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Ritirata (5)

Il tepore svanì, la cicatrice tornò scura e Gujonnen non sentì più il bruciore della ferita, e riuscì nuovamente a guardare negli occhi l’Elfa. Non riuscì però a dire alcunchè, la bocca asciutta, il membro virile improvvisamente irrigidito a sfregare dolorosamente contro il ruvido tessuto delle brache pesanti.
“Non è vero che io mi serva di tutti i miei ufficiali. So che è una della tante voci che corrono nei battaglioni, e so, invece, che voi a Castel Gelo avete un rito. Vuoi parlarmene, Gujonnen?”:
“Mia signora, l’ultimo arrivato, quando siamo al campo, è la puttana di tutti, finché non uccide il suo primo nemico. Ma ti giuro, mia signora, che io non ne ho mai approfittato”.
Belladonna sorrise di nuovo. “Non devi certamente giustificarti con me. Io mi servo dei miei prigionieri personali e mi sono accorta di preferire, negli ultimi tempi, un giovanissimo Barbaro”. Belladonna passò rapidamente la punta della lingua sulle labbra sottili. “Adesso che non senti più il mio potere puoi dirmi cosa stai provando, Gujonnen?”.
“Mia signora”, cominciò il tenente, ma di nuovo gli mancò la voce; semplicemente, non sapeva cosa gli stesse accadendo.
“Se smetti di chiamarmi mia signora forse ti sentirai più a tuo agio”, disse Belladonna con una serietà smentita dal luccichio degli occhi. L’Elfa accompagnò la frase con un gesto: allungò un braccio sotto il tavolo e sfiorò l’inguine di Gujonnen che ebbe un sussulto.

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