L’effetto del metallo

Scusate se mi intrometto, voglio solo tranquillizzarvi: ovviamente la nostra protagonista non ha nessuna voglia di uccidere la sua antica amante, proprio ora che si sono ritrovate con tanta soddisfazione. E neanche sa cose che noi ignoriamo.

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La battaglia: tramonto (10)

L’Elfa bruna non se ne dette per inteso e col potere che nuovamente la riempiva chiamò tutto il desiderio che già la aveva quasi travolta dopo la battaglia nella Provincia Perduta, e col desiderio dal ventre liscio crebbe un turgido membro virile che prese a premere sulla schiena e sulle natiche dell’Elfa bionda.

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La battaglia: tramonto (8)

“Sì, Morwen, sono tutti diventati schiavi, sparsi tra diverse famiglie; ma meglio schiavi tra la propria gente che in un Regno straniero, non credi? Per questo ti ho lasciato tenere i figli del re, mi erano stati chiesti da due famiglie che hanno ancora motivi di rancore per il loro padre, quello che hai fatto giustiziare, ed il loro nonno, ucciso nella guerra di qualche lunga clessidra fa. Sarebbero stati torturati e uccisi, e questo non sarebbe stato giusto”.

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La battaglia: tramonto (6)

Di nuovo, le due Elfe sentirono la brezza tiepida che sembrava accompagnare l’esplosione del potere di Belladonna; dalla gamba ferita dell’Elfa bruna il sangue schizzò per una piccola clessidra copioso, inzuppando tunica e brache di entrambe, per poi fermarsi. Belladonna, stringendo le mammelle della Bastarda, sentì forte e chiara la risata e poi la voce di Hidenseek: “No, Lunga Treccia, o Morwen, o Belladonna, non ti avevo mentito, semplicemente parlavo di me stesso, quella volta che hai ferito Sem. Ma tu puoi farlo, e forse potrai fare ancora di più, soprattutto ora che hai vinto la battaglia e dovrai decidere cosa fare della tua Regina e di tutti gli abitanti delle Terre Conosciute. Ricordati però che rivoglio indietro i miei lancieri, e che mi devi un prezzo del sangue per quelli che sono rimasti laggiù al Sud”.

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La battaglia: tramonto (5)

“Mi piacerebbe vedermi, Morwen, e mi piacerebbe sentirmi dire la verità. Ho visto la gamba, è rotta, e rotta molto male. Non sento più tanto dolore, e non è buon segno, come mi hanno insegnato. E comunque non posso muovermi”.
“Ti aiuterò io, farfallina. Abbiamo anche un cavallo, tutto quello che dovrai fare è reggerti in sella, e ti porterò dai cerusici che risolveranno ogni problema”.
“Mi resterà una cicatrice, Morwen, e sì che tu amavi tanto la mia pelle liscia”, disse a voce ancora più bassa la Bastarda.

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La battaglia: mezzodì (8)

Belladonna, scossa dalla guida, perse il contatto con il lanciere Barbaro.
“Mia signora, perdonami, ma sembravi improvvisamente addormentata, ed ho avuto paura”, si scusò questi.
“Va tutto bene, ragazzo, ho chiesto aiuto, tutto qui. E adesso mettiti nuovamente al riparo, sta arrivando un’altra compagnia di Elfi, lasciamola passare”.
Non solo. Con un po’ di anticipo, come da manuale, sbucò dal sentiero un esploratore Elfico, la spada corta in una mano, il pugnale nell’altra, a far da avanguardia ad un manipolo di fanti armati alla leggera.
Il contadino e Belladonna si acquattarono al riparo, gli Elfi avanzarono e passarono oltre, nel frastuono della compagnia di lancieri che si avvicinava accompagnando la marcia con un inno cantato a squarciagola. Belladonna quasi rabbrividì, l’ufficiale in comando doveva essere un novellino appena uscito dall’Accademia che ai tempi della Prima Guerra non avrebbe mai avuto il comando di una compagnia di prima linea; per lei questa era la conferma che davvero re Szibelis e lo Stato Maggiore avevano sottovalutato il nemico.

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La battaglia: mezzodì (7)

L’Elfa lo osservò per qualche piccola clessidra, prima di venire nuovamente invasa da un’ondata di potere che, anche stavolta, sembrava provenire dal sottosuolo. Mentre sentiva il terreno mancarle sotto i piedi, le sembrò di vedere la foresta, la strada ed il sentiero dall’alto, come disegnati su una mappa preparata dai migliori cartografi delle armate Elfiche. Non solo: sulla strada vide avanzare i lancieri Elfici, nel sottobosco muoversi gli esploratori, vide le compagnie di lancieri ed esploratori appostate proprio dove dovevano essere secondo il piano di battaglia, e vide anche sé stessa ed il suo manipolo, pronti a tagliare la strada ad una piccola compagnia che avanzava lentamente, un po’ isolata dal resto dell’armata.

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La battaglia: mattino (12)

L’uomo spingeva sempre più forte, accompagnando i movimenti del ventre e del bacino con gemiti sempre più forti, finalmente spruzzò il succo all’interno dell’Elfa e si abbatté sul corpo di lei, che sentì il potere riempirla assieme al piacere. Belladonna mosse appena i muscoli del ventre, come per trattenere il turgido membro, e l’uomo reagì immediatamente: appoggiandosi su gomiti e ginocchia fece per riprendere a giocare. L’Elfa dovette costringersi a far cenno di no col capo ed a spingere via il contadino con la punta delle dita: temeva per qualche ragione che un maggior contatto tra i loro corpi sarebbe stato in qualche modo pericoloso.

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La battaglia: mattino (10)

Belladonna aveva approfittato di un piccolo cespuglio per nascondersi senza rinunciare a guardarsi attorno, e tirò un grosso respiro di sollievo quando ad un palmo da lei passò trotterellando un grosso cinghiale, evidentemente disturbato dalle avanguardie Elfiche.
“C’è un’altra ragione per la quale siamo qui, mia signora”, aggiunse il contadino.
“Non dirlo, lo sento”, rispose Belladonna, ancora con le mano appoggiata al suolo. “C’è tanto potere, qui, posso quasi toccarlo attraverso la terra”.
“Non so di cosa parli, mia signora, io so solo che le trappole messe qui catturano più prede di tutte le altre in tutto il bosco, e che i guardiani non trovano mai chi passa per questo viottolo. Per noi è un posto fortunato, mia signora”. Il contadino si avvicinò fin quasi a sfiorare l’Elfa per aggiungere, a voce bassissima: “Gli anziani raccontano che una volta qui c’era una quercia cava e che da lì venne il primo degli antenati della Regina per fondare il Regno. Nel cavo della quercia fece gettare tutti quelli che si opposero a lui, fino a che la quercia prese fuoco per un fulmine, e da quel momento il nuovo re si comportò come il migliore dei sovrani ed il Regno prese a prosperare”.

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