La battaglia: tramonto (5)

“Mi piacerebbe vedermi, Morwen, e mi piacerebbe sentirmi dire la verità. Ho visto la gamba, è rotta, e rotta molto male. Non sento più tanto dolore, e non è buon segno, come mi hanno insegnato. E comunque non posso muovermi”.
“Ti aiuterò io, farfallina. Abbiamo anche un cavallo, tutto quello che dovrai fare è reggerti in sella, e ti porterò dai cerusici che risolveranno ogni problema”.
“Mi resterà una cicatrice, Morwen, e sì che tu amavi tanto la mia pelle liscia”, disse a voce ancora più bassa la Bastarda.

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La battaglia: tramonto (4)

“Avevo dimenticato quanto può essere bella la carezza di Sorriso Solitario”, disse la Bastarda mentre Belladonna la denudava dalla cintola in giù, “davvero mi vuoi proprio adesso? Puoi prendermi, ma fai piano, la gamba mi fa male”.
Belladonna si morse le labbra per non urlare: indifferente al culo esposto della Bastarda, che sembrava davvero invocare di essere penetrato in tutti i modi, fissò l’attenzione sulla gamba dell’Elfa, innaturalmente piegata subito sotto il ginocchio; per fortuna non c’era sangue, ma le ossa erano sicuramente spezzate in più punti, e nessun cerusico avrebbe potuto rimetterle a posto. La Bastarda non avrebbe mai più potuto camminare senza un bastone.

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La battaglia: tramonto (3)

Con passo lento ed affaticato misurò il terreno devastato evitando le tracce dello scontro; Lana Mastdottir e le sue Barbare aveva recuperato i corpi dei propri caduti e li avevano seppelliti, all’uso delle terre del Nord, sotto un palmo di terra, ed avevano coperto il tutto con le armi, scudi, lance e spade lunghe riuniti, a formare una sorta di monumento, nonché con le spade corte tolte agli Elfi sconfitti; Belladonna lo aggirò e si trovò davanti un cavallo abbattuto, che quasi nascondeva altri corpi, apparentemente umani. L’Elfa si avvicinò fino a distinguere il cadavere di uno degli ufficiali della guardia, semischiacciato dalla carcassa del robusto mezzosangue pezzato, della razza favorita nelle scuderie Elfiche. Lì accanto giaceva anche, faccia a terra, un corpo ancora avvolto in un mantello delle forze speciali della fanteria elfica, che lo copriva dalla testa ai piedi.

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La battaglia: tramonto (2)

Lana Mastdottir aveva salutato rigidamente Belladonna, cui i lancieri schierati presentarono le armi, e si era avviata lungo la strada, seguita dalla sua compagnia in ordine di marcia a scortare la magnifica preda: sul carro, assieme alla guida, la puttana ferita in attesa di altre cure, che ancora si lamentava per gli scossoni che la facevano soffrire e l’Elfo che era stato accecato durante il corpo a corpo: Belladonna aveva scambiato uno sguardo d’intesa con la grande Barbara, ed ebbe la certezza che quell’Elfo, prima di giungere a destinazione, sarebbe stato ucciso per ripagare il sangue versato durante lo scontro.

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La battaglia: tramonto (1)

Belladonna era rimasta sola sul campo dello scontro. Dopo aver accettato la resa di re Szibelis, stringendo i denti per resistere al dolore della ferita, aveva personalmente disarmato i superstiti della Guardia del re degli Elfi e li aveva sommariamente interrogati mentre i lancieri di Lana Mastdottir si prendevano cura della puttana che, cadendo dal carro, aveva battuto la testa, dalla quale usciva un filo di sangue, e spezzato un braccio.

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La battaglia: pomeriggio (8)

Re Szibelis accostò il filo della spada alla gola della puttana che ebbe un sobbalzo ed un gemito: la lama le aveva pizzicato la pelle e l’acciaio elfico era affilato come un rasoio; si diceva inoltre nei regni degli Uomini, soprattutto tra il popolino ignorante e superstizioso, che fosse impregnato di un veleno sconosciuto che poteva uccidere lentamente e dolorosamente. Belladonna sentì il terrore della Donna con i sensi da Elfa, e con il potere qualcosa di completamente diverso: la puttana desiderava provare ancora paura e dolore, ed era ad un passo dal raggiungere il piacere. Sorrise ancora prima di rivolgersi di nuovo al re degli Elfi, stavolta in Alto Elfico e con l’accento delle classi più elevate imparato in Accademia: “Pensi davvero che ci interessi la vita di quella puttana? Sgozzala pure, se ti dà soddisfazione, ma io preferirei proprio che ti arrendessi. Uccidere un re non è proprio il motivo per quale vorrei diventare famosa, e porta anche sfortuna”.

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