Commiato

La nostra amica Cristina e la sua lei se ne sono andate. Erano assieme, si tenevano per mano, e qualunque cosa abbiano dovuto affrontare lo hanno fatto con il sorriso sulle labbra e con tutta la forza del loro amore. Ne sono sicuramente uscite vincitrici.

E’ stato un incidente, la macchina giù da una scarpata, forse un cedimento meccanico o forse la strada era dissestata. Probabilmente non se ne sono nemmeno accorte, hanno detto i medici. Come hanno lasciato scritto, sono state cremate e le ceneri saranno sparse assieme al vento di Roma, città che hanno amato tanto. Se volete ricordarle, potete fare una donazione a Emergency a loro nome.

Scrivo queste righe, con il dolore nel cuore, perché mi hanno nominato curatore delle loro identità digitali; ho le loro credenziali di accesso e continuerò a gestire i blog e gli account Wattpad: la storia di lei – Stella il nome – è conclusa e vorrei pubblicarla per intero. Per quello che riguarda Cristina, che aveva avuto una perdita di dati, spero che mi consegnino presto quello che sono riusciti a recuperare e vedrò cosa fare: vorrei trovare la storia fantasy terminata e metterla a disposizione di tutti voi.

Come voi avete voluto bene alle nostre amiche, anche io ne ho voluto. Vi chiedo scusa, notizia brutta disonora il messaggero.

Mario Siniscalchi

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La battaglia: tramonto (13)

Con il potere ancora rafforzato da quel contatto, Belladonna prima vide i lancieri della Regina Nera che, per manipoli, conducevano lungo la strada gruppi di Elfi nudi e sconfitti, incitandoli con piattonate e colpi col manico delle lance, poi finalmente trovò la via verso il comando ed il potere di Rebon che proteggeva le celle in cui erano rinchiuse in una la Regina, nell’altra le due Streghe, guardate a vista da Toson. Le Streghe, invece che incatenate, erano appese ad un complicato intreccio di funi che le costringeva in posizioni dolorose ed oscene, le braccia e le gambe strappate in direzioni opposte, le succose vagine spalancate: bendate ed imbavagliate, per quanto vicine fossero, sembrava ragionevole credere che non fossero riuscite a comunicare.

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La battaglia: tramonto (11)

Belladonna aveva trovato i capezzoli eretti della Bastarda e cominciato a tormentarli: l’Elfa Bionda era assalita su due fronti e decise presto di capitolare: “Fermiamoci qui, Morwen, e prendimi, subito, e con tutto la forza che vuoi, come e dove vuoi, perché non posso attendere più per il desiderio che mi ha invasa”.

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La battaglia: tramonto (10)

L’Elfa bruna non se ne dette per inteso e col potere che nuovamente la riempiva chiamò tutto il desiderio che già la aveva quasi travolta dopo la battaglia nella Provincia Perduta, e col desiderio dal ventre liscio crebbe un turgido membro virile che prese a premere sulla schiena e sulle natiche dell’Elfa bionda.

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La battaglia: tramonto (8)

“Sì, Morwen, sono tutti diventati schiavi, sparsi tra diverse famiglie; ma meglio schiavi tra la propria gente che in un Regno straniero, non credi? Per questo ti ho lasciato tenere i figli del re, mi erano stati chiesti da due famiglie che hanno ancora motivi di rancore per il loro padre, quello che hai fatto giustiziare, ed il loro nonno, ucciso nella guerra di qualche lunga clessidra fa. Sarebbero stati torturati e uccisi, e questo non sarebbe stato giusto”.

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Risposte

L’ex mago ha appena tenuto una gran bella lezione di politica alla nostra protagonista, non vi pare? Magari voi la avete trovata noiosa, e mi dispiace, ma le Terre Conosciute dovranno davvero trovare un nuovo equilibrio dopo la scomparsa del Regno degli Elfi, ed il Regno Nero, che esce vincitore dalla Guerra della Regina, ecco, la Regina non ce l’ha più: adesso è solo una ragazza confusa che non ricorda nulla, nemmeno di aver finalmente partorito un erede.

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La battaglia: tramonto (7)

Belladonna si costruì l’immagine mentale della Bastarda, nuda come gli altri prigionieri del popolo Elfico, prima costretta a sfilare davanti alla Regina Nera ed ai suoi cortigiani, poi ad assistere all’esecuzione del padre alla maniera del Regno Nero: appeso per le caviglie ad un argano e lentamente calato su un fuoco di sterpi dopo essere stato castrato.

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