Assedio (1)

Wardain dette un calcio ad un cadavere bruciato e calpestò i resti calcinati della casamatta che aveva a lungo bloccato il passaggio della strada lastricata che conduceva alla capitale del Regno dei Boschi. Tutto intorno, mucchi di corpi, uno sull’altro, nell’uniforme verde scuro del Regno dei Boschi o in quella marrone e verde del Regno degli Elfi, odore di sangue, di fumo e di morte.

L’attacco notturno da lui ideato si era rivelato un sanguinoso fallimento: per qualche ragione l’effetto sorpresa era venuto del tutto a mancare, e la compagnia di avanguardia si era allegramente immolata sulle picche degli avversari. L’ufficiale maggiore, alle prese con un simile disastro, non aveva trovato di meglio che mandare avanti, una dopo l’altra, le compagnie di seconda linea, impacciate dalle lance e dal resto dell’armamento pesante. Probabilmente la semplice forza del numero non sarebbe stato sufficiente a piegare la resistenza dei difensori, attestati in una posizione molto forte, ben armati e perfettamente addestrati. Fu necessario l’intervento del caso, perché Wardain decise di portarsi in prima linea, a piedi e con poche spade a scortarlo, e venne quasi travolto da un manipolo di lancieri in precipitosa ritirata.

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Ripensandoci

Allora, stiamo passando dalle parole ai fatti. Mi dispiace per i miei lettori desiderosi di sangue e duelli se per il momento si ammazza troppo poco, ma con una armata che avanza in territorio nemico ogni istante è buono per una bella battaglia.

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Invasione (2)

Il soldato guardò con soddisfazione l’opera sua: la piattonata aveva lasciato un bel segno rosso e blu sulle natiche della prigioniera, ad onore della quale dovette riconoscere che non si era mossa e non aveva fiatato.

Con voce un po’ rotta, Calibean cominciò a parlare:
“Abbiamo una rete di informatori dai quali non riceviamo notizie da mesi. Dovevo entrare di nascosto nel Regno Nero e scoprire cosa è successo”.
“Soldato, la prigioniera ha mentito di nuovo. Sai cosa devi fare”.
“No, ti prego. Il trattato di alleanza tra gli Elfi e gli Uomini prevede lo scambio di informazioni. Io sono ufficialmente qui per valutare la possibilità di una offensiva comune contro il Regno Nero, ma in realtà re Szibelis sta per fare la guerra agli alleati ed io ero in attesa dell’invasione del Regno dei Boschi, che ormai ci aspettiamo da un momento all’altro”.
“E cosa avresti dovuto fare, da sola”?
“Al momento opportuno prendere possesso della postazione e attendere le nostre avanguardie”.
“Soldato, procedi”.

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Invasione (1)

Belladonna era accovacciata in un fosso con Bruin, la Strega ed un robusto lanciere Barbaro, Jon Jonsson, che da solo era grosso quanto i suoi tre compagni. Al di là del fosso cominciava il Regno dei Boschi, con una fila di colline coperte da piccoli cipressi. Oltre il fosso si snodava un sentiero che portava, dritto come un fuso, al posto di frontiera che si intravvedeva, nella caligine che preannunciava l’alba, ad un quarto d’ora di marcia. Le guerre del passato avevano reso gli uomini del Regno dei Boschi diffidenti nei confronti del Regno Nero: neanche una formica avrebbe potuto marciare su quel sentiero senza essere vista dagli uomini col berretto verde di guardia dietro robuste mura di pietra.

Infatti Geon aveva portato la sua compagnia lungo la strada più difficile, attraverso le colline e in mezzo ai torrentelli che scorrevano tra i sassi, partendo con un certo anticipo. Il piano di Belladonna, nei limiti degli ordini del colonnello Samel che aveva organizzato un attacco su due colonne con la terza di rincalzo, prevedeva di prendere alle spalle e di sorpresa le guardie di frontiera con il berretto verde per aprire la strada più diretta verso l’interno del Regno. Se tutto fosse andato bene, la cosa sarebbe stata poi affidata alle gambe dei lancieri, che avrebbero dovuto percorrere a gran velocità le strade di fondovalle, e presentarsi davanti a Castello Verde, capoluogo della Provincia e piazzaforte del Regno prima che fosse possibile organizzare una reazione. Di lì, con una conversione ed una altrettanto rapida marcia, avrebbero dovuto investire la Provincia Perduta da una direzione inattesa, l’indifesa frontiera con un Regno amico, e tornare indietro verso i vecchi confini del Regno Nero per invadere finalmente il Regno degli Elfi. Belladonna non lo sapeva ma poteva immaginare che l’armata di Castel Gelo, al Nord, si sarebbe mossa nella direzione opposta per minacciare le forze di occupazione con una manovra a tenaglia.

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Pronti

Allora, dopo la marcia di avvicinamento, sta per arrivare il momento dei primi scontri. Temo che per adesso sarete un po’ delusi, stiamo parlando di ufficiali superiori, e quindi di battaglie più o meno campali, visto che neanche in questa strana realtà i generali, a meno che non sia strettamente necessario, si espongono di persona ed in prima linea. Ma insomma, la descrizione di una battaglia è anche più complicata, ve lo assicuro; e di duelli pure ne vedrete, quindi restate collegati.

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Di lancia e di spada (3)

Dopo aver augurato la buonanotte ai suoi ufficiali Belladonna uscì nel piccolo cortile della fortezza e le venne in mente che quella faccia che aveva visto nello specchio le sembrava in qualche modo familiare; lei portava la treccia da quando riusciva a ricordare, e si chiese dove avesse già visto quei lineamenti che sembravano più forti e insieme più delicati. Rimase lì a lungo, finché non vide Tessa uscire di corsa dalla torre ed infilarsi cautamente nelle camerate. Aveva ancora qualche ora da poter dedicare al sonno, prima di affrontare, finalmente, il nemico.

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