La battaglia: tramonto (9)

“Ti piace guardare, mago? Finché sei nella mia testa mi sembrerà di avere un pubblico”.
“A te piace usare quel piccolo Barbaro come una donna davanti alla sorella: quale sarebbe la differenza?”.

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Contromisure (7)

La Barbara era ancora bendata, in piedi con le mani sopra la testa nel centro della baracca adibita a posto di guardia. Belladonna aveva richiuso a pugno il suo potere prima di entrare e non si rese conto subito che Tessa, appoggiata alla spada lunga, non era toccata da quello della Barbara.

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D’accordo, state aspettando un’altra battaglia, e la avrete. Ma un po’ per il gusto della suspense, un po’ per esigenze narrative, un po’ perché adoro cambiare scenario, prima dovremo occuparci nuovamente di quello che accade alla corte della Regina Nera – e non si tratta solo di un vezzo stilistico, perché io non dimenticato mai che la guerra non è altro che la politica (non solo quella internazionale) condotta con altri mezzi.

Come, vi sembra di averla già sentita, questa? Avete ragione. Sapete anche dirmi dove l’avete sentita, magari senza googlare? Se sì, perché non scriverlo nei commenti?

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Di lancia e di spada (1)

L’armata di Castello Tonante aveva marciato nella notte, lungo le belle strade lastricate del Regno Nero, verso il Nord, divisa su tre colonne. Alle primissime luci dell’alba il battaglione di Belladonna si era fermato ed acquartierato in una delle piccole fortezze ad una giornata dalla frontiera e che, secondo il trattato di pace, era stata abbandonata come le altre dopo la sconfitta. Il battaglione aveva trovato, però, camerate più o meno pulite e in ordine, latrine efficienti e provviste fresche.

Belladonna aveva concesso agli ufficiali ed ai lancieri qualche ora di riposo, che avrebbe voluto a sua volta passare studiando gli ordini per la notte successiva, quando sarebbero finalmente giunti al contatto col nemico. Nella stanza che probabilmente era stata del comandante della fortezza, però, trovò Rebon ad aspettarla, con una tinozza colma di acqua tiepida che costituiva una tentazione troppo forte.

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Un ordine reale

Il rustico tavolo di legno rubato ad una famiglia di contadini che ormai non ne aveva più bisogno e che Wardain chiamava pomposamente scrivania, nella stanza in cima alla torre di legno e mattoni che dominava l’accampamento e che chiamava altrettanto pomposamente studio, era completamente vuoto, sgombro e lustro. C’era tutto lo spazio necessario per appoggiarci il grosso rotolo chiuso da un complicato sigillo che costituiva il messaggio di re Szibelis.

Wardain lo aspettava, alla scadenza del termine posto dal re, ma non era felice di averlo ricevuto; anche senza bisogno di aprirlo sapeva che si trattava degli ordini per la sua campagna come sapeva che la sua armata non era pronta. I nobili cadetti erano stati inquadrati dai provati veterani, ma da questi ultimi avevano imparato solo a torturare ed uccidere gli inermi, a stuprare donne e bambine ed a bere all’eccesso il vino rubato ai contadini bruciati vivi nelle loro catapecchie. Il generale si sfregò gli occhi senza palpebre e rabbrividì al pensiero che il suo futuro fosse non nelle sue mani ma in quelle di pochi soldati di mestiere che avrebbero dovuto guidare un esercito così impreparato in una campagna che sarebbe certamente stata lunga e difficile.

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La guerra della Regina (2)

La Strega modulò qualcosa nel suo incomprensibile dialetto, Verkonnen parlò a Belladonna tenendo gli occhi fissi sulle puttane.
“Uno dei miei lancieri ha due sorelle nei bordelli militari, ne va fierissimo, e mi ha detto che è un’altra innovazione della Regina che non vuole che le nobili di corte giochino al gioco del piacere con altri che non sia lei. La signora Lesbith ha riunito le puttane più belle nel nuovo bordello della Reggia, che con i suoi introiti finanzia tutti i bordelli militari. Dopo la guerra potremo avere anche delle Elfe, che ne dici”?
“Bisognerà prima vincerla, la guerra. Ma mi sembra che siamo in ottime mani”.
“Però ci mandano a Nord, non potrò tornare nella mia Provincia con le armi in pugno”.
“Ci tornerai. Non credo di violare alcun segreto se ti ricordo che la via migliore non è sempre quella più breve. E adesso pensa all’altra tua arma, quale di quelle puttane ti piace di più”?
“Mi piacciono tutte, lascerò scegliere a loro”.
Belladonna guardò la signora Lesbith e si accorse che la desiderava, e che il potere era d’accordo: l’avrebbe avuta, quella notte.
La voce melodiosa della Strega la distrasse.
“Morwen della Guardia, dammi il tuo permesso, ti prego”.
“Per cosa”?
“Sai che il mio corpo ti appartiene, per quello che ti devo. Permettimi di giocare al gioco del piacere, stasera, desidero una di quelle donne”.
“Hai la mia benedizione, naturalmente”.

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Politica interna, politica estera (2)

“Durante la guerra tu eri con le armate, Wardain, e non puoi saperlo, ma dopo ogni nostra vittoria gli ambasciatori dei regni alleati si precipitavano qui per chiedermi di fermarmi. Secondo loro avremmo dovuto smettere già dopo Castel Beffardo. Credi che non sappia il tuo re perché siamo a questo punto? Noi non dovevamo diventare troppo forti, gli Uomini non potevano permettercelo, e così ho dovuto mutilare la vittoria e rinunciare a far sparire definitivamente l’intero Regno Nero. E non posso denunciare un trattato e scatenare una guerra di aggressione raccontando ai nostri alleati la storia dei falchi”.
“Maestà, sono mortificato. Non avevo idea di questo”.
“Non scusarti, tu hai fatto il tuo dovere, ed in realtà mi hai fatto venire un’idea. Ti darò quei cinquemila uomini, a condizione che li nutra con le risorse della Provincia senza diminuire i trasferimenti nel nostro Regno”.
“Certamente Maestà. In effetti ventimila contadini sono anche troppi, ne basteranno diecimila, dovranno solo lavorare il doppio”.

“Qui nella mia città c’è questo esercito composto esclusivamente da cadetti di famiglia nobile: non fanno assolutamente nulla di utile, visto che sono soltanto capaci di sfilare in parata. In compenso i loro nobili parenti mi tormentano con richieste di promozioni ed onorificenze per i loro pargoletti. Portali nella Provincia, inserisci nei loro ranghi i più duri dei tuoi veterani e insegna loro ad ammazzare ed a combattere. Hai sei mesi di tempo, e poi li guiderai in guerra, una guerra che nessuno si aspetta.”
Wardain si sentì percorrere da un fremito: il re ancora si fidava di lui, ancora lo favoriva, gli offriva ancora la possibilità di conquistare un vero posto nel mondo.
“Maestà, chiedo il permesso di trasferirmi sul campo per occuparmene di persona”.
“Accordato, partirai domani. E visto che avrai il doppio delle forze ai tuoi dovrai anche avere il doppio dei gradi: domani riceverai il nuovo brevetto”.
Era un congedo.

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