La battaglia: tramonto (13)

Con il potere ancora rafforzato da quel contatto, Belladonna prima vide i lancieri della Regina Nera che, per manipoli, conducevano lungo la strada gruppi di Elfi nudi e sconfitti, incitandoli con piattonate e colpi col manico delle lance, poi finalmente trovò la via verso il comando ed il potere di Rebon che proteggeva le celle in cui erano rinchiuse in una la Regina, nell’altra le due Streghe, guardate a vista da Toson. Le Streghe, invece che incatenate, erano appese ad un complicato intreccio di funi che le costringeva in posizioni dolorose ed oscene, le braccia e le gambe strappate in direzioni opposte, le succose vagine spalancate: bendate ed imbavagliate, per quanto vicine fossero, sembrava ragionevole credere che non fossero riuscite a comunicare.

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L’effetto del metallo

Scusate se mi intrometto, voglio solo tranquillizzarvi: ovviamente la nostra protagonista non ha nessuna voglia di uccidere la sua antica amante, proprio ora che si sono ritrovate con tanta soddisfazione. E neanche sa cose che noi ignoriamo.

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La battaglia: tramonto (11)

Belladonna aveva trovato i capezzoli eretti della Bastarda e cominciato a tormentarli: l’Elfa Bionda era assalita su due fronti e decise presto di capitolare: “Fermiamoci qui, Morwen, e prendimi, subito, e con tutto la forza che vuoi, come e dove vuoi, perché non posso attendere più per il desiderio che mi ha invasa”.

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La battaglia: tramonto (10)

L’Elfa bruna non se ne dette per inteso e col potere che nuovamente la riempiva chiamò tutto il desiderio che già la aveva quasi travolta dopo la battaglia nella Provincia Perduta, e col desiderio dal ventre liscio crebbe un turgido membro virile che prese a premere sulla schiena e sulle natiche dell’Elfa bionda.

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