La battaglia: pomeriggio (6)

La Barbara era in prima fila, e controllava l’allineamento dei lancieri, cercando altresì di tenere d’occhio gli Elfi armati alla leggera che apparivano e sparivano davanti alle punte di acciaio delle lance come per invitare il nemico a farsi avanti; ad un cenno di Belladonna lasciò il suo posto, e raggiunse l’Elfa che, ancora appoggiata alla guida, cercava di riprendere fiato e controllare il dolore che saliva dalla gamba ferita per mettersi immediatamente a rapporto, senza peraltro riuscire a nascondere l’ammirazione per l’Elfa che portava sul corpo i segni del feroce scontro nel quale per poco non aveva lasciato la vita.

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la battaglia: pomeriggio (5)

Belladonna raccolse, chinandosi con qualche difficoltà, Sorriso Solitario, e si avvicinò all’Elfo inginocchiato; gli parlò in alto elfico, tenendo la punta del lungo pugnale appoggiato al collo del nemico: “Non ti farò la grazia di ucciderti, o almeno non subito, ma sei stato un valido avversario e ti farò soffrire il meno possibile se ti comporterai da bravo prigioniero. Sdraiati faccia a terra, adesso”. Contemporaneamente l’Elfa dette un colpetto col pugnale, quanto bastava per pungere la pelle del ferito ma senza versare altro sangue. Obbedito che l’Elfo ferito ebbe, Belladonna stracciò un lembo della tunica e ne legò i polsi del prigioniero dietro la schiena, rapida come il lampo, intimandogli nel contempo: “Resta qui. Tornerò ad occuparmi di te non appena mi sarà possibile”. Il prigioniero rispose con un lamento ed una richiesta di essere ucciso in fretta, che non ebbe risposta: l’Elfa mezzo correndo e mezzo zoppicando, si era già diretta lì dove lo scontro era entrato in una fase nuova.

Lana Mastdottir aveva schierato le sue Barbare su due linee, e la doppia fila di lance teneva lontano gli Elfi armati alla leggera: gli opposti schieramenti si fronteggiavano, con gli Elfi che si ora tenevano in qualche modo al riparo dietro il ciglio della strada, ed avevano abbandonato l’iniziativa. Belladonna provò a riflettere: non poteva aspettare oltre, così come non voleva rinunciare a spazzare via la resistenza della Guardia nemica ed impossessarsi di re Szibelis, cui non bisognava concedere nemmeno una piccola clessidra in più per provare a dileguarsi nella foresta che, sul lato opposto della strada era più folta ed intricata.

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La battaglia: pomeriggio (4)

Una mano si appoggiò sulla spalla dell’Elfa, ancora sdraiata a terra, col fiato corto e dolori in ogni parte del corpo; in altre circostanze Belladonna avrebbe reagito con un balzo, una stoccata di Sorriso Solitario, un pugno o una testata, stavolta si limitò a sobbalzare, e si accorse che era la guida, con il viso insanguinato, che si chinava su di lei, tra le mani una lunga striscia di stoffa.

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