La battaglia: tramonto (3)

Con passo lento ed affaticato misurò il terreno devastato evitando le tracce dello scontro; Lana Mastdottir e le sue Barbare aveva recuperato i corpi dei propri caduti e li avevano seppelliti, all’uso delle terre del Nord, sotto un palmo di terra, ed avevano coperto il tutto con le armi, scudi, lance e spade lunghe riuniti, a formare una sorta di monumento, nonché con le spade corte tolte agli Elfi sconfitti; Belladonna lo aggirò e si trovò davanti un cavallo abbattuto, che quasi nascondeva altri corpi, apparentemente umani. L’Elfa si avvicinò fino a distinguere il cadavere di uno degli ufficiali della guardia, semischiacciato dalla carcassa del robusto mezzosangue pezzato, della razza favorita nelle scuderie Elfiche. Lì accanto giaceva anche, faccia a terra, un corpo ancora avvolto in un mantello delle forze speciali della fanteria elfica, che lo copriva dalla testa ai piedi.

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La battaglia: tramonto (2)

Lana Mastdottir aveva salutato rigidamente Belladonna, cui i lancieri schierati presentarono le armi, e si era avviata lungo la strada, seguita dalla sua compagnia in ordine di marcia a scortare la magnifica preda: sul carro, assieme alla guida, la puttana ferita in attesa di altre cure, che ancora si lamentava per gli scossoni che la facevano soffrire e l’Elfo che era stato accecato durante il corpo a corpo: Belladonna aveva scambiato uno sguardo d’intesa con la grande Barbara, ed ebbe la certezza che quell’Elfo, prima di giungere a destinazione, sarebbe stato ucciso per ripagare il sangue versato durante lo scontro.

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La battaglia: tramonto (1)

Belladonna era rimasta sola sul campo dello scontro. Dopo aver accettato la resa di re Szibelis, stringendo i denti per resistere al dolore della ferita, aveva personalmente disarmato i superstiti della Guardia del re degli Elfi e li aveva sommariamente interrogati mentre i lancieri di Lana Mastdottir si prendevano cura della puttana che, cadendo dal carro, aveva battuto la testa, dalla quale usciva un filo di sangue, e spezzato un braccio.

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