La battaglia: tramonto (12)

“Dovrai imparare a chiamarmi mia signora, farfallina, che io sia il tuo ufficiale in comando o la tua padrona secondo le leggi di guerra”.

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La battaglia: tramonto (11)

Belladonna aveva trovato i capezzoli eretti della Bastarda e cominciato a tormentarli: l’Elfa Bionda era assalita su due fronti e decise presto di capitolare: “Fermiamoci qui, Morwen, e prendimi, subito, e con tutto la forza che vuoi, come e dove vuoi, perché non posso attendere più per il desiderio che mi ha invasa”.

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La battaglia: tramonto (3)

Con passo lento ed affaticato misurò il terreno devastato evitando le tracce dello scontro; Lana Mastdottir e le sue Barbare aveva recuperato i corpi dei propri caduti e li avevano seppelliti, all’uso delle terre del Nord, sotto un palmo di terra, ed avevano coperto il tutto con le armi, scudi, lance e spade lunghe riuniti, a formare una sorta di monumento, nonché con le spade corte tolte agli Elfi sconfitti; Belladonna lo aggirò e si trovò davanti un cavallo abbattuto, che quasi nascondeva altri corpi, apparentemente umani. L’Elfa si avvicinò fino a distinguere il cadavere di uno degli ufficiali della guardia, semischiacciato dalla carcassa del robusto mezzosangue pezzato, della razza favorita nelle scuderie Elfiche. Lì accanto giaceva anche, faccia a terra, un corpo ancora avvolto in un mantello delle forze speciali della fanteria elfica, che lo copriva dalla testa ai piedi.

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Avanzata (4)

“La prima risposta è quella giusta, e tu lo sapevi benissimo. Il Consiglio dei Nobili ha discusso a lungo ed alla fine si sono trovati d’accordo con me, hanno avuto troppa paura di non essere dalla parte della famiglia prescelta”.
“Sei certo che ne sceglierò uno, ma io voglio Morwen”.
“Non potrai averla. Se davvero è ancora viva, dopo la guerra avrà un appuntamento col nostro boia”.
“Morwen è viva, e non si lascerà mai prendere. Io la troverò e se necessario andrò via con lei”.
“Non potrai farlo, anche se non vorrai prendere uno dei nobili che ho scelto per te dovrai regnare dopo di me. Non è meglio essere re degli Elfi che una esule?”.
“E tu, sei contento di essere re degli Elfi?”, ritorse la Bastarda. “A quanto hai dovuto rinunciare per diventarlo? Quanto hai dovuto sacrificare per restarlo? Per quello che ho visto, direi che assomiglia ad una spada con la lama fin troppo affilata e senza l’elsa: la compreresti mai, per quanto sia bravo nelle chiacchiere il mercante che sta cercando di vendertela?”. La Bastarda si alzò dal tavolo e ridiventò un alfiere della Guardia in un battito di tacchi.
“Comanda, maestà”.
“Portami qui una puttana e poi ritieniti in libertà”.

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Ritirata (8)

Nell’improvviso silenzio il respiro affannoso dei due amanti , l’Uomo e l’Elfa, risuonò più forte, quasi a tempo. Fu l’Uomo il primo a rialzarsi, per pii avvicinarsi a Belladonna e piegarsi su di lei per abbracciarla con forza, cercandole il volto e la bocca con le labbra, per poi chiederle con voce rotta: “Mia signora, stai bene?”.
“Sì, Gujonnen”, rispose Belladonna dopo qualche piccola clessidra, ancora prostrata con il viso in terra, “se resto così è perché ti sto ringraziando alla maniera elfica per il piacere che mi hai dato”.
“Perdonami, mia signora, non avevo mai visto una cosa del genere”, rispose il giovane ufficiale, e si gettò faccia a terra a sua volta accanto all’Elfa. “Anche io voglio ringraziarti, mia signora; non avevo mai provato niente di simile”.

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Ritirata (6)

“Bene, Gujonnen, finalmente hai trovato il coraggio”, disse Belladonna staccandosi appena dall’uomo, “ma adesso voglio sentire la tua pelle sulla mia. Ci penso io, tu continua a baciarmi, vediamo cosa sai fare”.
E mentre Gujonnen la baciava con foga, cercandole il fondo della gola con la punta della lingua, Belladonna armeggiò con i lacci delle brache dell’esploratore finché queste non caddero a terra. Le mani dell’Elfa sfiorarono le natiche nude dell’uomo, ne saggiarono la muscolatura tesa e compatta prima di risalire lungo la schiena sotto la tunica. Nel frattempo Gujonnen stringeva a sé Belladonna con un braccio, e palpava e stringeva il piccolo seno impennato; poi interruppe il bacio per chinare il capo, prendere un capezzolo tra le labbra e stuzzicarlo con la lingua.

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Consigli di Guerra (4)

Dopo uno sguardo al marito, la Strega lasciò cadere la tunica con un piccolo movimento delle spalle e mostrò il piccolo seno alto e sodo; portava un solo anello al capezzolo sinistro, ed un altro, molto in alto, sull’orlo della succosa vagina. Manteneva gli occhi fissi nel vuoto, in realtà cercava lo sguardo della Strega della Regina, che aveva spalancato la bocca in un muto urlo di dolore.

“Molto bene”, disse la Regina. “E adesso mostrateci cosa siete capace di fare con quegli anelli e quei pesi, mastro Wissen. Non vediamo l’ora”.

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Festa a Corte (2)

Il cerusico si staccò con una certa fatica dalla moglie e si mosse rigidamente attraverso il salone; si fermò a due passi da Aliena Ivanovna e dovette distogliere lo sguardo: aveva letto non la paura, ma l’odio più profondo e cupo negli occhi azzurro cielo della puttana.
“È molto bella e molto giovane”, si limitò a dichiarare.
“La mia padrona, la Regina, si aspetta un giudizio più approfondito da voi”, rispose la Strega. E aggiunse: “Le ho esaminate e soprattutto ho chiarito cosa ci si attende da loro; potete avvicinarvi, mastro Wissen, non vi farà del male. E voi, generale, avvicinatevi all’altra puttana e spiegateci come la avete conosciuta. Non vorrete disobbedire, spero”.

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Un Bivio (3)

In realtà, Svir Bornsson dormiva profondamente, a faccia in giù su un pagliericcio, sotto una pila di coperte, guardato a vista da Sim, con Sem che attizzava il fuoco in un capiente braciere. Il ragazzo, gli spiegò Sim, aveva esagerato con la birra del Regno dei Boschi generosamente versata da un guerriero con i capelli rossi che aveva preso fin troppo sul serio i doveri dell’ospitalità.

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