Ghiaccio rovente (4)

Le due donne erano state legate lì dove erano solite incatenare gli schiavi, gli esploratori avevano dato il colpo di grazia ai feriti ed ammucchiato i cadaveri, dopo averli accuratamente frugati, nella cucina; solo lo schiavo piccolo e bruno, che, la lama sulla gola, aveva chiesto pietà nel dialetto della Provincia Perduta, era stato risparmiato ed arruolato su due piedi nella compagnia, così come quello alto e biondo, che era apparentemente illeso ed aveva mostrato ai soldati Neri tutti i ripostigli della locanda, dove erano stipate provviste sufficienti non per uno ma per due inverni e numerosi sacchetti di monete ordinatamente conservate secondo il tipo di valuta.

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Ghiaccio rovente (3)

Con uno schianto drammatico che superò il sibilo del vento la robusta porta di legno finì in mille pezzi; gli esploratori Neri furono investiti da ondate di caldo, luce e rumore quasi palpabili, Gujonnen si precipitò all’interno, la spada corta puntata in avanti, e dovette urlare a squarciagola per farsi sentire dalla folla di avventori che era impegnata in una rissa. Barbari, Uomini del Nord e dei Boschi, con qualche testa nera di Uomini dei Regni del Sud in mezzo a loro, si fermarono lì dove si trovavano, avvinghiati l’uno all’altro. Il frastuono di urla e schianti lasciò improvvisamente il posto ad un silenzio innaturale, che fu rotto dal grido di battaglia di un gigantesco Barbaro che si scagliò a mani nude contro il giovane tenente e impalandosi sulla spada la strappò di mano a Gujonnen prima di rovinare al suolo trascinandolo con sé. Gli esploratori reagirono come ci si poteva attendere e mentre Bonnen cercava di rimettere in piedi il suo superiore aprirono con brutale efficienza gole e ventri senza incontrare una qualche resistenza.

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Ghiaccio rovente (2)

“Mio signore, sono pronta per te, so tutto e so bene quello che devo fare. Ti piaccio?”, aveva detto, e lui, con la bocca improvvisamente secca si era limitato ad annuire. “Allora, mio signore, permettimi di precederti fino alla mia camera”, aveva concluso, e si era voltata mostrando un fondoschiena particolarmente carnoso nel quale Gujonnen aveva improvvisamente avuto il desiderio di affondare i denti, le mani ed il membro virile.

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Ghiaccio rovente (1)

Gujonnen avanzava cauto lungo un sentiero scosceso, gli occhi socchiusi per ripararsi dalle taglienti raffiche di vento gelido, le dita irrigidite nei guanti incrostati di ghiaccio attorno all’impugnatura della spada corta. Ai suoi fianchi e dietro di lui, gli esploratori che coprivano il fianco sinistro del battaglione agli ordini dell’ufficiale maggiore Porionnen, diretto al Nord, a poche ore di marcia dalla Frontiera.

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Alla vecchia maniera (3)

Wardain si rialzò col fiato corto e si guardò attorno: in terra, i suoi Elfi ammucchiati uno sull’altro, sporchi di sangue, le ferite aperte; molti si lamentavano, qualcuno si muoveva, altri erano morti. Il suo piano era miseramente fallito: l’ufficiale maggiore dei Boschi non avrebbe più potuto arrendersi, e lui si trovava in mezzo ai nemici, completamente solo. O forse no, perché uno dopo l’altro, alcuni Elfi si rialzarono a quattro zampe, poi sulle ginocchia, poi in piedi.

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