Il regalo della Regina (3)

Mastro Petar prese a spingere sempre più in fretta.

“Fate più piano, mastro Petar, altrimenti non farò in tempo a raccontarvi come è andata a finire”, lo avvertì la Strega, “o meglio fermatevi ed appoggiatevi con tutto il vostro peso sulla puttana. Vedrete, sarà lei a muoversi come deve, e intanto potrete ascoltarmi. Chiudete anche gli occhi, mastro Petar, così potrete immaginare meglio la scena”.

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Il regalo della Regina (2)

La Strega e l’ex speziale sostarono per un attimo davanti alla porta della cella; la Strega piantò i suoi occhi bianchi in quelli di mastro Petar e si passò lentamente la lingua sulle labbra.
“Non rimpiangete i nostri giochi, mastro Petar? E’ da tanto che non giochiamo più, e questa sarà l’ultima occasione prima che la signora Lesbith parta; sarà domani, prima dell’alba”.
“Signora, quando finalmente potrò avervi non rimpiangerò certo nient’altro”.
“La mia padrona, la Regina, vi ricompenserà certamente come meritate. Ma perché adesso non giochiamo come facevamo una volta? Guardate, mi spoglio qui, fatelo anche voi, e poi entriamo”.

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Il regalo della Regina (1)

Mastro Petar accolse la Strega con un mezzo inchino molto formale; in realtà aveva la mente in fiamme ed il membro virile dolorosamente eretto da quando gli era stata preannunciata quella visita. Mastro Wissen, sotto gli occhi attenti della Regina, aveva correttamente estratto il figlio dal corpo della signora Lesbith, sconciandola ulteriormente con un taglio più lungo ed ampio del necessario. Per la gioia della Regina, si trattava di una bambina.

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La giustizia dell’Armata (7)

“Venite vicino al fuoco, voi due, e non preoccupatevi, non intendo arrostirvi”.
All’ordine di Belladonna i due Barbari si avvicinarono: la ragazza aveva grandi occhi azzurri, capelli rossi come il pelo tra le gambe, piccoli seni con i capezzoli eretti per il freddo e vita sottile, e il bambino le assomigliava, per i colori ed i lineamenti. Entrambi erano molto magri e molto spaventati e portavano attorno al collo un canapo ben annodato. La ragazza fece un passo di più in avanti quasi a nascondere il bambino, e parlò in una corretta lingua comune:
“Padrona, sono e mi chiamo Lillian Fennersdottir, e questo è mio fratello, Arjo Fennersson, a tua disposizione”.

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