Di lancia e di spada (2)

“Lei mi ha chiesto cosa volessi fare ancora. Avevo avuto la sua vagina e la sua bocca, ora volevo l’altro orifizio, e le ho chiesto di girarsi e di divaricarsi le natiche con le mani. Poi mi sono accorto che non avevo con me la crema che le puttane usavano per questo gioco. Anche le puttane più esperte mi pregavano sempre di far piano e di stare attento, mia signora, davvero fa male”?
“Deve essere una parte del gioco del piacere, a molte donne non piace, e davvero se l’uomo non è gentile fa anche male, sì. Cosa hai fatto”?
“Avevo il grasso per gli scarponi, mia signora, ho usato quello, e lei mi ha detto mentre spingevo dentro il suo ano che era bellissimo, che le piaceva tanto. E credo che era vero, perché respirava forte, come faccio io prima di spremere il succo, le puttane non hanno mai fatto così”.
“Per le puttane il gioco del piacere non sempre procura piacere, anzi quasi mai”.
“Sì, mia signora, lo so. Ma quando provavano piacere, o forse facevano finta, facevano strani rumori, e lamenti, e risatine. E’ possibile che una donna provi le stesse cose di un uomo”?
“Non lo so cosa provano gli uomini, Rebon. A me piace il gioco del piacere, e lo pratico anche per chi gioca con me”.
“Si, mia signora, mi hai raccontato della signora Lesbith, ma lei non è solo una puttana, non è vero? E se ti ha detto la verità è stato un gioco più complesso di quello del piacere, quello che hai giocato con lei. E insomma mi ha detto che era il momento che spremessi di nuovo il succo, e mi ha detto di farlo nella sua bocca perché voleva sentire il mio sapore, ed è stato meraviglioso”.

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Di lancia e di spada (1)

L’armata di Castello Tonante aveva marciato nella notte, lungo le belle strade lastricate del Regno Nero, verso il Nord, divisa su tre colonne. Alle primissime luci dell’alba il battaglione di Belladonna si era fermato ed acquartierato in una delle piccole fortezze ad una giornata dalla frontiera e che, secondo il trattato di pace, era stata abbandonata come le altre dopo la sconfitta. Il battaglione aveva trovato, però, camerate più o meno pulite e in ordine, latrine efficienti e provviste fresche.

Belladonna aveva concesso agli ufficiali ed ai lancieri qualche ora di riposo, che avrebbe voluto a sua volta passare studiando gli ordini per la notte successiva, quando sarebbero finalmente giunti al contatto col nemico. Nella stanza che probabilmente era stata del comandante della fortezza, però, trovò Rebon ad aspettarla, con una tinozza colma di acqua tiepida che costituiva una tentazione troppo forte.

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Una montagna di perché

No, in effetti non sono poi così tanti, ma abbiamo messo altra carne al fuoco. Certo che come fecondazione eterologa è un po’ primitiva, non vi pare? Come dite, che il meccanismo è sempre lo stesso? Bella forza, magari oggi si sta un po’ più comode. E poi c’è il problema del parto: non so se mi piacerebbe dover partorire senza neanche un’epidurale.

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Il metodo scientifico (2)

“Poi seguitemi nell’altra cella, in fretta ma reggendo l’ampolla delicatamente. Potrete tenerla nel cavo delle mani, servirà a conservare il succo più o meno alla temperatura giusta”.
Il mago non fece in tempo a rispondere. I due stalloni, uno dopo l’altro, conclusero il gioco del piacere con un grugnito e porsero delicatamente agli uomini davanti a loro le ampolle.
“Forse era meglio farle più grandi, hanno versato tantissimo succo. Grazie signori, adesso riposatevi pure. Andiamo, signore, passo rapido ma sicuro”.
Tornarono dalle puttane. Avevano lasciato la porta aperta ma in qualche modo la Strega del Nord si accorse del loro arrivo e si allontanò dai tavoli. Sia la sconosciuta puttana del Sud che la signora Lesbith sembravano eccitate, i loro ventri si muovevano ed i muscoli delle cosce si contraevano.

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Il metodo scientifico (1)

Nei sotterranei della Reggia Nera ferveva una strana attività. Per giorni una schiera di inservienti si era affannata a ripulire due cameroni fino a far brillare i pavimenti di terra battuta; un altro gruppo aveva imbiancato a calce le pareti e sistemato torce e lampade ad olio in ogni dove, un terzo aveva faticosamente trascinato fin lì due pesanti tavoli di legno e li aveva lustrati e lucidati con olio e cera.

Tutto questo non aveva particolarmente colpito i prigionieri incatenati al buio negli altri stanzoni, immersi in tutto quello che era uscito dal loro corpo da quando erano stati portati lì e impegnati a contendere a topi ed altri animali a quattro o più zampe il pane ammuffito e l’acqua paludosa della loro quotidiana razione. Aveva però colpito Mastro Petar, che stava finalmente rendendosi conto di quanto la Regina Nera contasse su di lui e di quanto stesse rischiando nel caso di fallimento dell’esperimento. Passeggiando nervosamente da un camerone all’altro, cercava inutilmente conforto nella conversazione di Hideanseek, che sembrava molto più a suo agio.

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In attesa di novità

Davvero, non ditemi che ho esagerato, con questo cattivissimo Elfo; vedete, in una storia come questa non ci sono innocenti, non ci sono cavalieri senza macchia e senza paura, e tanto meno vergini da salvare. Quindi dovevo trovare un antagonista molto sopra le righe, e non solo per le ferite che ne deturpano l’aspetto. E cosa meglio (o peggio) di preferenze sessuali un po’ stravaganti?

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Un ordine reale

Il rustico tavolo di legno rubato ad una famiglia di contadini che ormai non ne aveva più bisogno e che Wardain chiamava pomposamente scrivania, nella stanza in cima alla torre di legno e mattoni che dominava l’accampamento e che chiamava altrettanto pomposamente studio, era completamente vuoto, sgombro e lustro. C’era tutto lo spazio necessario per appoggiarci il grosso rotolo chiuso da un complicato sigillo che costituiva il messaggio di re Szibelis.

Wardain lo aspettava, alla scadenza del termine posto dal re, ma non era felice di averlo ricevuto; anche senza bisogno di aprirlo sapeva che si trattava degli ordini per la sua campagna come sapeva che la sua armata non era pronta. I nobili cadetti erano stati inquadrati dai provati veterani, ma da questi ultimi avevano imparato solo a torturare ed uccidere gli inermi, a stuprare donne e bambine ed a bere all’eccesso il vino rubato ai contadini bruciati vivi nelle loro catapecchie. Il generale si sfregò gli occhi senza palpebre e rabbrividì al pensiero che il suo futuro fosse non nelle sue mani ma in quelle di pochi soldati di mestiere che avrebbero dovuto guidare un esercito così impreparato in una campagna che sarebbe certamente stata lunga e difficile.

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