Sorriso in compagnia (1)

La Regina ed il suo mago restarono in silenzio per un po’, poi la Regina fece un gesto impaziente.

Il mago cercò di spiegare:
“Maestà, Loreen è stata colpita da questa ragazza, ha lasciato un cliente per andarle incontro quando è entrata nel salone. Loreen ha un piccolo potere adatto ad una puttana, sente il desiderio ed è immediatamente attratta dal desiderio più forte. Lei”, aggiunse riferendosi a Lunga Treccia, “ha questo potere, molto grande, ma grezzo, non educato, che ha ingannato Loreen che non la ha riconosciuta per una donna”.
“Da quando una puttana fa preferenze sulla clientela? E’ una usanza di questo buco fetido, forse”?
“Maestà, io sono entrato due giorni fa nel bordello, non giocavo al gioco del piacere da una settimana e desideravo follemente farlo, ma Loreen non mi ha degnato di uno sguardo, perché io volevo i miei uomini che avevano viaggiato con un altro convoglio e lei se ne è accorta”.
“Vuoi dire che quel soldato ha il tuo stesso potere?”
“Mi auguro di no. E’ un soldato ben addestrato, se avesse anche il potere sarebbe troppo pericolosa”.
“Meglio con noi che contro di noi”.
“Maestà, dovremo fare molta attenzione. A parte il potere che non capisce e non sa controllare, è coraggiosa e spietata, pare che Wardain sia adesso costretto a montare da dietro tutte le donne che accettano di giocare al gioco del piacere con lui, perché nessuna ha più la forza di guardarlo in faccia”.
“Lo sappiamo; e sappiamo anche che ci siamo staccate da lei appena in tempo, altrimenti avrebbe scoperto troppi segreti, che per il momento è meglio che restino tali. Per quanto ci dispiaccia, staremo alla larga da lei”.
“Io sento il suo potere, adesso, qui vicino. E’ con Loreen, ma sono ancora nel salone”:
“Prova a sentire se quell’inutile puttana che abbiamo nel nostro letto sta abbastanza bene da farsi scopare”.

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Aggiornamento

Scusate l’intromissione, ma visto che è finito il primo capitolo mi è venuta voglia di dire due parole.

La prima: da adesso in avanti conosceremo molto meglio – oserei dire intimamente – i nostri eroi.

La seconda: ho cominciato a leggere la Trilogia dell’Anello, visto che se non lo hai fatto sembra che non puoi decentemente occuparti di fantasy, e mi piace, accidenti. Addirittura, mi sembra di trovare citazioni classiche, insomma devo ancora decidere (attenzione, spoiler 😉 ) se la Compagnia dell’Anello è partita per una Ricerca del Graal all’incontrario o se magari si può parlare di una strana Anabasi.

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Quando piove ci si bagna (4)

La ragazza sembrava abituata ad ordini del genere ed con un piccolo gesto lasciò cadere il mantello dalle spalle. Gli occhi della Regina erano materialmente pesanti, sembravano due mani che scorressero sul suo corpo, dalla cima dei capelli del colore delle foglie in autunno annodati in una treccia che le arrivava alla vita, all’inguine, passando per gli occhi dello stesso colore, per il naso dritto, per le labbra sottili e per i seni un po’ troppo grandi per una donna del popolo elfico ma incommensurabilmente più piccoli di quelli della donna che stava davanti a lei.

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Quando piove ci si bagna (3)

“Sto invecchiando, dimentico sempre qualcosa”, disse il mago, e fece un gesto alle sue spalle. Lo spadaccino chiamato Sem si alzò in piedi apparentemente senza sforzo: era molto alto e molto magro, e nella magica luce delle bolle sul suo farsetto a quarti gialli e neri spiccava una macchia rossa, proprio all’altezza dell’ombelico.
“Adesso non gli fa più male, ma ha bisogno di un cerusico, ci sono cose che la magia non può fare”.
“Sentirlo dire da te mi sorprende. Fammi strada”.
“Non è lontano, è in fondo alla piazza”.
“Al bordello”?
“Perché no? Non è qui in visita ufficiale, e lì almeno i letti sono morbidi. Alla Regina i letti morbidi piacciono molto”.

“Non so come usate voi, ma qui da noi ci si rivolge alla Regina chiamandola maestà, non si parla se non si è interrogati e si mette il ginocchio a terra davanti a lei”. Hideanseek fece un sorrisetto acido e spense con un gesto le bolle di luce. Il gruppetto ripiombò nell’oscurità, a malapena rotta dalla fioca luce rossa in cima alla scala. “So che gli ufficiali della Guardia non piegano il ginocchio neanche davanti al loro re, ma tu hai negato di averci a che fare, quindi la cosa non ti riguarda”.

Il mago aprì la porta e Lunga Treccia fu assalita da rumori, immagini e sensazioni. Uno stanzone enorme e bollente, illuminato da grappoli di candele, l’odore di corpi malamente lavati e del profumo dozzinale delle puttane, una dozzina, che sedevano completamente nude in grembo ai clienti o, ugualmente nude, aspettavano in piedi, in bella mostra su una specie di palcoscenico. La ragazza strinse i denti. Da troppo tempo non giocava il gioco del piacere, che tanto caro le era costato. La sua unica compagna era l’elsa del pugnale, che si era così finalmente meritato il nome di Sorriso Solitario datogli generazioni e generazioni prima.

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E la luce fu (più o meno)

Solo per amore

Allora, era un po’ che non capitava, e rieccolo, il premio tra capo e collo. E questo sembra partire addirittura dall’estero, figuriamoci, il logo è scritto in castigliano (o forse in portoghese, chi lo sa).

Le regole sono queste:

1) nominare 10 blog che brillano di spontaneità e sincerità;

2) avvisare i nominati;

3) usare il logo del premio, e questo è stato il meno, anche se su questo tema di WP le immagini secondo me ci stanno come i cavoli a merenda.

Allora, grazie a Umano Alieno che mi ha nominata qui e, già che c’era, anche sull’altro blog, e grazie a anche da parte di mia moglie, nominata a sua volta e sì, certo che lo avete capito, è lei la lei di cui parlo sempre.

L’elenco dei dieci blog è più difficile: voglio dire, non credo di riuscire a leggerne tanti. Ma insomma, adesso ci provo:

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Intervallo

Siamo a metà del primo capitolo. Forse è il caso di fare un bel respiro e di riorganizzare le idee.

Insomma, per adesso qualcuno dei miei trenta lettori potrebbe dire: elfi, maghi, regine, duelli alla spada, che differenza c’è con un qualsiasi altro fantasy? Ci avevi promesso una storia adulta, con tutto quello che significa.

Un po’ di pazienza, già dalla prossima puntata spero di potervi sorprendere e accontentare. E certo, se magari aumentaste un po’, voi lettori, non mi dispiacerebbe affatto.

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Quando piove ci si bagna (2)

“Ottima per l’attacco, pessima per la difesa”, ripeté mentalmente, e subito appoggiò la schiena al muro e portò la mano sull’impugnatura della spada. Adesso era sicura che nel buio alla sua destra ci fosse qualcuno. La strada era abbastanza larga per la spada, ma estrarla sarebbe stata una cosa lunga, e non riusciva a capire a che distanza fosse il nemico: inutilmente sbarrò gli occhi nel buio, e si costrinse a restare immobile ancora per qualche istante. Controllando il respiro, sentì un altro rumore anche a sinistra, stavolta molto più vicino. C’era una sola cosa da fare, e lei la fece. Spada nella destra, pugnale nella sinistra, balzò in avanti.

Alle sue spalle una mezza bestemmia le fece capire che aveva anticipato gli aggressori di un istante, poi la sua spada incontrò imprevista resistenza: non quella che avrebbe opposto un corpo umano e neanche quella ben nota di una corazza di acciaio; no, era qualcosa di più elastico, cedevole ma arrogante, e poteva essere soltanto lo scudo di potere di un mago.

L’addestramento è un’ottima cosa: senza neanche pensarci appoggiò la lama del pugnale su quella della spada e immediatamente la sua arma fu libera. Piuttosto che tentare un affondo nel buio preferì saltare di lato e rompere il contatto.

Trovarsi da sola contro tre avversari non era un’esperienza nuova per lei, ma stavolta la situazione era decisamente più grave. Il mago poteva vederla nel buio grazie ai suoi poteri, e poteva guidare gli altri: avrebbe dovuto essere il primo, ma non si cerca di uccidere un mago a cuor leggero; non solo era molto più difficile di quanto potesse sembrare, ma se ci fosse riuscita si sarebbe attirata addosso la vendetta della corporazione: potevano anche odiarsi l’uno con l’altro ma se c’era un giuramento che rispettavano era quello di non lasciare impunito chiunque avesse osato alzare una mano su uno di loro.

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