Prima della battaglia (8)

“Con il permesso della Maestà della Regina e dei miei signori, possiamo raggiungere un compromesso”, disse finalmente Belladonna dopo aver dato l’impressione di aver riflettuto a lungo, “io sarò in prima linea e potrò privarmi di parte della mia Guardia, tutti veterani delle campagne nella Provincia Redenta e nel Nord. Vorrei presentarli alla Maestà Vostra”.
“Siamo davvero incuriosite dalla tua offerta, colonnello. E sia, e in cambio stasera ci farai compagnia quando l’armata ci fornirà il rancio, tu ed i tuoi veterani”.
Belladonna batté di nuovo i tacchi increspando appena le labbra sottili in un sorriso.
“Agli ordini di Vostra Maestà”, dichiarò rigidamente. Sperava che Rebon si sarebbe ripreso presto, e che la presenza di Toson, con Tessa, Ressa e Lanas, la avrebbe aiutata a tenere sotto controllo il potere della Regina che sentiva rinascere rapidamente.
“E portaci anche il nostro fidanzato”, aggiunse la Regina rispondendo al sorriso dell’Elfa.
“Se non dispiace a Vostra Maestà, il re dei Boschi ha sofferto il viaggio oltre la Frontiera”, rispose di nuovo Belladonna, e stavolta il sorriso si fece più largo, “ed è stato costretto a rimanere a letto dai cerusici”. Non solo, si guardò bene dall’aggiungere: il giovane, dando conferma al pettegolezzo di Geon, non si separava un attimo da un giovane ma robusto lanciere Barbaro che si era arruolato un istante prima che l’armata attraversasse finalmente la Frontiera diretta al sud.
“Allora aspetteremo. Ci teniamo, alla salute del nostro futuro sposo, cui porteremo in dote il suo stesso Regno. E sarai tu che ce lo consegnerai”.
L’Elfa fece segno di sì.

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Prima della battaglia (7)

Gli ufficiali tacquero, le Streghe si guardarono di nuovo negli occhi bianchi, la regina si leccò le labbra carnose con la lingua rosea ed appuntita. Nei suoi occhi viola brillò un lampo di potere, e Belladonna ebbe improvvisamente paura. Ma la Regina non pensava certamente a lei.

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Prima della battaglia (6)

La Regina provò a ritirare il proprio potere come già aveva fatto in precedenza, ma stavolta quello di Belladonna lo circondava, lo stringeva e ne traeva più e più forza. Alla fine lo assorbì, lasciando senza fiato la Regina che perse per un attimo la propria imperturbabilità; allo stesso tempo, la sua figura ad anfora perse una parte dell’eleganza a causa del ventre gonfio e sporgente che apparve improvvisamente, per sparire subito dopo, quando Belladonna proiettò a sua volta un piccolo filo di potere che quasi fisicamente toccò il corpo dell’antagonista. Nello stesso istante la Regina roteò le pupille e si appoggiò pesantemente alle due Streghe ancora accovacciate ai suoi piedi, come se faticasse a mantenersi dritta; Belladonna si accorse che, sentendo il peso della loro padrona, le due Streghe nude si scambiarono uno sguardo con i loro occhi bianchi. Anche i due generali provarono un brivido, come se fossero stati investiti dal vento freddo che in genere accompagnava il potere della Regina, ma che non si era sentito spirare neanche una volta.

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Prima della battaglia (5)

“E come farai a far passare i lancieri di lì, colonnello? Sono sentieri da capre o da bracconieri”. Il generale Deron non sorrideva, anzi, aveva atteggiato i lineamenti ad una smorfia di disprezzo. “E poi io resto contrario all’arruolamento di contadini nelle armate, ognuno ha il proprio posto nel Regno, e conosciamo tutti quale sia quello di chi coltiva la terra”.
“Generale, ci sembra una critica neanche troppo velata alle nostre decisioni, questa”. Il sorriso della Regina era diventato improvvisamente raggelante, ma ci voleva altro per spaventare il generale invitto.
“Con il permesso della Maestà Vostra”, ribatté irrigidendosi in posizione di rispetto, “la creazione di una milizia è cosa ben diversa che aprire i nostri ranghi a zappaterra dai piedi sporchi di fango o pastori che ancora puzzano di capra. Colonnello”, si rivolse poi a Belladonna, “non basta mettere una tunica addosso ad un contadino per trasformarlo in un soldato”.

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