La battaglia: tramonto (8)

“Sì, Morwen, sono tutti diventati schiavi, sparsi tra diverse famiglie; ma meglio schiavi tra la propria gente che in un Regno straniero, non credi? Per questo ti ho lasciato tenere i figli del re, mi erano stati chiesti da due famiglie che hanno ancora motivi di rancore per il loro padre, quello che hai fatto giustiziare, ed il loro nonno, ucciso nella guerra di qualche lunga clessidra fa. Sarebbero stati torturati e uccisi, e questo non sarebbe stato giusto”.

Continua a leggere

Annunci

Intermezzi

In realtà la battaglia non è ancora finita: nonostante la resa di re Szibelis ci sono certamente manipoli e compagnie dell’armata Elfica che ancora si battono, magari in testa ed in coda alla colonna, perché non è ancora arrivata la notizia.

Continua a leggere

La battaglia: pomeriggio (1)

Una strofa dell’inno della fanteria pesante dell’armata Elfica diceva, più o meno: “Quando avanzano i lancieri le Terre Conosciute tremano”. Era nato come artificio retorico, ma Belladonna, quando era ancora Morwen ed era ancora un aspirante, sentiva davvero il terreno tremare sotto i piedi, all’unisono col passo della compagnia di cui faceva parte; marciava, insieme agli altri, sognando il giorno in cui le sarebbe stato affidato il primo manipolo ed in quei momenti era convinta di aver scelto la carriera per la quale era più adatta. Tanto tempo dopo, il suo manipolo era composto da due ufficiali con poca o nulla esperienza di combattimento e da un contadino. Sotto i suoi piedi, però, il terreno scosceso davvero tremava nuovamente. L’Elfa sapeva che finalmente, alle sue spalle, Lana Mastdottir era finalmente giunta ed aveva ordinato la carica ai suoi lancieri, venuti da così lontano per finalmente presentarsi puntuali all’appuntamento.

Continua a leggere

La battaglia – mezzodì (11)

Gli Elfi avanzavano a testuggine, le spade sguainate ma tenute basse, per proteggere le due figure ammantate e incappucciate in sella ai cavalli stanchi quanto i soldati, ed il carro che rombava rotolando pesantemente sulla strada sempre più sconnessa. La Bastarda si guardava attorno cercando di non farsi notare da eventuali osservatori, fedele a quanto aveva appreso per ottenere il brevetto di ufficiale; i manuali dell’Accademia avevano una soluzione per ogni problema, e per passare l’esame era indispensabile impararle a memoria. Quella che più si confaceva all’attuale situazione si riferiva alla sorpresa: il nemico, diceva più o meno un capitoletto, cercherà di attaccarvi di sorpresa, e voi dovrete dargli l’impressione di essere disattenti per prenderlo in trappola. Nessun nemico, pensò l’Elfa bionda con un fugace sorriso sulle labbra, avrebbe mai creduto che una compagnia di Elfi non sarebbe stata in guardia mentre avanzava in territorio ostile, ad un tiro di scorpione dalla capitale del Regno, magnifica preda per ogni invasore. Certo, marciavano senza collegamenti con le altre compagnie, senza la protezione degli esploratori sui fianchi e senza il rincalzo della fanteria pesante.

Continua a leggere

La battaglia: mezzodì (5)

“So che al servizio della Regina ci sono degli esperti, che dicono essere in grado di togliere ad un uomo o ad una donna tutta la pelle dal corpo senza uccidere la loro vittima. Mi piacerebbe avere un confronto con loro, sapere, per esempio, come usano il metallo rovente che io ho sempre trovato molto soddisfacente anche se va usato con attenzione, ed io stesso mi sono trovato con più di una Donna morta poco dopo l’applicazione del marchio della mia casata sulle mammelle, sulle natiche o accanto alla succosa vagina”.
“Nel Regno Nero ogni cerusico è in grado di castrare un Elfo in poche piccole clessidre e di far sì che già all’alba successiva possa lavorare. So che questa è stata la fine di molti di noi che si sono arresi nella Provincia Nuova. Immagino che i boia siano ancora più bravi”, fu la risposta della Bastarda.
Wardain sembrò rabbrividire, poi rispose: “Io sono favorevole a ridurre il numero degli Uomini con i quali dividere le risorse delle Terre Conosciute, ma ritengo la castrazione uno spreco di tempo che, nell’immediato, non risolve nemmeno il problema. Nella Provincia Nuova ho dimezzato più volte le risorse destinate ai contadini e più volte raddoppiato il carico di lavoro. E quando questo non è bastato i miei lancieri hanno provveduto a liberarci da vite indegne di essere vissute in quanto non produttive”.
“Anche per questo, forse, gli Uomini non ci amano. Non riesco ad immaginare quanti Elfi siano stati castrati e sepolti nelle miniere della Regina”.
“Anche per questo mi metterò all’opera il prima possibile sulla Regina. Non sei d’accordo?”, aggiunse poi Wardain non ottenendo risposta.

Continua a leggere

La battaglia: mattino (10)

Belladonna aveva approfittato di un piccolo cespuglio per nascondersi senza rinunciare a guardarsi attorno, e tirò un grosso respiro di sollievo quando ad un palmo da lei passò trotterellando un grosso cinghiale, evidentemente disturbato dalle avanguardie Elfiche.
“C’è un’altra ragione per la quale siamo qui, mia signora”, aggiunse il contadino.
“Non dirlo, lo sento”, rispose Belladonna, ancora con le mano appoggiata al suolo. “C’è tanto potere, qui, posso quasi toccarlo attraverso la terra”.
“Non so di cosa parli, mia signora, io so solo che le trappole messe qui catturano più prede di tutte le altre in tutto il bosco, e che i guardiani non trovano mai chi passa per questo viottolo. Per noi è un posto fortunato, mia signora”. Il contadino si avvicinò fin quasi a sfiorare l’Elfa per aggiungere, a voce bassissima: “Gli anziani raccontano che una volta qui c’era una quercia cava e che da lì venne il primo degli antenati della Regina per fondare il Regno. Nel cavo della quercia fece gettare tutti quelli che si opposero a lui, fino a che la quercia prese fuoco per un fulmine, e da quel momento il nuovo re si comportò come il migliore dei sovrani ed il Regno prese a prosperare”.

Continua a leggere

La battaglia: mattino (4)

Nella foga del racconto Wardain aveva alzato la voce e l’Elfa riusciva a sentirlo raccontare delle battaglie vinte nella capitale del Regno del Nord ed a Colle del Fiume e della sanguinosa sconfitta nei pressi della Frontiera, della fuga verso le Terre Sconosciute e dell’ultimo tentativo di uccidere il re dei Boschi; i racconti di violenza e di sangue e di morte di Wardain, e la sua stessa presenza, le avevano ricordato Morwen: la Bastarda sentì un gradevole fremito all’inguine ed un noto pizzicore in fondo alla gola. Non aveva assistito all’assurdo duello di cui ella stessa era stata l’involontaria causa, ma le era stato raccontato da un ufficiale della Guardia, terzogenito di una famiglia di alto rango, che aveva provato a conquistarla, per una volta senza secondi fini.

Continua a leggere

La battaglia: mattino (1)

L’armata Elfica si mise in moto ben prima del sorgere del sole. Primi a muoversi furono i manipoli di esploratori che rivestivano e il ruolo di avanguardie per riconoscere il terreno e quello di protezione lungo i fianchi della fanteria pesante e del complicato seguito di carriaggi; dopo una attesa pari a quella prevista dal manuale della scuola di guerra si misero in marcia le compagnie di lancieri e, ancora più tardi, le salmerie, assieme alle quali viaggiava re Szibelis con la sua piccola Guardia affidata alla Bastarda Reale. Il re avrebbe preferito muoversi con lo Stato Maggiore dell’armata, ma aveva dovuto piegarsi alle insistenze del Generale dell’armata, col quale si era schierata anche la Bastarda Reale nel suo ruolo di comandante in campo della Guardia, che aveva indicato come decisive per la scelta le maggiori possibilità di difesa e protezione; sottovoce, aveva anche suggerito al re che così sarebbe rimasto più vicino alla puttana che tanto gli era piaciuta e che era stata caricata su di un piccolo carro coperto.

Continua a leggere

Prima della battaglia (20)

Rebon aveva detto il vero: oltre la porticina, nel buio si intravedeva un secondo piccolo fabbricato davanti al quale spiccavano la gigantesca sagoma di Toson e quella, ugualmente robusta ma piccola al confronto, di Irina Fiodorovna. Ognuno di loro reggeva un piccolo lume, che agitarono brevemente come a far segno di avvicinarsi. La Regina inciampò due volte, prima di riuscire a percorrere i pochi gradini di ruvida pietra che scendevano fino ad un uscio dall’aspetto rustico e contemporaneamente robusto, e fu sorretta da Tessa con qualche difficoltà; mentre Irina Fiodorovna, con passo sicuro ed aspetto fiero faceva strada, Toson si chinò verso Belladonna e le disse poche parole, ottenendo in cambio un cenno di assenso.

Continua a leggere

Prima della battaglia (19)

“Sono sicura di riuscire a prenderla fino alla guardia”. La Regina sorrise e prese a leccare, con lunghi e lenti movimenti della lingua, il pomo che ornava l’impugnatura di osso e che, rigonfio come era, imitava la punta di un turgido membro. Guardando fisso negli occhi l’Elfa, la Regina spalancò poi la bocca e molto lentamente vi introdusse l’elsa; con piccoli movimento del polso, la fece penetrare fino alla guardia, piegando leggermente il collo all’indietro.

Continua a leggere