Prima della battaglia (8)

“Con il permesso della Maestà della Regina e dei miei signori, possiamo raggiungere un compromesso”, disse finalmente Belladonna dopo aver dato l’impressione di aver riflettuto a lungo, “io sarò in prima linea e potrò privarmi di parte della mia Guardia, tutti veterani delle campagne nella Provincia Redenta e nel Nord. Vorrei presentarli alla Maestà Vostra”.
“Siamo davvero incuriosite dalla tua offerta, colonnello. E sia, e in cambio stasera ci farai compagnia quando l’armata ci fornirà il rancio, tu ed i tuoi veterani”.
Belladonna batté di nuovo i tacchi increspando appena le labbra sottili in un sorriso.
“Agli ordini di Vostra Maestà”, dichiarò rigidamente. Sperava che Rebon si sarebbe ripreso presto, e che la presenza di Toson, con Tessa, Ressa e Lanas, la avrebbe aiutata a tenere sotto controllo il potere della Regina che sentiva rinascere rapidamente.
“E portaci anche il nostro fidanzato”, aggiunse la Regina rispondendo al sorriso dell’Elfa.
“Se non dispiace a Vostra Maestà, il re dei Boschi ha sofferto il viaggio oltre la Frontiera”, rispose di nuovo Belladonna, e stavolta il sorriso si fece più largo, “ed è stato costretto a rimanere a letto dai cerusici”. Non solo, si guardò bene dall’aggiungere: il giovane, dando conferma al pettegolezzo di Geon, non si separava un attimo da un giovane ma robusto lanciere Barbaro che si era arruolato un istante prima che l’armata attraversasse finalmente la Frontiera diretta al sud.
“Allora aspetteremo. Ci teniamo, alla salute del nostro futuro sposo, cui porteremo in dote il suo stesso Regno. E sarai tu che ce lo consegnerai”.
L’Elfa fece segno di sì.

Rebon sarà anche stanco per la battaglia di potere con la Regina, pensò Belladonna un paio di clessidre più tardi, ma non ha certamente perso la mano. L’uniforme di gala dell’armata di Castello Tonante le stava alla perfezione, sottolineando il fisico slanciato reso più asciutto e muscoloso dalla lunga campagna prima nella Provincia Redenta e poi nel Nord, e recava anche le impressionanti cordelline d’argento del nuovo grado; gli alti stivali erano così lucidi da potercisi specchiare e l’Elfa ripensò per la prima volta dopo tanto tempo alla Bastarda Reale, cui piaceva vederla nuda e spalancata, con addosso solo gli scarponi di servizio della Guardia del re Szibelis. Belladonna cancellò quel pensiero rivolgendolo alle sue prigioniere personali, delle quali non aveva più voglia di servirsi, eccezion fatta per il giovane Barbaro che usava alternativamente come un uomo e come una donna e dal quale prendeva ogni volta un grande piacere. Provava altresì piacere, diverso e più sottile, quando ordinava alla giovane Barbara di accoppiarsi con le Elfe prigioniere utilizzando un robusto membro di legno che Rebon aveva intagliato per lei.

“Mia Signora, noi siamo pronti”, la interruppe la voce di Rebon, “puoi passarci in rivista e controllare”. Belladonna sapeva che era una precauzione inutile ma volle accontentare il piccolo lanciere, ed uscì dalla sua baracca di legno. Alla luce di alcune torce trovò la sua piccola Guardia schierata in posizione di attesa; non appena la vide, Rebon ordinò la posizione di rispetto e l’Elfa marciò a passi lenti e misurati davanti a loro. Ovviamente era tutto a posto: anche per loro Rebon aveva trovato tutto il necessario, tunica e brache nere perfettamente pulite e stirate; sulle maniche di quella indossata dalla Barbara Lanas brillavano le sottili strisce d’argento di alfiere, e Belladonna pensò che avrebbe dovuto chiedere alla Regina il permesso di concedere anche agli altri gli stessi gradi, benché Ressa e Tessa fossero analfabete, Rebon un figlio di nessuno e Toson così palesemente straniero. D’altronde la più straniera di tutti era proprio lei, concluse, e fece un cenno ai lancieri che, all’ordine di Lanas, effettuarono un preciso ed elegante quarto di giro e la seguirono a passo di strada.

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