L’effetto del metallo

Scusate se mi intrometto, voglio solo tranquillizzarvi: ovviamente la nostra protagonista non ha nessuna voglia di uccidere la sua antica amante, proprio ora che si sono ritrovate con tanta soddisfazione. E neanche sa cose che noi ignoriamo.

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La battaglia: pomeriggio (8)

Re Szibelis accostò il filo della spada alla gola della puttana che ebbe un sobbalzo ed un gemito: la lama le aveva pizzicato la pelle e l’acciaio elfico era affilato come un rasoio; si diceva inoltre nei regni degli Uomini, soprattutto tra il popolino ignorante e superstizioso, che fosse impregnato di un veleno sconosciuto che poteva uccidere lentamente e dolorosamente. Belladonna sentì il terrore della Donna con i sensi da Elfa, e con il potere qualcosa di completamente diverso: la puttana desiderava provare ancora paura e dolore, ed era ad un passo dal raggiungere il piacere. Sorrise ancora prima di rivolgersi di nuovo al re degli Elfi, stavolta in Alto Elfico e con l’accento delle classi più elevate imparato in Accademia: “Pensi davvero che ci interessi la vita di quella puttana? Sgozzala pure, se ti dà soddisfazione, ma io preferirei proprio che ti arrendessi. Uccidere un re non è proprio il motivo per quale vorrei diventare famosa, e porta anche sfortuna”.

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La battaglia: pomeriggio (2)

La cosa diventò in realtà un sanguinoso inseguimento. Gli Elfi, vistisi in inferiorità sia numerica che di armamento, ruppero i ranghi ben prima dell’impatto con i lancieri, voltarono le terga e più che battere in ritirata dettero in una fuga precipitosa. Tra fanteria leggera e fanteria pesante una gara di corsa non era in genere proponibile: i lancieri, per quanto in buona forma fisica e ben addestrati, non potevano competere con gli esploratori, per la differenza di struttura fisica e di peso dell’armamento. Fu il gruppetto di esploratori guidato da Belladonna a prendere sul fianco gli Elfi in fuga, in una perfetta manovra ad armi combinate, di quelle che in genere riescono solo sui manuali e, più raramente, nei giochi di guerra a tavolino, ma certamente mai in occasione di manovre sul campo.

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La battaglia: mezzodì (16)

Belladonna prese la sua decisione in fretta. La folle carica di cavalleria leggera del nemico aveva reso vano il suo piano, ma aveva anche lasciato senza guida lo sparuto gruppo di fanteria elfica; la stessa carica era stata rumorosa, e Belladonna si aspettava di veder comparire da una piccola clessidra all’altra i lancieri condotti da Lana Mastdottir. Sguainò quindi la spada lunga e si alzò in piedi, proprio davanti al nemico, una giovanissima Elfa che stava avvicinandosi cautamente dopo aver gettato un’occhiata indifferente all’Elfo disarcionato che ancora giaceva faccia a terra. Non abbastanza cautamente: la spada lunga si alzò e poi calò con un sibilo in un colpo di traverso dall’alto in basso, aprendo in due il bersaglio dalla spalla all’anca. La guardia cadde senza un lamento in un lago di sangue; Belladonna cambiò la presa sulla spada e la piantò nella gola dell’avversaria, prima di ordinare al giovane contadino: “Stammi accanto, due passi indietro, a sinistra”, e di avanzare allo scoperto, dritto incontro al nemico.

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La battaglia: mezzodì (9)

“Sei stato bravissimo e coraggioso, hai salvato le nostre vite”, disse l’Elfa. Il giovane si piegò sulle ginocchia, abbassò la testa e fu scosso da conati di vomito.
“Non vergognarti. Sono certa che è la prima volta, per te, e fa sempre questo effetto. Qui siamo al sicuro, nessuno ci può vedere, nessuno lo saprà”, aggiunse Belladonna.

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La soluzione difficile (3)

Belladonna sapeva che era un pugno di soldati, quello che stava arrivando, visto che il resto del manipolo aveva l’ordine di restare con il Re Fuggito e la sua famiglia, ma chi era nascosto nella nebbia non poteva saperlo. Per la fretta, per la paura, chissà per quale ragione commise un errore venendo avanti con la spada tenuta in orizzontale. Belladonna vide l’acciaio prima che l’Elfo vedesse lei e calò il colpo dall’alto verso il basso, botta da amputazione.

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Contromisure (7)

La Barbara era ancora bendata, in piedi con le mani sopra la testa nel centro della baracca adibita a posto di guardia. Belladonna aveva richiuso a pugno il suo potere prima di entrare e non si rese conto subito che Tessa, appoggiata alla spada lunga, non era toccata da quello della Barbara.

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Sangue, concime della terra (3)

Il gigantesco lanciere non dette segno di aver udito, ma prese a spazzare l’aria davanti a sé mulinando la lunga lancia come un altro avrebbe fatto con la spada; Rebon e Tessa fecero un passo avanti per schierarsi in linea di fronte con lui e Tessa, alla sua destra, cercò di affiancarsi ad un fante armato alla leggera per completare l’allineamento. Il fante venne spazzato via da un lanciere Elfo che lo infilzò colpendolo sotto l’ascella destra; l’Elfo, sull’impeto, puntò Tessa. Un passo e Belladonna si frappose, la spada frullò nell’aria e intercettò la punta della lancia; l’Elfo mollò la presa prima di essere gettato a terra e passò lo scudo dal braccio sinistro al destro. Belladonna non riuscì a colpirlo con la spada e dovette fare due passi indietro; l’Elfo sapeva usare lo scudo anche come un’arma offensiva, e Belladonna dovette indietreggiare ancora, lasciando nuovamente scoperto il fianco di Tessa contro cui l’Elfo si avventò; Belladonna non poteva stare a guardare: lasciò cadere la spada e con un solo gesto mosse le dita della sinistra, impugnò con la stessa mano Sorriso Solitario e affondò dal basso verso l’alto, proprio sotto lo scudo che l’Elfo stava brandendo di taglio per colpire la ragazza.

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Sorriso in compagnia (2)

Lunga Treccia si rese conto, con un lampo del suo sconosciuto potere, che la puttana si stava divertendo. Sì, per lei era lavoro, ma il dialogo, le carezze date e ricevute, il calore delle braccia che la stringevano la stavano rendendo desiderosa a sua volta di giocare al gioco del piacere.
“Te l’avevo detto, sei abituato a comandare e si vede. Mio signore, puoi lasciare una monetina sul bancone per il padrone di casa, mentre io prendo altro vino”?

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Sorriso in compagnia (1)

La Regina ed il suo mago restarono in silenzio per un po’, poi la Regina fece un gesto impaziente.

Il mago cercò di spiegare:
“Maestà, Loreen è stata colpita da questa ragazza, ha lasciato un cliente per andarle incontro quando è entrata nel salone. Loreen ha un piccolo potere adatto ad una puttana, sente il desiderio ed è immediatamente attratta dal desiderio più forte. Lei”, aggiunse riferendosi a Lunga Treccia, “ha questo potere, molto grande, ma grezzo, non educato, che ha ingannato Loreen che non la ha riconosciuta per una donna”.
“Da quando una puttana fa preferenze sulla clientela? E’ una usanza di questo buco fetido, forse”?
“Maestà, io sono entrato due giorni fa nel bordello, non giocavo al gioco del piacere da una settimana e desideravo follemente farlo, ma Loreen non mi ha degnato di uno sguardo, perché io volevo i miei uomini che avevano viaggiato con un altro convoglio e lei se ne è accorta”.
“Vuoi dire che quel soldato ha il tuo stesso potere?”
“Mi auguro di no. E’ un soldato ben addestrato, se avesse anche il potere sarebbe troppo pericolosa”.
“Meglio con noi che contro di noi”.
“Maestà, dovremo fare molta attenzione. A parte il potere che non capisce e non sa controllare, è coraggiosa e spietata, pare che Wardain sia adesso costretto a montare da dietro tutte le donne che accettano di giocare al gioco del piacere con lui, perché nessuna ha più la forza di guardarlo in faccia”.
“Lo sappiamo; e sappiamo anche che ci siamo staccate da lei appena in tempo, altrimenti avrebbe scoperto troppi segreti, che per il momento è meglio che restino tali. Per quanto ci dispiaccia, staremo alla larga da lei”.
“Io sento il suo potere, adesso, qui vicino. E’ con Loreen, ma sono ancora nel salone”:
“Prova a sentire se quell’inutile puttana che abbiamo nel nostro letto sta abbastanza bene da farsi scopare”.

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