La battaglia: tramonto (13)

Con il potere ancora rafforzato da quel contatto, Belladonna prima vide i lancieri della Regina Nera che, per manipoli, conducevano lungo la strada gruppi di Elfi nudi e sconfitti, incitandoli con piattonate e colpi col manico delle lance, poi finalmente trovò la via verso il comando ed il potere di Rebon che proteggeva le celle in cui erano rinchiuse in una la Regina, nell’altra le due Streghe, guardate a vista da Toson. Le Streghe, invece che incatenate, erano appese ad un complicato intreccio di funi che le costringeva in posizioni dolorose ed oscene, le braccia e le gambe strappate in direzioni opposte, le succose vagine spalancate: bendate ed imbavagliate, per quanto vicine fossero, sembrava ragionevole credere che non fossero riuscite a comunicare.

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La battaglia: tramonto (5)

“Mi piacerebbe vedermi, Morwen, e mi piacerebbe sentirmi dire la verità. Ho visto la gamba, è rotta, e rotta molto male. Non sento più tanto dolore, e non è buon segno, come mi hanno insegnato. E comunque non posso muovermi”.
“Ti aiuterò io, farfallina. Abbiamo anche un cavallo, tutto quello che dovrai fare è reggerti in sella, e ti porterò dai cerusici che risolveranno ogni problema”.
“Mi resterà una cicatrice, Morwen, e sì che tu amavi tanto la mia pelle liscia”, disse a voce ancora più bassa la Bastarda.

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Prima della battaglia (18)

La fermò la voce della Regina. “Sei molto bello, sai? Mi piacciono gli ufficiali, porti una bellissima uniforme, ho voglia di giocare al gioco del piacere con te. E tu, mi trovi bella?”. Belladonna si bloccò lì dove era, ad un niente dalla pelle bianca e morbida, richiamata alla realtà dal potere che in qualche modo le imponeva di non toccare la Regina per proteggerla e proteggersi. Allo stesso tempo, da molto lontano, sentì rimbombare la voce di Hidenseek.

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Prima della battaglia (17)

“Lanas”, disse Belladonna tenendo delicatamente in braccio la neonata che, gli occhi spalancati, sembrava fissarla con curiosità, “la Regina non deve vedere nessuno se non te. Neanche la bambina, a lei penserà Ressa”. Mentre Rebon annuiva impercettibilmente Belladonna si guardò attorno come per cercare ispirazione, o almeno per riordinare le idee. Nell’ampia sala era tornata una parvenza di ordine; Toson aveva dimostrato una sorprendente esperienza ed aveva incatenato con perizia le Streghe, che potevano appena respirare sotto le bende ed i bavagli ed a malapena stavano in piedi sotto il peso delle catene, e, con l’aiuto delle due donne del Nord, le stava conducendo fuori; gli ufficiali della Guardia erano disciplinatamente scomparsi verso i loro alloggi; Tessa, infine, era al fianco di Rebon, la mano sull’elsa della spada corta.

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Ritirata (6)

“Bene, Gujonnen, finalmente hai trovato il coraggio”, disse Belladonna staccandosi appena dall’uomo, “ma adesso voglio sentire la tua pelle sulla mia. Ci penso io, tu continua a baciarmi, vediamo cosa sai fare”.
E mentre Gujonnen la baciava con foga, cercandole il fondo della gola con la punta della lingua, Belladonna armeggiò con i lacci delle brache dell’esploratore finché queste non caddero a terra. Le mani dell’Elfa sfiorarono le natiche nude dell’uomo, ne saggiarono la muscolatura tesa e compatta prima di risalire lungo la schiena sotto la tunica. Nel frattempo Gujonnen stringeva a sé Belladonna con un braccio, e palpava e stringeva il piccolo seno impennato; poi interruppe il bacio per chinare il capo, prendere un capezzolo tra le labbra e stuzzicarlo con la lingua.

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Festa a Corte (3)

Irina Fiodorovna, soggiogata dal potere, si alzò in piedi e indossò la protesi con la disinvoltura data dalla lunga pratica; davanti ad Aliena Ivanovna, ancora ammanettata ed inginocchiata, esitò per un solo battito di ciglia, poi la afferrò per i capelli e la penetrò in bocca. La giovane puttana bionda, a sua volta preda del potere della Regina, accolse il rigido moncone fino in fondo alla gola, poi prese a muovere la testa avanti ed indietro.

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