La battaglia: tramonto (2)

Lana Mastdottir aveva salutato rigidamente Belladonna, cui i lancieri schierati presentarono le armi, e si era avviata lungo la strada, seguita dalla sua compagnia in ordine di marcia a scortare la magnifica preda: sul carro, assieme alla guida, la puttana ferita in attesa di altre cure, che ancora si lamentava per gli scossoni che la facevano soffrire e l’Elfo che era stato accecato durante il corpo a corpo: Belladonna aveva scambiato uno sguardo d’intesa con la grande Barbara, ed ebbe la certezza che quell’Elfo, prima di giungere a destinazione, sarebbe stato ucciso per ripagare il sangue versato durante lo scontro.

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la battaglia: pomeriggio (5)

Belladonna raccolse, chinandosi con qualche difficoltà, Sorriso Solitario, e si avvicinò all’Elfo inginocchiato; gli parlò in alto elfico, tenendo la punta del lungo pugnale appoggiato al collo del nemico: “Non ti farò la grazia di ucciderti, o almeno non subito, ma sei stato un valido avversario e ti farò soffrire il meno possibile se ti comporterai da bravo prigioniero. Sdraiati faccia a terra, adesso”. Contemporaneamente l’Elfa dette un colpetto col pugnale, quanto bastava per pungere la pelle del ferito ma senza versare altro sangue. Obbedito che l’Elfo ferito ebbe, Belladonna stracciò un lembo della tunica e ne legò i polsi del prigioniero dietro la schiena, rapida come il lampo, intimandogli nel contempo: “Resta qui. Tornerò ad occuparmi di te non appena mi sarà possibile”. Il prigioniero rispose con un lamento ed una richiesta di essere ucciso in fretta, che non ebbe risposta: l’Elfa mezzo correndo e mezzo zoppicando, si era già diretta lì dove lo scontro era entrato in una fase nuova.

Lana Mastdottir aveva schierato le sue Barbare su due linee, e la doppia fila di lance teneva lontano gli Elfi armati alla leggera: gli opposti schieramenti si fronteggiavano, con gli Elfi che si ora tenevano in qualche modo al riparo dietro il ciglio della strada, ed avevano abbandonato l’iniziativa. Belladonna provò a riflettere: non poteva aspettare oltre, così come non voleva rinunciare a spazzare via la resistenza della Guardia nemica ed impossessarsi di re Szibelis, cui non bisognava concedere nemmeno una piccola clessidra in più per provare a dileguarsi nella foresta che, sul lato opposto della strada era più folta ed intricata.

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Prima della battaglia (17)

“Lanas”, disse Belladonna tenendo delicatamente in braccio la neonata che, gli occhi spalancati, sembrava fissarla con curiosità, “la Regina non deve vedere nessuno se non te. Neanche la bambina, a lei penserà Ressa”. Mentre Rebon annuiva impercettibilmente Belladonna si guardò attorno come per cercare ispirazione, o almeno per riordinare le idee. Nell’ampia sala era tornata una parvenza di ordine; Toson aveva dimostrato una sorprendente esperienza ed aveva incatenato con perizia le Streghe, che potevano appena respirare sotto le bende ed i bavagli ed a malapena stavano in piedi sotto il peso delle catene, e, con l’aiuto delle due donne del Nord, le stava conducendo fuori; gli ufficiali della Guardia erano disciplinatamente scomparsi verso i loro alloggi; Tessa, infine, era al fianco di Rebon, la mano sull’elsa della spada corta.

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Prima della battaglia (14)

L’ufficiale che li aveva perquisiti all’ingresso, e che sembrava il più alto in grado, o almeno quello più pronto ad affrontare le emergenze, puntò la spada corta alla gola di Belladonna, e gli altri si schierarono ai suoi fianchi.
“Mia signora, devi darci subito delle spiegazioni”, ingiunse a voce bassa ma in tono ultimativo.

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Prima della battaglia (11)

L’ispezione della piccola compagnia procedette come in Piazza d’Armi; man mano che la Regina passava davanti ad un lanciere, l’Elfa ne diceva il nome, il grado e l’origine, mentre il lanciere salutava irrigidendosi in posizione di rispetto. La Regina considerò con attenzione Tessa e Ressa, con palese ammirazione Toson e fissò a lungo, con una certa sorpresa, Rebon, prima di fermarsi davanti alla Barbara, che pure Belladonna aveva presentato con il nome alla maniera del Regno Nero.

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Prima della battaglia (10)

Probabilmente, valutò Belladonna, si trattava in origine di una stalla: pavimento in terra battuta, due archi, in fondo al locale, potevano condurre all’esterno ed erano sbarrati da pesanti travi di legno, finestrelle in alto, chiuse da spesse sbarre di ferro; il soffitto era formato da altri pannelli di legno e costituiva il pavimento del piano superiore, lì dove, una volta, si affollavano le famiglie dei contadini. Ora c’erano molte luci, ed al centro del locale un gran tavolo di pregevole fattura, dietro il quale aspettava la Regina, in piedi e affiancata dalle sue Streghe nude ed inginocchiate. Le labbra rosse e carnose erano atteggiate ad un sorriso benevolo, smentito dal luccichio degli occhi viola e dal potere che ne promanava.

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Cavalli e mazze (5)

“Non provare a muoverti, Elfo, sei ancora troppo debole. Sei rimasto a dormire per tre tramonti, e alcuni di noi non pensavano che ti saresti svegliato”.

Angoer obbedì e si abbandonò rilassando i muscoli. I dolori gli dettero tregua per un istante, poi si concentrarono nelle braccia, nelle gambe e nella faccia; l’Elfo non riuscì neanche a lamentarsi, e sì che avrebbe voluto parlare e chiedere alla Barbara cosa fosse accaduto e cosa sarebbe stato di lui.

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Contromisure (7)

La Barbara era ancora bendata, in piedi con le mani sopra la testa nel centro della baracca adibita a posto di guardia. Belladonna aveva richiuso a pugno il suo potere prima di entrare e non si rese conto subito che Tessa, appoggiata alla spada lunga, non era toccata da quello della Barbara.

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Caldo e freddo (2)

“Nella famiglia ci sono tre gruppi, e Born Adamsson è riuscito a tenerli assieme. C’è chi vorrebbe restare estraneo alle beghe dei Regni del Sud, c’è chi vorrebbe allearsi con gli Elfi e c’è chi vorrebbe allearsi con gli Uomini. Non tenere la mano ferma come un pezzo di carne morta, sai cosa devi fare, e quando avrò finito di parlare avrai la tua parte; bene, così. Adam Bornsson crede che dovremmo schierarci con gli Uomini, hai visto che ha catturato quei due Elfi il giorno in cui sei arrivato qui, e vorrebbe raggiungere il Re dei Boschi per essere tra i primi a mettersi al suo servizio ed ottenerne i maggiori benefici; quali poi, non sa neanche lui, abbiamo terra, bestie e schiavi a sufficienza per le nostre necessità. Io ho visto che dovremmo restarne fuori, da questa guerra, e che per noi non può venire nulla di buono dall’impicciarci nelle beghe del Sud. Accarezzami anche lì, come se stessi giocando con un altro uomo, lo sai che mi piace. Born Adamsson mi ha dato ascolto, mi hanno dato ascolto anche quelli che pensano che gli Elfi alla fine usciranno vincitori. E gli Elfi, comunque, sono stati più bravi. Quei due Elfi che adesso sono incatenati nella sala grande del re e che le tue spade usano per il gioco del piacere ogni volta che ne hanno la possibilità sono venuti qui per offrire doni in cambio della neutralità degli Uomini Liberi del Nord; capisci, tutto quello che ci potrebbe servire in cambio di niente, e infatti sia quelli che volevano restare neutrali sia quelli che volevano allearsi con gli Elfi sono stati pronti a seguire la linea di Born Adamsson. Solo un giovane stupido come Adam Bornsson rifiuterebbe un’offerta del genere. Vorrebbe la gloria, vorrebbe magari vedere qualcosa delle Terre Conosciute, non ha mai fatto spedizioni a sud della Frontiera, sono anni che non ne facciamo più da quando sono state distrutte tre famiglie dai guerrieri dei Regni del Sud, chi lo sa, si vede come re di qualche cosa in più della sua famiglia, re di cose e non di persone, insomma, e chissà come gli è venuto in mente. Più a fondo, non aver paura, lo sai che non mi fai male.

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Singolar Tenzone (1)

“Ho convinto Era Irasdottir ad ammettere di aver commesso un errore, mio signore, e ad accettare, alla fine della campagna, una punizione di venti giorni di fortezza e dieci frustate in pubblico, ma questo non ci autorizza a compiere una strage contraria a tutte le leggi. Anche se ha sconfitto quella ragazzina dei Boschi, non abbiamo certamente il diritto di uccidere tutti i suoi soldati”.
Belladonna parlava in tono tranquillo, cercando di mascherare l’irritazione: la discussione col colonnello Samel stava facendo perdere all’armata Nera altro tempo prezioso.

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