La battaglia: tramonto (13)

Con il potere ancora rafforzato da quel contatto, Belladonna prima vide i lancieri della Regina Nera che, per manipoli, conducevano lungo la strada gruppi di Elfi nudi e sconfitti, incitandoli con piattonate e colpi col manico delle lance, poi finalmente trovò la via verso il comando ed il potere di Rebon che proteggeva le celle in cui erano rinchiuse in una la Regina, nell’altra le due Streghe, guardate a vista da Toson. Le Streghe, invece che incatenate, erano appese ad un complicato intreccio di funi che le costringeva in posizioni dolorose ed oscene, le braccia e le gambe strappate in direzioni opposte, le succose vagine spalancate: bendate ed imbavagliate, per quanto vicine fossero, sembrava ragionevole credere che non fossero riuscite a comunicare.

Grazie al potere riuscì a leggere nella mente delle Streghe ed ebbe la conferma di un barlume di sospetto che la aveva sfiorata già più volte: era una buona ragione per affrettarsi. L’Elfa infatti sapeva che, obbedendo ai suoi ordini, le Streghe non erano ancora state sottoposte ad un rigoroso interrogatorio e probabilmente neanche tra i tormenti che i più creativi tra i boia della Regina Nera potevano infliggere loro avrebbero mai parlato. D’un lampo, decise inoltre che le avrebbe lasciate alla mercé di Toson e poi le avrebbe fatte silenziosamente uccidere, che confessassero o meno: sapeva altrettanto bene che, dopo le perdite e le sofferenza causate dalla Guerra della Regina i Regni degli Uomini non erano in grado di affrontare una armata di Streghe che venisse a vendicare le sorelle giustiziate in pubblico per spionaggio.

Belladonna continuò la sua esplorazione fino alla cella della Regina, che, invece, era appoggiata alla parete della cella, sotto una piccola finestra chiusa da fitte sbarre: sembrava dormire, gli occhi chiusi, la labbra carnose socchiuse sui denti madreperlacei in una specie di sorriso, le braccia strette attorno al busto come per riscaldarsi, in una postura che metteva in evidenza il seno di cui andava così fiera e che sembrava ancora più grande e bello, mentre si gonfiava di latte; l’Elfa ritrasse il suo potere, incerta sull’effetto che avrebbe potuto avere sulla Regina. Poi prese coraggio e lo fece avanzare con cautela, come un esploratore che ad ogni passo faccia attenzione a dove pone gli scarponi per non far rumore nella terra di nessuno ed in presenza del nemico; e finalmente il nuovo potere di Belladonna sfiorò la pelle nuda della Regina che ebbe un piccolo sobbalzo, come se qualcosa l’avesse disturbata durante il sonno, prima di immobilizzarsi di nuovo.

L’Elfa si rese subito conto che in realtà la Regina non dormiva: il potere di Rebon la aveva rinchiusa in uno spazio nel quale stava vivendo una vita diversa come in un sogno, ed ottenendo tutto quello che desiderava. In quello stesso momento, e Belladonna lo vide che se fosse stata presente, la Regina stava giocando al gioco del piacere con Toson, e nel suo sogno continua a raggiungere il piacere grazie all’enorme ed inesausto membro virile del gigantesco lanciere nero.

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