La battaglia: tramonto (12)

“Dovrai imparare a chiamarmi mia signora, farfallina, che io sia il tuo ufficiale in comando o la tua padrona secondo le leggi di guerra”.


“Ti prego, mia signora”, ripeté obbediente l’Elfa bionda, e poi la voce le si strozzò in gola: nell’ano fremente Belladonna aveva affondato con vigore il turgido membro impalando profondamente la sua amante e schiacciandola ancora di più sul terreno.

“Eri davvero pronta per me, farfallina”, disse Belladonna all’orecchio della Bastarda mentre spingeva e cercava la posizione migliore, aderendo contro la schiena e le reni di questa, “questa era una cosa che avevo sempre desiderato farti, e non ho mai potuto, perché questo potere controllava me e non me lo aveva mai concesso”. Trovata che ebbe la posizione più comoda, si prese una piccola clessidra per apprezzare il calore accogliente delle viscere attorno al turgido membro prima di cominciare a muoversi nel corpo della Bastarda. La quale, senza fiato e senza voce, strinse i denti e chiuse a pugno le dita mentre il piacere ed il dolore mescolati la colpivano in ogni parte del corpo irradiandosi dall’ano così duramente penetrato e posseduto; Belladonna spingeva sempre più forte e sempre più in fretta e finalmente le strappò i gemiti, prima sottovoce, poi sempre più forti, che desiderava sentire e nei quali riconosceva sia lamenti di dolore che sospiri di piacere; e finalmente prese a gemere a sua volta per le sensazioni che il corpo della Bastarda le causava. Belladonna si controllò ed iniziò ad accompagnare le spinte con ruggiti che venivano più dal corpo che dal potere, la Bastarda gemeva più rumorosamente ad ogni colpo che riceveva e finalmente l’Elfa bruna emise un ultimo ruggito che era più un grido di vittoria e spruzzò con violenza il succo nel corpo della sua preda, che lo accolse con un ultimo sottomesso gemito in cui il piacere aveva chiaramente sopraffatto il dolore.

Schiacciata dal peso dell’amante, la Bastarda tremò a lungo per i brividi che quel piacere inconsueto le avevano causato, prima di spostare appena il capo e rivolgersi a Belladonna: “Mia signora, hai spruzzato il succo dentro di me? Come è stato possibile?”.
“Che tu sia una mia prigioniera o uno dei miei lancieri dovrai imparare che non puoi rivolgerti a me senza essere interrogata, farfallina”, rispose l’Elfa bruna in tono severo, “e sarò lieta di insegnartelo. Comunque, sì, è una parte del mio potere che ancora non capisco”.
“Comanda, mia signora”, replicò in tono più che sottomesso la Bastarda, “è più che giusto che io obbedisca”.
“Sì, obbedirai e ti piacerà: è una cosa che ho imparato ed insegnato negli ultimi tempi”. Detto questo, molto lentamente, quasi con riluttanza, Belladonna si staccò dalla Bastarda fino a rialzarsi in piedi torreggiando sull’Elfa bionda ancora stesa con il viso nel fango, le brache calate a mostrare il fondoschiena e l’ano dilatato dal quale, assieme al succo del piacere spruzzato copiosamente da Belladonna, colava qualche goccia di sangue. A quella vista l’Elfa bruna si sentì nuovamente riempita dal potere; quasi meccanicamente, come obbedendo a degli ordini che soltanto lei poteva sentire, Belladonna estrasse la spada lunga e la impugnò a due mani, per appoggiarne la punta sulla nuca scoperta della Bastarda, fino a far uscire dalla pelle appena lacerata un’altra goccia di sangue. La Bastarda, obbediente e domata, non si mosse. E non si mosse neanche quando sentì il freddo acciaio affilato sulle natiche e poi a contatto della succosa vagina.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.