La battaglia: tramonto (11)

Belladonna aveva trovato i capezzoli eretti della Bastarda e cominciato a tormentarli: l’Elfa Bionda era assalita su due fronti e decise presto di capitolare: “Fermiamoci qui, Morwen, e prendimi, subito, e con tutto la forza che vuoi, come e dove vuoi, perché non posso attendere più per il desiderio che mi ha invasa”.

“Ne sei sicura, farfallina? Per come mi sento, non sarò certamente gentile, delicata e dolce come sono sempre stata con te”.
“Ne sono sicura, Morwen. Sono tua prigioniera, che tu lo voglia o no, quindi serviti di me come più desideri per diritto di vittoria e di cattura”. E non appena pronunciata questa frase, la Bastarda fermò il cavallo e scivolò elegantemente a terra per poi inginocchiarsi sul bordo della strada, le mani intrecciate dietro la nuca, il busto eretto ed il capo rivolto verso il basso. Era la posizione che gli Elfi imponevano ai prigionieri quando li radunavano prima di avviarli verso le retrovie e le fortezze in cui avrebbero passato un lungo e sgradevole periodo.

Belladonna si sentì ancora più infiammata a quella vista. Malferma sulle gambe che tremavano per l’eccitazione ed il desiderio più che per i postumi della ferita scese a terra a sua volta, in maniera decisamente più goffa, e si pose in piedi alle spalle della sua prigioniera. Con un unico gesto, mosse le dita della mano sinistra e snudò Sorriso Solitario per appoggiare delicatamente la lama contro la gola pulsante dell’Elfa bionda.
“Farfallina, tu non mi conosci abbastanza. Ho preso gusto a servirmi dei prigionieri: e mi servirò di te come mi servo degli altri, visto che ci tieni tanto. Attenta a come ti muovi, Sorriso Solitario a volte sembra avere vita propria”.

La Bastarda non fece in tempo a rispondere. Belladonna la spinse a terra, sempre tenendo la lama del coltello a contatto della pelle sottile della sua antica amante, fino a che l’Elfa bionda non si trovò col viso quasi immerso nel sottile strato di fango sul ciglio della strada. Solo allora l’Elfa bruna ripose Sorriso Solitario nel fodero e ponendo un ginocchio sulle reni della bionda parlò ancora, a voce molto bassa: “Noi teniamo gli Elfi prigionieri nudi, farfallina. Chissà, avrei davvero dovuto aggiogarti con gli altri al carro che adesso sarà già arrivato al nostro Comando”.
“Ti prego, Morwen”, rispose la Bastarda, la bocca nel fango, “non farmi aspettare ancora”.
“Dovrai chiederlo più umilmente di così”, replicò Belladonna e, con gesto deciso, afferrò alla vita le brache dell’Elfa bionda e le tirò giù, a scoprire le natiche e parte delle cosce. La Bastarda fu presa da un tremito in tutto il corpo, mentre Belladonna affondava due dita dentro di lei, prima nella succosa vagina, poi nell’ano. Sentendo la Bastarda fremere e contrarre tutti i muscoli, anche quelli più nascosti, Belladonna sorrise di nuovo.

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