La battaglia: tramonto (9)

“Ti piace guardare, mago? Finché sei nella mia testa mi sembrerà di avere un pubblico”.
“A te piace usare quel piccolo Barbaro come una donna davanti alla sorella: quale sarebbe la differenza?”.


“Mi dà molto piacere la preoccupazione della sorella per il dolore che infliggo al fratello, ed è parte della mia vendetta per le vite di Jon Jonsson e Ana Larsdottir. Una vendetta che mi dà molta soddisfazione, non lo nego. Ma tu, mago, sei davvero un estraneo. Piuttosto, hai forse usato il tuo potere quando ci siamo conosciuti? Ne hai approfittato per divertirti mentre usavo quella puttana, quella Loreen, dopo averla pagata con la moneta della Regina Nera?”.
“All’epoca io preferivo gli uomini, Morwen. E li preferisco ancora: se adesso puoi controllare il tuo potere e puoi esibire un turgido membro, forse potrei essere interessato a te”.

Belladonna provò a ribattere ma il mago continuò a parlare nella sua mente: “Ho una moglie ed un’amante, è vero, e si tratta sia di un matrimonio dinastico che di un rapporto di convenienza reciproca; insomma, come quello che avrebbe dovuto fare la tua Regina prima di scatenare la guerra, e non dopo. Però ho tanto da fare che non tocco più Sim e Sem da tantissimo tempo, e loro hanno scoperto di preferire le giovanissime Barbare che vengono ad arruolarsi: le prendono assieme, è il nuovo rito di iniziazione dell’Armata. E adesso, Morwen, dovresti davvero occuparti della tua Elfa. Peccato che tu le abbia tagliato i capelli, e così male: affidala a Rebon non appena arrivate al comando, ci penserà lui a renderla di nuovo bella”. E con una risata che rimbombò nel cervello di Belladonna Hidenseek abbandonò la presa e sfuggì a quella dell’Elfa.

“Morwen, a cosa stai pensando?”. Belladonna si scosse alla voce della Bastarda, e trovò il modo di rispondere a tono: “A te, farfallina, ed a tutto il tempo che abbiamo perso”. Si era voltata per rispondere e vide la sua antica amante che le sorrideva, le labbra semiaperte; era un altro segnale dei tempi in cui si incontravano in pubblico, voleva dire che desiderava un bacio.
“Morwen, vedo che ancora zoppichi: non è giusto che tu debba camminare. C’è posto per due, su questo cavallo”.
“Sai bene, farfallina, che non sono molto pratica di queste cose: solo se lo conduci tu”.
“Sono pronta a condurre tante cose, Morwen. Monta dietro, io penserò al cavallo se tu penserai a me”.

Belladonna salì goffamente in sella, alle spalle della Bastarda, e si strinse alla sua antica amante reggendosi forte ai fianchi di lei. Sotto le dita, attraverso la ruvida tunica insanguinata tolta ad un ufficiale ormai morto, sentì la familiare, elastica e solida consistenza del corpo di lei, dal quale tanto piacere aveva ottenuto, e improvvisamente, dopo tutte le lunghe clessidre trascorse, la stanchezza e il dolore che ancora sentiva nella ferita che si stava richiudendo, sparirono per lasciar posto al desiderio. E col desiderio Belladonna evocò nuovamente il potere, mentre la stretta delle sue dita divenne più forte, sino a strappare un lamento all’Elfa bionda.

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