La battaglia: pomeriggio (4)

Una mano si appoggiò sulla spalla dell’Elfa, ancora sdraiata a terra, col fiato corto e dolori in ogni parte del corpo; in altre circostanze Belladonna avrebbe reagito con un balzo, una stoccata di Sorriso Solitario, un pugno o una testata, stavolta si limitò a sobbalzare, e si accorse che era la guida, con il viso insanguinato, che si chinava su di lei, tra le mani una lunga striscia di stoffa.

“Mia signora, devo bendarti la gamba, altrimenti perderai troppo sangue e con questo la vita”.
“Non c’è tempo. Bisogna fermare la carica dei lancieri, aiutami a rialzarmi”.

La guida non fece domande e sostenne l’Elfa che, di nuovo, si alzò in piedi e si accorse di riuscire a reggersi da sola. Un’occhiata bastò a Belladonna per capire che non c’era più tempo da perdere: con le punte delle lance barbare quasi nelle reni gli Elfi si erano fermati e stavano vendendo cara la pelle, l’impeto di Lana Mastdottir e dei suoi lancieri si era arrestato contro il disperato coraggio dei fanti armati alla leggera che colpivano e si disimpegnavano in uno spazio ristretto, sul bordo della strada, appoggiandosi agli arbusti, alle rocce sporgenti, ad ogni piega del terreno. C’erano già i corpi di due Barbare sul terreno, le altre avevano perso l’allineamento e buona parte della fiducia: non del coraggio, a gruppetti di due o tre venivano avanti mettendosi a rischio di essere colpite ai fianchi e senza preoccuparsene.

“Tu stai bene, ragazzo?”, chiese Belladonna. La guida annuì prima di rispondere:
“Il sangue non è mio, è quello di un Elfo cui ho rotto il naso con una testata prima di tagliargli la gola. I tuoi ufficiali, mia signora, non sono stati così fortunati, purtroppo”. Il contadino indicò un cumulo di corpi a due passi da loro, tuniche brune e color sottobosco mischiate assieme.
“Corri da Lana Mastdottir, ragazzo, e ordinale di piazzare i lancieri a difesa, e subito. Lasciami qui, e dammi quella benda, posso fare da sola”.

La guida annuì di nuovo prima di obbedire e lanciarsi di corsa verso la prima linea dello scontro, lì dove la robusta Barbara stava cercando di raggruppare i suoi lancieri; Belladonna ne riconobbe il potere prima ancora di individuarla, poi la vide che stava eseguendo l’ordine prima ancora di averlo ricevuto; si concesse il lusso di guardarsi attorno con calma per una piccola clessidra e si diresse poi verso l’Elfo che era ancora in ginocchio a pochi passi da lei, le mani sulle orbite vuote, e attraverso le dita colavano ancora gocce di sangue e di strana materia chiara. L’Elfa si accorse che la ferita sanguinava molto meno, strinse comunque la fasciatura improvvisata subito sopra il taglio ed ebbe la soddisfazione di vedere il flusso che si fermava all’istante: richiamò alla mente le nozioni apprese dai cerusici militare e constatò che i grandi tubi che portavano il sangue nel corpo erano ancora intatti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.