La battaglia: pomeriggio (2)

La cosa diventò in realtà un sanguinoso inseguimento. Gli Elfi, vistisi in inferiorità sia numerica che di armamento, ruppero i ranghi ben prima dell’impatto con i lancieri, voltarono le terga e più che battere in ritirata dettero in una fuga precipitosa. Tra fanteria leggera e fanteria pesante una gara di corsa non era in genere proponibile: i lancieri, per quanto in buona forma fisica e ben addestrati, non potevano competere con gli esploratori, per la differenza di struttura fisica e di peso dell’armamento. Fu il gruppetto di esploratori guidato da Belladonna a prendere sul fianco gli Elfi in fuga, in una perfetta manovra ad armi combinate, di quelle che in genere riescono solo sui manuali e, più raramente, nei giochi di guerra a tavolino, ma certamente mai in occasione di manovre sul campo.

Gli Elfi si videro costretti a fronteggiare il nuovo pericolo e scelsero di affrontare Belladonna ed il suo pugno di uomini, nei confronti dei quali erano superiori per numero. Al primo contatto le spade sprizzarono scintille: gli Elfi in fuga avevano pochissimo tempo per spazzare vie l’ostacolo e rifugiarsi nella foresta che si estendeva oltre la strada, e della quale si intuiva l’estensione su un territorio per niente adatto ad una carica di fanteria pesante, lì dove gli Elfi stessi sarebbero stati relativamente al sicuro; il contadino, accanto a Belladonna, riuscì a schivare un affondo mentre l’Elfa affondava la lunga lama nel collo del nemico che era rimasto sbilanciato. Due passi più in là, gli ufficiali della Guardia respinsero indietro gli Elfi e presero a spingerli lungo la strada, in direzione del carro che era ancora fermo, abbandonato, il cavallo obbediente all’ultimo ordine impartito con lo strappo delle redini.

Belladonna incrociò la lama con la giovanissima Elfa che, un’eternità prima, aveva chiesto ordini alla Bastarda e che, se pure sembrava inesperta, possedeva agilità e forza nelle braccia in quantità sufficiente a resistere alle prime stoccate. Roteando su sé stessa, Belladonna tenne a distanza un altro Elfo, più anziano e più robusto, e vide che la guida non era più al suo fianco; reggendo goffamente la spada corta il contadino cercava di sfuggire all’assalto di un Elfo piccolo, magro e veloce come lui. Disinteressandosi di tutto il resto mosse due passi interrompendo il gesto bruscamente, inciampò, recuperò faticosamente l’equilibrio perdendo l’allineamento della spada e si interpose tra i duellanti con tutto il corpo proprio quando l’Elfo si lanciava in avanti per l’affondo decisivo.

L’Elfo era più basso di Belladonna ed il colpo che aveva preparato era mirato alla guida, ancora più piccola La spada corta del piccolo Elfo non trovò il bersaglio grosso e raggiunse invece Belladonna alla coscia. L’Elfa già sbilanciata cadde a terra quando la gamba ferita non resse più il peso e trascinò al suolo l’avversario che era avvinghiato a lei e cui stringeva il braccio destro con tutte e due le mani per impedirgli di colpire di nuovo, stavolta a colpo sicuro.

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