La battaglia: pomeriggio (1)

Una strofa dell’inno della fanteria pesante dell’armata Elfica diceva, più o meno: “Quando avanzano i lancieri le Terre Conosciute tremano”. Era nato come artificio retorico, ma Belladonna, quando era ancora Morwen ed era ancora un aspirante, sentiva davvero il terreno tremare sotto i piedi, all’unisono col passo della compagnia di cui faceva parte; marciava, insieme agli altri, sognando il giorno in cui le sarebbe stato affidato il primo manipolo ed in quei momenti era convinta di aver scelto la carriera per la quale era più adatta. Tanto tempo dopo, il suo manipolo era composto da due ufficiali con poca o nulla esperienza di combattimento e da un contadino. Sotto i suoi piedi, però, il terreno scosceso davvero tremava nuovamente. L’Elfa sapeva che finalmente, alle sue spalle, Lana Mastdottir era finalmente giunta ed aveva ordinato la carica ai suoi lancieri, venuti da così lontano per finalmente presentarsi puntuali all’appuntamento.

Belladonna alzò la spada al cielo cupo e la lama brillò grazie ad un raggio di sole che si rifletté su di essa; aveva trovato un varco tra le nuvole che si erano fatte più scure e più basse, e proveniva da ovest: restavano poche clessidre di luce prima del tramonto, e la battaglia doveva concludersi in fretta, pensò l’Elfa. E contemporaneamente ebbe una nuova visione: di nuovo, come fosse uno dei falchi della Regina Nera, vide la foresta, la strada e le compagnie ed i manipoli del Regno Nero pronti ad attaccare i fianchi l’armata Elfica in avanzata.

La carica anche di una sola compagnia di lancieri è spaventosa, se vista dalla parte sbagliata della punta di acciaio delle lance; gli Elfi che pure si aspettavano un attacco ed erano pronti a fronteggiare Belladonna e la sua fanteria leggera, persero immediatamente coesione quando gli ufficiali della Guardia, il contadino e l’Elfa, senza nemmeno bisogno di consultarsi, si allontanarono l’uno dagli altri e tutti si spostarono lateralmente per non intralciare le Barbare che, disposte in doppia linea, venivano avanti non di corsa ma nemmeno al passo, in una specie di trotto che consentiva loro di risparmiare il fiato e contemporaneamente di rendere più forte l’impatto col nemico.

Belladonna ammirò la preparazione fisica delle Barbare, che consentiva loro di caricare con le lance perfettamente dritte e parallele; contemporaneamente si rese conto che erano anche perfettamente addestrate e mantenevano un ottimo allineamento; all’estremità della prima linea, Lanas dettava il ritmo, la spada bastarda tipica degli Uomini Liberi tenuta a due mani. Dovette resistere alla tentazione di affiancare la compagnia all’attacco: per Lana Mastdottir sarebbe stato più un insulto che un gesto di genuina ammirazione, da lanciere a lanciere, ma decise di non poter restare fuori dallo scontro. Seguita dai superstiti del suo manipolo si mosse per aggirare la traballante linea degli Elfi e tagliare loro la ritirata, o meglio la via di fuga.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.