La battaglia: mezzodì (14)

Lana Mastdottir rimase immobile per la sorpresa e si rifugiò nell’addestramento formale, irrigidendosi nel saluto per passare alla posizione di rispetto, imitata dalle sue compagne; meccanicamente Belladonna ricambiò il gesto di cortesia militare, e restò in attesa, i sensi all’erta. La Barbara fece due passi avanti, assunse nuovamente la posizione di rispetto e fece per mettersi a rapporto, mentre in maniera un po’ disordinata la sua piccola compagnia si schierò su due linee proprio dietro il precario riparo degli alberi che avrebbero dovuto proteggere la ricognizione dell’Elfa e della sua guida, che finalmente aveva sciolto l’abbraccio con l’altro contadino e, assieme a lui, affiancò Lana Mastdottir assumendo una più approssimativa posizione di rispetto.

Belladonna riuscì a non sorridere: le due guide erano più piccole dell’ufficiale dei lancieri e addirittura sembrarono sparire quando l’alta e giovane Barbara si avvicinò al terzetto, senza ringuainare la spada lunga. Lana Mastdottir cominciò la formula di rito per presentare la forza, uguale in tutte le armate delle Terre Conosciute e Belladonna la interruppe con un gesto secco.

“Non abbiamo tempo per questo, Lanas, il nemico sarà qui a breve ed ho bisogno di te”. L’Elfa aveva rapidamente ideato un piano e lo spiegò in poche parole: “Noi li attaccheremo sul fianco, poi ripiegheremo e li attireremo verso di voi. Non fate prigionieri”, e mentre la robusta Barbara ancora salutava e provava a schierare i suoi lancieri nel modo migliore, Belladonna raggiunse di corsa i suoi soldati, seguita dalla guida che, alla fine, respirava affannosamente, più per la paura che per la corsa.

Gli ufficiali della Guardia sono per definizione disciplinati e quelli agli ordini di Belladonna non facevano certamente eccezione; l’Elfa li informò del cambiamento di piani e dette loro le indicazioni del caso, senza tacere che, nonostante le apparenze, il loro compito diventava più difficile e pericoloso. Disimpegnarsi combattendo era considerata una delle manovre più delicate, soprattutto se doveva essere compiuta da un piccolo gruppo tattico. Belladonna dispose gli ufficiali della Guardia a coppie, affinché si sostenessero a vicenda, e le coppie a scacchiera, perché non si ostacolassero durante la ritirata: accanto a sé tenne il piccolo contadino che sembrava aver perso l’abbronzatura che ne aveva reso il viso calloso e scuro come una noce ed appariva, invece, pallido e liscio come l’acciaio elfico della spada che teneva in pugno.

“Siete pronti?”, chiese Belladonna a voce bassa, ed i suoi uomini, dietro il precario riparo di qualche arbusto, risposero ad una voce: “Sì, mia signora”, proprio mentre dalla curva della strada apparvero gli Elfi.

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