Prima della battaglia (18)

La fermò la voce della Regina. “Sei molto bello, sai? Mi piacciono gli ufficiali, porti una bellissima uniforme, ho voglia di giocare al gioco del piacere con te. E tu, mi trovi bella?”. Belladonna si bloccò lì dove era, ad un niente dalla pelle bianca e morbida, richiamata alla realtà dal potere che in qualche modo le imponeva di non toccare la Regina per proteggerla e proteggersi. Allo stesso tempo, da molto lontano, sentì rimbombare la voce di Hidenseek.

“No, Morwen, ferma dove sei. Tu vedi il riflesso del potere della Regina, allontanati. Puoi avere Lana Mastdottir, stasera, puoi avere chiunque altro, ma non la Regina”.
“La Regina vuole un uomo. Dobbiamo accontentarla?”, provò a chiedere l’Elfa: era la prima volta che riusciva a comunicare con il mago senza amplificare il proprio potere con quello di Lana Mastdottir, la Barbara che era comunque accanto a lei, o giocando al gioco del piacere con il giovane Barbaro che era diventato il suo favorito.
“Sei sorpresa? Il tuo potere ora è molto più forte e devi stare molto più attenta: potresti avere difficoltà a controllarlo, e domani ci sarà battaglia. Sì, accontenta la Regina, trova un lanciere vigoroso e privo di ogni potere e lascia che prendano tutto il piacere possibile: non è solo il potere della Regina, in questo momento, che agisce ancora, ma la natura stessa”. La voce del mago si spense di colpo nella mente di Belladonna, prima che l’Elfa potesse replicare.

“Hai paura di me, bell’ufficiale? Non devi. Sono molto brava e prenderemo molto piacere assieme”, riprese la Regina. “Sono certa che hai un gran bel membro virile, sotto quelle bellissime brache nere. Io posso farlo diventare turgido e potente con le labbra, la lingua ed il seno, e poi potrai penetrarmi in ogni modo”. La Regina protese le mani come per abbracciare l’Elfa che le sfuggì facendo due passi indietro.
“Davvero non mi vuoi, bell’ufficiale?”, continuò la Regina, “Non sono abbastanza bella per te? Guardami bene, dove potresti trovare un seno colmo come questo”, e prese ad accarezzarlo, “pensa a come potrei accogliere qui il tuo membro virile”.
Belladonna dovette sforzarsi per resistere alla nuova ondata di desiderio: voleva a tutti i costi toccare il corpo fremente delle Regina, stringere a piene mani le grandi tette sode ornate dai lunghi capezzoli eretti puntati verso di lei, affondare le dita nei fianchi carnosi, baciare e leccare la succosa vagina ancora coperta di sangue.
“Non posso, mia cara”, riuscì finalmente a rispondere, “porta sventura giocare al gioco del piacere in questo momento della luna. Ma posso fare qualcosa per te”. E porse alla Regina Sorriso Solitario, la lama nuda, dalla parte dell’elsa.
La Regina guardò ammirata il lungo pugnale, e passò di nuovo la lingua sulle labbra piene. Poi rispose: “E’ molto bella, quest’arma. Ma temo sia fredda, mentre la tua arma deve essere bollente, lo leggo nei tuoi occhi”.
“No, non è fredda. Prima puoi provare a baciare l’elsa, e farmi vedere quanta ne riesci ad inghiottire. Non ti va di giocare così?”.

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