Prima della battaglia (15)

Contemporaneamente la Regina gridò, forte, e Belladonna si accorse che tra le sue gambe si era formata una pozza di liquido. Rebon ed il cerusico si fermarono incerti sul da farsi, e fu proprio Lanas a muoversi con tutta la velocità possibile ad un corpo tonico e ben allenato. In due balzi la Barbara raggiunse la Regina, si inginocchiò davanti a lei e tese le braccia verso il ventre rigonfio.
“Tenetela forte”, disse Lanas sovrastando i lamenti della Regina, “il bambino sta nascendo”, e riuscì a mala pena a concludere la frase prima di trovarsi tra le mani un neonato scalciante.


“Tenente, la tua spada, presto”, disse la Barbara senza voltarsi, e continuò all’indirizzo di Rebon e del cerusico che trattenevano la Regina che ancora urlava di dolore: “Fatela sdraiare per terra, molto lentamente”.
La Barbara si accovacciò seguendo il movimento della Regina che, aiutata da Rebon, si distese sulla schiena, tenendo ancora le ginocchia alte e le cosce ben aperte; reggendo con attenzione il neonato, ancora legato alla madre dalla fune della nascita, Lanas sollecitò di nuovo l’ufficiale della Guardia: “Tenente, ora è il momento giusto, devi tagliare la fune, e subito”.
L’ufficiale spostava gli occhi dalla Regina alla Barbara con il fagotto insanguinato tra le mani e sembrava non riuscire a decidersi. Intervenne Belladonna che aveva raggiunto Lanas: “Tenente, è un ordine. Fallo e salva la Regina”.
Gli effetti dell’addestramento si fecero sentire: il tenente alzò di nuovo la spada corta la cui lama brillò malvagiamente nella luce di lampade e candele, poi cambiò la presa per usarla come un pugnale.
“Taglia qui e qui”, disse la Barbara indicando due punti alla distanza di un palmo l’uno dall’altro, “e tu, mia signora, stringi forte i due monconi della fune, ti prego”. E intanto dette uno schiaffetto al neonato che levò un piccolo strillo e prese a piangere, mentre la fune cessava di contrarsi.

In quel preciso momento dalla porta principale rientrarono gli ufficiali della Guardia, carichi di catene, ceppi e manette, mentre dalla porticina in fondo alla sala fecero il loro ingresso, quasi a passo di corsa, Tessa, Ressa e le due schiave del Nord, rivestite a loro volta della tenuta da campo di Castello Tonante. Tessa e Ressa portavano ora le spade corte, prese probabilmente in prestito dagli esploratori; Belladonna lo notò ed ebbe un piccolo cenno di approvazione. Non solo, Tessa portava a tracolla Sorriso Solitario: l’Elfa avrebbe voluto baciarla per questo.

Gli ufficiali della Guardia lasciarono cadere i loro pesanti fardelli e sguainarono le spade per fronteggiare i lancieri; Tessa e Ressa fecero lo stesso e la sala sembrò pronta a trasformarsi in un campo di battaglia, nel bel mezzo del quale il tenente, pallidissimo, tagliò la fune con due colpi secchi; Belladonna, ancora stringendo i capi della fune, le mani coperte di sangue, urlò: “Fermi tutti, rispetto”, ottenendo il risultano voluto.

Tessa e Ressa, Toson e Rebon, si irrigidirono lì dove si trovavano; anche le due donne del Nord, pure appena arruolate, li imitarono. Gli ufficiali della Guardia si trovarono improvvisamente senza nemici da affrontare ed obbedirono a loro volta all’ordine.

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