Prima della battaglia (14)

L’ufficiale che li aveva perquisiti all’ingresso, e che sembrava il più alto in grado, o almeno quello più pronto ad affrontare le emergenze, puntò la spada corta alla gola di Belladonna, e gli altri si schierarono ai suoi fianchi.
“Mia signora, devi darci subito delle spiegazioni”, ingiunse a voce bassa ma in tono ultimativo.


L’Elfa rispose sullo stesso tono, senza muovere un muscolo e fissandolo negli occhi: “Tenente, stai minacciando un ufficiale superiore armi in pugno ed in presenza del nemico, devo credere che hai una gran fretta di trovarti a Campo Profondo. Deponi la spada e fai spazio al cerusico, la Maestà della Regina sta partorendo”.
L’ufficiale sostenne la sfida di sguardi per un respiro, poi abbassò la spada senza rinfoderarla e fece cenno al cerusico di avvicinarsi. Il giovane, pallidissimo e col fiato corto, gettò appena un’occhiata alla Regina che ansimava ritmicamente, per poi rivolgersi a Belladonna che aveva identificato come la più alta in grado.
“Mia signora”, disse, “non è compito di un cerusico, per questo ci sono le levatrici”.
L’Elfa riuscì a sorridere e rispose: “Non credo che ce ne sia qualcuna qui vicino, dovrai provvedere tu”.
Il cerusico divenne ancora più pallido e deglutì vistosamente e disse con un filo di voce: “Allora, bisognerà far sdraiare Sua Maestà e predisporre acqua bollente e filacce pulite. Il tavolo andrà bene”.
Si intromise Lanas: “Col tuo permesso, mia signora, è meglio lasciare la Maestà della Regina seduta. Così sarà più facile far uscire il bambino. Prima però bisognerebbe aiutarla ad alzarsi in piedi e camminare”.
Belladonna annuì: “Bene, Rebon, facciamo così, pensaci tu con il cerusico”: Poi si rivolse di nuovo all’ufficiale della Guardia: “Tenente, queste due traditrici hanno aggredito la Regina: abbiamo bisogno di catene e ceppi, le porteremo al sicuro per interrogarle”.
Per l’ufficiale della Guardia tutto stava avvenendo troppo in fretta; si guardò attorno, come per consultarsi con i colleghi, poi dette un ordine e due di loro, rinfoderate le spade, girarono sui tacchi e si allontanarono rapidamente.
“Mia signora”, disse finalmente, “mancano due dei tuoi lancieri, mi sembra”.
L’Elfa liquidò la questione con una scrollata di spalle: “Li ho mandati a controllare le altre uscite, ce n’è una qui in fondo”. L’ufficiale si irrigidì in posizione di rispetto ed impallidì visibilmente: si vedeva già nelle mani dei boia. “Non lo sapevi? Per fortuna domani sari in prima linea con me, tenente, se ti comporterai bene potrò dimenticare un bel po’ di errori che hai commesso. Manda i tuoi a dormire, qui ci siamo noi e la situazione per adesso è sotto controllo”.
“Mia signora”, riuscì ad articolare il tenente, “le traditrici devono essere affidata alla Guardia”.
“Giusto, tenente. Però adesso la Guardia della Regina è composta dai miei lancieri ed è comandata da questo alfiere. “Lanas”, aggiunse rivolta alla Barbara che seguiva quasi distrattamente la conversazione e sembrava più attenta alla faticosa passeggiata della Regina, sorretta da Rebon e dal cerusico, attorno all’ampia sala, “sei in servizio da questo momento, non appena ritornano Tessa e Ressa organizza i turni anche con loro”.
“Sì, mia signora”, rispose la Barbara.
“E sarà tua responsabilità la custodia delle traditrici, che non dovranno essere tenute assieme”.
“Sì, mia signora”, disse ancora Lanas, meccanicamente.

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