Prima della battaglia (2)

In realtà la Regina Nera aveva ordinato, nell’immediatezza della notizia ed al colmo della furia, di sottoporre ad interrogatorio rigoroso tutte le persone presenti nel palazzetto occupato da Wissen; non era una cosa da prendersi alla leggera, in genere, avesse confessato o meno, alla fine dell’interrogatorio chi lo subiva non aspettava altro che gli venisse tagliata la gola per interrompere le sofferenze, cosa che i boia della Regina erano contenti di fare dietro pagamento da parte dei parenti più stretti ancora liberi ed in possesso dei propri beni. A parte la Strega sua moglie, però, nel palazzetto della Favorita vi erano solo le puttane in stato di avanzata gravidanza, che erano per di più incatenate ai letti. Quella mattina, i pochi uomini e le donne di fatica che costituivano il modesto gruppo di lavoratori a disposizione del cerusico non erano presenti: mastro Wissen aveva concesso loro una giornata di libertà perché per tutto il giorno precedente e gran parte della notte erano stati impegnati nei preparativi di una nascita con il nuovo sistema del taglio orizzontale, nell’esecuzione della stessa e nella sistemazione e pulizia successiva. Insomma, la nascita era stata portata a conclusione con successo, la puttana era viva e così il figlio, un maschio dalle dimensioni insolitamente grandi, e tutti erano andati a festeggiare occupando spensieratamente il bordello più vicino a spese della Corona.

Belladonna sbatté i tacchi come una recluta ed assunse la posizione di rispetto che aveva imparato a suon di piattonate sulle natiche nella scuola degli Ufficiali più severa delle Terre Conosciute. Il generale Deron non poté fare a meno di annuire in segno di apprezzamento prima che il generale Samel invitasse l’Elfa a mettersi comoda. Per tutta risposta Belladonna si esibì nella posizione di attesa, ugualmente perfetta.

Nonostante la sorpresa degli alti ufficiali nella stanza, c’era un’ottima ragione per un simile sfoggio di addestramento formale: il battito dei tacchi segnalava a Rebon, rimasto alla porta assieme al tenente Gujonnen, la presenza all’interno della Regina e quindi la necessità di proteggere l’ufficiale maggiore dal potere che si addensava all’interno. Lo stesso Rebon, che pure si piccava di tenere in ordine perfetto l’uniforme di Belladonna in qualsiasi condizione, aveva insistito perché si presentasse con la tenuta da campagna sbrindellata e macchiata, e con gli stivali opachi e sporchi del fango raccolto tra la Frontiera e la campagna nei dintorni. In effetti, però, solamente la Regina sembrava impressionata dagli strappi a malapena ricuciti, dalle chiazze scure che potevano essere sia sudore che sangue, e dalla fiera magrezza più che elfica dell’ufficiale.

“Stai comoda, colonnello”, ripeté il generale Samel.

“Sì”, aggiunse il generale Deron, “sta parlando a te e non è un errore. Col permesso della Maestà della Regina, e per l’eccezionale comportamento nelle campagne della Provincia Redenta e del Nord, ti viene conferito il grado di colonnello ed affidata l’intera armata di Castello Tonante, così come rinforzata dagli alleati del Regno dei Boschi”.

Belladonna si irrigidì nuovamente in posizione di rispetto, per poi effettuare un rigido inchino all’indirizzo della Regina, che la fissava con attenzione e che si limitò ad annuire, come se stesse prendendo distrattamente atto di un omaggio dovuto. Ginocchio a terra, Belladonna si rendeva perfettamente conto che in realtà dietro quei penetranti occhi viola la Regina stava concentrando il potere per sfondare le sue difese. Ma il potere dell’Elfa, con l’aiuto di Rebon di cui riconosceva la presenza, era ormai sufficientemente forte e temprato per resistere; non solo, Belladonna riusciva a sentire almeno che la Regina era impaurita per le sorti della guerra, preoccupata per la prossima conclusione della gravidanza ed attratta da lei, come lo era stata la prima volta che si erano incontrate. L’Elfa riconosceva anche, nel desiderio fisico che permeava la Regina, la curiosità per quel potere che non riusciva a controllare e dominare, e mentalmente ringraziò Hidenseek, per le informazioni che le aveva fornito.

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