Avanzata (8)

La puttana trattenne un lamento quando sentì l’olio, caldo ma non bollente, scorrerle sul corpo, sulle mani legate e sulle braccia, sul piede imprigionato dalla stessa corda delle mani e sulla gamba.

“Non temere, non voglio darti fuoco”, disse la Bastarda. “Certo, sarebbe divertente, ma il re ha deciso che ti vuole ancora e questo ti mette al riparo da tante cose. Non da tutte, però: al contrario di quegli stupidi soldati che hanno cercato di domarti, io so bene come punire una puttana senza lasciarle addosso neanche un segno, e ti avverto, se ce ne sarà bisogno lo farò, e per te non sarà affatto piacevole. Stai ferma e zitta, adesso”, concluse.

La Bastarda sapeva cosa fare. Si liberò delle ampie brache dell’uniforme e appoggiò l’inguine sulle mani legate della puttana, che ebbe un piccolo sobbalzo di sorpresa. La Bastarda apprezzò tale reazione, che ne aveva improvvisamente stimolato la succosa vagina, già aperta ed umida, e prese a sfregarsi contro le dita unte e scivolose. Col fiato un po’ corto, dopo qualche piccola clessidra, si spostò impercettibilmente per sfruttare anche il piede della puttana che le titillava in qualche modo l’ano, ma non proprio come avrebbe preferito. Ciononostante poco dopo raggiunse il piacere, annunciandolo con un grido soffocato ed uno strattone alla corda che teneva ancora in pugno; la puttana ansimò in cerca di aria, poi si quietò.

“Non è colpa tua”, sussurrò l’Elfa alla Donna allentando di nuovo il nodo, “la mia amante preferita aveva un corpo diverso e si adattava meglio al mio. Però sei stata brava e sarai premiata”.
“Vuoi liberarmi, mia Signora? Posso dare piacere anche alle femmine, sono bravissima a muovere la lingua e le labbra, me lo diceva sempre mio marito”.
“Mi piaci di più così”, tagliò corto la Bastarda, che ancora troneggiava, a gambe larghe, sul corpo della puttana, “e così posso riscaldarti come si deve”. Trasse un respiro e fece uscire dal suo corpo tutto quello che doveva uscire, innaffiando la puttana a lungo.

“Ti darò anche da mangiare, ma più tardi”, concluse, “per ora riposati, poi ricominceremo: ho gli scarponi infangati e voglio proprio vedere come riuscirai a lucidarli con la lingua”.
La puttana chiuse gli occhi per un attimo, poi li riaprì spalancando la bocca per la sorpresa di quello che stava provando. La Bastarda sorrise di nuovo, soddisfatta, prima di commentare: “Non puoi nasconderlo, solo l’idea ti piace. Per questo avrai più di un premio”.
“Sì, mia Signora”, rispose la puttana, ed appoggiò le labbra sulla tomaia dello scarpone che l’Elfa aveva piazzato al posto giusto, proprio un dito più lontano, quello che bastava per costringerla ad allungare il collo così da far serrare appena un po’ il cappio. Semisoffocata, la puttana baciava e leccava il cuoio pesante dello scarpone e sentiva la succosa vagina diventare gonfia e bagnata, sempre di più col passare del tempo. Incurante della corda che la legava, incurante della tensione dei muscoli e del dolore ai polsi, alla caviglia ed in tutto il corpo, la puttana si avvicinava al piacere sempre di più.

La Bastarda seguiva con attenzione i movimenti della puttana; con i suoi sensi di Elfa, sentiva che l’odore emesso dal corpo della sua prigioniera progressivamente mutava. Proprio nel momento giusto sottrasse lo scarpone alla puttana che emise un lamento di dolore e delusione, ricacciata indietro ad un passo dal piacere.

“Non è cosa giusta che una puttana raggiunga il piacere prima e di più della sua Signora”, disse l’Elfa in tono tranquillo, “e poi lo scarpone ora è lucido e pulito. C’è l’altro, però, che ha bisogno delle tue cure”.
“Ti prego, mia Signora”, disse con un altro lamento la puttana.
“Così mi piace. Sei davvero sprecata per il re, che non apprezzava queste raffinatezze. Ti lascerò raggiungere il piacere e dopo, per il mio piacere, ti frusterò a lungo. Avanti, mettiti al lavoro”.

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