Avanzata (6)

La puttana, prosternata a terra, sentì il peso dello scarpone alleggerirsi e riprese a respirare più facilmente. Sentì anche la voce dell’Elfa, rivolta a lei in una corretta lingua comune, assolutamente priva di accento.

“Adesso verrai con me, ho voglia di divertirmi anche io”. E siccome la puttana cercava di alzarsi in piedi, la Bastarda calcò di nuovo con lo scarpone. “No, non ne hai bisogno, camminerai a quattro zampe, la mia tenda non è lontana”, disse l’Elfa, coprendosi con il mantello che aveva in precedenza nascosto la puttana agli occhi delle guardie.

La puttana borbottò qualcosa che poteva essere una maledizione o un ossequio, il tutto però reso irriconoscibile dall’accento rustico e dalla bocca schiacciata a terra; la Bastarda Reale non perse tempo. Estrasse la spada corta dal fodero e colpì il culo esposto della puttana con una piattonata, non troppo forte ma abbastanza d far sobbalzare la vittima, che riuscì a rispondere in maniera comprensibile: “Come comandi, mia signora”.

L’Elfa sorrise, salutò con la spada re Szibelis e guidò la puttana fuori dalla tenda, incitandola con qualche altra piattonata sulle natiche. Il percorso era di pochi passi, ma la puttana alla fine era intirizzita e coperta di fango; provò a protestare e ne ebbe in cambio uno sculaccione che la fece urlare di dolore e la mise a tacere.
“Gli Uomini tengono le puttane nude, e fanno benissimo”, disse l’Elfa dopo aver ordinato alla puttana di stendersi pancia a terra. “Non c’è ragione di equivoco, sai con chi hai a che fare e cosa puoi aspettarti. Unisci i polsi dietro la schiena e tieni la faccia a terra, non ho voglia di farti troppo male; o almeno non ancora”.

Terrorizzata, la puttana obbedì e la Bastarda, con la abilità data dalla pratica, le legò i polsi con una spanna di ruvida corda; stringendo il nodo fino a far penetrare la canapa nella carne, aggiunse: “Devi aver impressionato il mio re, ma adesso tocca a me impressionarti. Ti farò provare qualcosa che mi è stato insegnato dalla mia amante preferita”. La puttana soffocò un nuovo lamento e rimase immobile mentre l’Elfa le stringeva attorno al collo un altro pezzo di corda, appena più lungo ed altrettanto ruvido.

“Non temere, non ho intenzione di ucciderti, solo di controllare il tuo respiro. Ho scoperto che è più bello quando si raggiunge il piacere così”. Poi, in tono più salottiero, passando il filo della spada corta dalle natiche alle caviglie della puttana, aggiunse: “Mi piace l’odore di Donna che hai lasciato sul mantello e che sento uscire dal tuo corpo. E’ diverso da quello delle femmine della mia gente, e mi eccita: soprattutto adesso, che è mischiato a quello della tua paura”.

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