Avanzata (5)

La puttana obbedì; il re degli Elfi si trovò ad ammirare il culo rotondo sotto il quale, come un frutto, si apriva la succosa vagina. “Faccia a terra, adesso, e mani dietro la schiena”, ordinò ancora la Bastarda; la puttana obbedì di nuovo e l’Elfa appoggiò senza troppa delicatezza la suola dello scarpone sul collo lasciato esposto dai capelli che si erano spostati in avanti, a nascondere la faccia della donna.

“Comanda, maestà. E’ meglio se la prendi così, per la tua sicurezza”. La Bastarda sorrise premendo più forte sul collo della puttana che prese a lamentarsi. “Mi sembra abbastanza eccitante, non dovresti aver bisogno di altro”.

Re Szibelis si rese conto che sua figlia aveva ragione. La sottomissione di quella puttana sconosciuta, dal corpo così diverso da quello elegante e sottile delle Elfe, lo aveva colpito al punto da rendere turgido il membro virile sotto le brache, che aveva cominciato a pulsare in maniera quasi dolorosa.

“Comanda, maestà. Potrebbe addirittura sembrare la Regina, non è vero? Prendila e celebra in breve anticipo la tua vittoria”. La voce della Bastarda era diventata un sussurro insinuante, quasi stesse sussurrando parole d’amore in Alto Elfico, al quale si sovrapponevano i gemiti della puttana, inframmezzati da qualche insulto nella lingua comune degli Uomini, con un pesante accento che rendeva le parole quasi incomprensibili.

“Comanda, maestà. Prendila nell’ano e falla urlare, qui e subito; queste donne sono abituate ad essere trattate così, anche questa puttana prenderà il suo piacere”.

Re Szibelis non ebbe bisogno di altro, in un lampo estrasse dalle brache il membro, tanto eretto e rigido da puntare verso l’alto, più come quello di un giovane che di un Elfo ormai avanti nell’età, con una sola spinta si aprì la strada nell’ano della puttana e rimase sorpreso dal non trovare alcuna resistenza. La puttana aveva inghiottito il regale membro per tutta la sua considerevole lunghezza senza opporsi e senza provare, o almeno palesare, alcun dolore.

L’Elfo rimase fermo, godendosi la sensazione di calore tutto attorno al membro, e tardò a rendersi rese conto che la puttana aveva cominciato a muoversi con tutto il corpo, ondeggiando sulle ginocchia e contemporaneamente spostando il culo in senso contrario. Poté resistere solo poche piccole clessidre: mordendosi le labbra spruzzò a lungo il succo nell’ano così accogliente di quella puttana tanto esperta.

Le gambe un po’ molli, re Szibelis si rialzò faticosamente, gli occhi fissi sulle natiche tonde della puttana che aveva appena usato, sentendo su di sé il peso dello sguardo della figlia. Incapace di resistere, fregò ripetutamente il membro, ormai non più rigido, sulla carne esposta, accompagnando il gesto con una sonora sculacciata. La puttana si agitò ed emise un mugolio di protesta; per tutta risposta la Bastarda Reale calcò ancora di più lo scarpone sul collo esposto, dicendo:
“Comanda, maestà. Vuoi che la punisca per la sua impertinenza?”. Le parole erano severe, ma il tono divertito la smentiva. La puttana, che palesemente non capiva l’Alto Elfico ma sentiva il peso che le rendeva sempre più difficile respirare, tacque e si immobilizzò nuovamente.

“No”, rispose re Szibelis, recuperando la propria dignità. “No”, ripeté, “preferisco averla ancora a disposizione; la porteremo con noi”.
“Comanda, maestà. Sarà mia cura educarla, domani sera sarà molto più disciplinata, e intendo cominciare subito”. La Bastarda ormai rideva apertamente del reale padre, che con un certo rimpianto aveva infilato il membro virile nelle brache e prese a sorseggiare una coppa di vino abbandonata sul tavolo.

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