Cavalli e mazze (5)

“Non provare a muoverti, Elfo, sei ancora troppo debole. Sei rimasto a dormire per tre tramonti, e alcuni di noi non pensavano che ti saresti svegliato”.

Angoer obbedì e si abbandonò rilassando i muscoli. I dolori gli dettero tregua per un istante, poi si concentrarono nelle braccia, nelle gambe e nella faccia; l’Elfo non riuscì neanche a lamentarsi, e sì che avrebbe voluto parlare e chiedere alla Barbara cosa fosse accaduto e cosa sarebbe stato di lui.

La voce della Barbara si fece più bassa e più vicina.

“Quando sei caduto molti hanno gridato di prenderti vivo, ma Other Othersson non è mai stato famoso, nella Famiglia, per la sua prontezza di riflessi. Ti ha spezzato le braccia e poi ti ha colpito di nuovo in faccia. Elfo, davvero dovresti ringraziare Isoed Ragnarssdottir per avergli dato una spinta, altrimenti adesso saresti da qualche parte a congelarti in attesa della fine dell’inverno. In questa stagione non si possono seppellire i morti e certamente per te non avremmo sprecato legna o fango per il rogo”.

Angoer provò ad annuire ma non ci riuscì.

“Ti ho detto di non muoverti, Elfo. Non voglio che vada sprecata la mia fatica e quella del cerusico. Ti abbiamo rimesso in sesto, io ho usato tanto potere per combattere il tuo dolore e l’emorragia, il cerusico ha consumato un bel po’ di polveri e pozioni, dopo aver fatto quello che doveva. Ho deciso di dirtelo adesso, ti ha tagliato le braccia fino ai gomiti, e tolto il naso e tutti i denti, per non parlare dell’occhio destro. Ti rimane il sinistro, però, e quando ti toglieremo le bende forse riuscirai a vederci”.

Angoernon voleva credere alle sue orecchie. Le braccia e le mani gli dolevano e pulsavano, non era possibile che fossero state tagliate. Scosse la testa e risvegliò altri mille dolori, in ogni parte del corpo.

“Elfo, ti ho detto di stare fermo: devi imparare ad obbedire. Qui sei a casa nostra, e le regole le facciamo noi. I ladri di cavalli diventano schiavi e un Elfo, sia pure malridotto come te, può sempre essere rivenduto al suo padrone: al disgelo, quando il Generale Inverno si ritira, basta far arrivare alla Frontiera una delle tue orecchie a punta, e stavolta il prezzo sarà più alto perché non potrai lavorare per mantenerti”.

Angoer cercò di riflettere. Cercò di vedersi così come era descritto dalla Barbara dalla voce bassa, e concluse che le mutilazioni del suo generale, in fondo, erano anche più orribili. Re Szibelis non abbandonava mai un suddito, e probabilmente gli avrebbe anche assegnato una rendita, per tacere dei sacchetti rigonfi di monete affidate ai discreti mercanti della Capitale che passavano a fare affari nella Provincia Nuova e messi al sicuro presso il miglior banchiere del Regno Elfico. L’importante era sopravvivere all’inverno a nord della Frontiera, e Angoer era bravissimo nell’arte di sopravvivere, avendola praticata fin dall’infanzia nei bassifondi della Capitale.

“Uccidere due nostri fratelli e divorarli, però, è tutta un’altra cosa”. La Barbara non aveva cambiato il tono di voce, sorprendendo l’Elfo che già stava facendo i suoi piani. “Per questo, non c’è che la morte, nella maniera più lenta e dolorosa che puoi riuscire ad immaginare. So cosa vorresti dirmi, è stato il tuo capo, quello che ci è scappato, e magari puoi aiutarci a catturarlo: niente da fare, Elfo, lo abbiamo cercato per un tramonto intero, ma ci è sfuggito e tu non hai nessuna idea di dove sia, se non che è diretto verso la Frontiera. E questo lo sappiamo già”.

Angoer provò un nuovo brivido di freddo, mischiato ad uno di paura.

“E’ per questo che adesso sei incatenato qui, nella mia casa, collo e fianchi e caviglie, con i migliori ceppi che abbiamo. E se hai un po’ freddo, non meravigliarti: non hai nemmeno uno straccio addosso, ad eccezione delle fasciature. Ti studierò a lungo, per capire come farti più male possibile senza ucciderti. E intendo cominciare subito”.

Angoer provò ad urlare ma non ci riuscì: una lama gelida ed affilata aveva sfiorato il suo membro virile.

“Elfo, ho visto che tu sai molto bene come infliggere dolore. Pensa a tutto quello che hai fatto e cui hai assistito, è l’occasione per provarlo su te stesso. Sono brava come e più di te, ed in più ho il potere per tenerti in vita. Sarà una cosa lunga ed interessante”.

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