La soluzione difficile (4)

“Io ne ho incontrati tre, come vedi. Quanti sono in tutto? Vedo un paio di cavalli, non di più”.
“Nove in tutto i cavalli, per la precisione. Ne ho portati tre con me per caricare i cadaveri, ho rimandato indietro gli altri con due lancieri”.

.
Belladonna rifletté; tre Elfi morti, un prigioniero, più gli altri due trovati nel vecchio accampamento del Re Fuggito. A stare ai cavalli da qualche parte nella notte gelata dovevano ancora esserci al massimo tre Elfi, appiedati e senza rifornimenti.

“Prima di decidere se lasciarli tranquilli ed aspettare che muoiano di freddo e di fame dovremmo scoprire almeno da che parti si sono diretti”, osservò intanto Verkonnen. “Noi abbiamo seguito le tracce, potremmo continuare”.
“E sia, proviamo a fare un po’ di luce”, approvò l’ufficiale maggiore.

Qualche passo più in là, un robusto lanciere con l’accento della capitale della Regina trovò le orme che sbiadivano nel terreno sempre più ghiacciato.

“Puntano verso Sud, mia signora”, commentò Tessa.
“Dovremmo prenderli, ma ora potrebbero essere dovunque”, rispose mortificato Verkonnen. “Mia signora, dovrei essere degradato e frustato, me lo merito”.
“Abbiamo altro a cui pensare, ma ti prometto che non appena possibile metterò in piedi una corte di guerra come si deve solo per te”, sorrise Belladonna. Poi, dopo una breve pausa, concluse: “Salta su uno di quei cavalli e corri da Sirion, riferiscigli quello che è capitato al suo Re, alla sua famiglia ed al Consiglio e avvisalo che ci sono assassini Elfi che si aggirano lungo la strada per il Sud. Se necessario ordinagli a mio nome di raddoppiare le pattuglie e di non muoversi dalla città in cui si trova, di fortificarla per quanto possibile e di aspettarci: lo raggiungeremo appena possibile”.
“Ai tuoi ordini, mia signora”, rispose Verkonnen irrigidendosi in posizione di rispetto. Subito aggiunse: “Con il tuo permesso, mia signora, però così Sirion non li troverà mai”.
“L’idea è proprio questa, Verkonnen. Potrebbe prenderli vivi e far loro domande che prevedono risposte imbarazzanti, non ti pare?”, rispose l’ufficiale maggiore.

Verkonnen annuì, si arrampicò faticosamente su un cavallo e partì ad un trotto sgraziato nel buio.

“Tessa”, ordinò Belladonna, “prendi il comando del manipolo e riportaci a casa. Ma prima fai caricare i cadaveri su un cavallo ed il ferito sull’altro. E portamelo qui, voglio approfittare della passeggiata per fare due chiacchiere con lui”.

L’Elfo era stato buttato con pochissima di grazia di traverso sulla groppa di un riluttante cavallino del Nord e sussultava ad ogni passo. Belladonna si pose sul lato dal quale penzolava la testa del prigioniero, la afferrò per i capelli arruffati e sporchi e si chinò per parlare all’orecchio.

“Non hai avuto il coraggio di farti ammazzare, non trovare adesso quello di tacere, non ti conviene”. Aveva parlato in Alto Elfico, senza il minimo accento. L’altro mosse le labbra sanguinanti sui denti spaccati senza rispondere.

“Per prima cosa, voglio sapere cosa ci facevate qui, in fondo alle Terre Conosciute. Non è posto da Elfi, questo, e neanche da Uomini che non siano Barbari”.
“Dovevamo uccidere il Re dei Boschi”, rispose con voce roca il prigioniero.
“Molto bene. Quanti siete”?
“Non so più. Siamo partiti in quindici, mi pare, la Guardia del generale Wardain, ma forse eravamo di meno, siamo scappati da un agguato nel Regno del Nord”.

Belladonna si irrigidì. Si era lasciata scappare Wardain una volta di più, e adesso non le restava che sperare che il Generale Inverno facesse il lavoro al posto suo. Chiese ancora: “Il generale era con te, stanotte?”
“Sì, gli abbiamo protetto la ritirata”.
“Ed è rimasto solo, adesso?”
“No, non credo. C’è anche il suo attendente, che sta sempre un passo indietro”.
“Ti sei meritata una fine rapida”, concluse Belladonna, e la sua mano sinistra corse all’elsa di Sorriso Solitario, la lama sibilò nell’aria e carezzò la gola esposta dell’Elfo, che ancora cercava di dire qualcosa e morì senza nemmeno accorgersene.

Belladonna ordinò a Tessa di mettersi a rapporto da Geon, una volta arrivati alla città abbandonata. ”Sarà lui a prendere il comando in mia assenza, sa cosa deve fare, riportagli anche questo Elfo che ha avuto un incidente”, e indicò vagamente il sangue che, per il freddo, si stava già coagulando attorno alla ferita. “Ho bisogno di questo cavallo, adesso”.
“Sì, mia signora”, rispose meccanicamente la donna della Provincia Redenta, e con l’aiuto di un robusto commilitone trasferì il cadavere sull’altro cavallo, già abbastanza carico. L’ufficiale maggiore salutò con un cenno i suoi lancieri e spronò il cavallino al piccolo galoppo, sobbalzando nel buio, in direzione di Toson e del Re Fuggito. Non sentì neanche la voce di Tessa che la salutava e aggiungeva: “Sii prudente, mia signora”. Doveva di nuovo parlare con Hidenseek, o almeno con un ufficiale dell’armata del Popolo Libero, ed in fretta.

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