Consigli di Guerra (1)

La Regina Nera, che teneva accanto a sé la Strega, aveva ricevuto il suo Stato Maggiore nella Sala Vecchia del Trono, vuota e cavernosa; in fondo, nella penombra, si intuiva l’enorme trono che la Regina avrebbe volentieri bruciato: per antica tradizione il Re vi possedeva la favorita di turno davanti a tutta la corte.

Il generale Deron era accompagnato dagli ufficiali in comando di Castello Tonante e Castel Gelo, dal generale Samel, di ritorno dalla Provincia redenta e da un alfiere giovanissimo, quasi imberbe, biondo e delicato – una rarità nel Regno Nero – dagli occhi chiarissimi, sgranati e fissi sulla Strega, che se ne stava saggiamente inginocchiata ai piedi della sua padrona, la Regina, indossando esclusivamente un alto collare di metallo brunito che la costringeva a tenere la testa alta; la Regina, forse per sottolineare quando fosse delicata la situazione, indossava la bassa tenuta dei lanceri di Castello Tonante, con l’ampia tunica grigioazzurra a ricadere morbidamente sul ventre ormai sporgente. Le gambe e le cosce tornite, nude fin quasi alle natiche, erano messe in evidenza dai neri stivali aderenti alti fino al ginocchio, dal tacco lungo e sottile. Nella poca luce brillavano come soli neri.

Il generale Samel aveva percorso a tappe forzate, accompagnato dal battaglione di Era Irasdottir, il viaggio di ritorno dalla Provincia Redenta mentre più lentamente, l’armata di Castel Gelo stava pure tornando indietro, rallentata dalle colonne di prigionieri Elfi che doveva scortare a Campo Profondo. Ora stava concludendo il suo rapporto.

“Il solo battaglione di Terbonnen non potrà difendere la Provincia Redenta, Maestà. Abbiamo bisogno di rinforzi”. Fece una brevissima pausa e davanti allo sguardo di fuoco della Regina Nera abbassò gli occhi prima di continuare: “Ho incaricato Terbonnen, come avete ordinato, di organizzare in milizia i contadini, ma per farne qualcosa di più che carne da lancia e da spada ci vorrà tempo”.

Il generale Demon si irrigidì in posizione di rispetto, il che non sfuggì alla Regina che si rivolse direttamente a lui: “Sappiamo, generale, che sei sempre stato contrario ad armare i contadini, gli artigiani, insomma la gente comune. Ma la battaglia per la Provincia Redenta è stata vinta proprio da un’armata di gente comune, molti dei quali sono tornati a casa con le armi in pugno. Abbiamo promesso loro la terra che hanno riconquistato, e la avranno. E quelli pronti a difenderla con le armi, pure avranno la terra che lavorano da generazioni. Di loro posso fidarmi e lo hanno dimostrato”.

Il generale Demon non conosceva la paura, e lo aveva a sua volta dimostrato da quando era un giovanissimo aspirante; la prima delle cicatrici gli era valsa una rapidissima promozione a tenente, avendola ricevuta in luogo del Re Sconfitto durante una scaramuccia con i soldati dei Boschi; conosceva però, come tutti, il segreto peggio custodito del Regno Nero. Dopo la disfatta dei Laghi Rossi ed il suicidio del Re le Cinque Famiglie, ovvero la più alta nobiltà del Regno, avevano discretamente avviato una trattativa con le potenze vincitrici: in cambio della conferma del dominio sui loro territori erano pronte a prestare giuramento di obbedienza a Re Szibelis ed a consegnare agli Elfi la testa della principessa. La quale principessa, scoperto il complotto grazie al suo potere, sino ad allora tenuto accuratamente nascosto, aveva reagito con prontezza e ferocia appoggiandosi ai cadetti delle piccole Famiglie che formavano la Guardia Reale. Dal tramonto all’alba i duecento membri delle Cinque Famiglie erano spariti dalla faccia del Regno Nero, chi diceva uccisi ed i corpi bruciati, chi diceva seppelliti vivi nel livello più basso di Campo Profondo nel quale non avrebbero comunque resistito a lungo, i loro castelli ancestrali rasi al suolo, le loro proprietà confiscate; proprio grazie a quei sacchi di monete, tenuti accuratamente nascosti, la principessa, diventata Regina, aveva potuto ricostruire il Regno e le armate.

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